The Long Now: l'orologio che sfida il Futuro (e il pensiero a breve termine)

The Long Now Clock

"The time is gone, the song is over
Thought I'd something more to say."

Pink Floyd - "Time"

"Voglio costruire un orologio che fa tic una volta l’anno. Il braccio dei secoli avanza una volta ogni cento anni, il cucù viene fuori ogni mille anni. Voglio che il cucù venga fuori ogni millennio per 10000 anni. Se mi sbrigo dovrei farcela a finire l’orologio in tempo per far uscire il cucù la prima volta."

W. Daniel Hillis

Provare a pensare al futuro è diventata una sfida sempre più difficile. Le ragioni sono molte. C'è chi prefigura disastri climatici, la possibilità di conflitti bellici su larga scala, persino l'approdo sul pianeta di entità aliene. Si guarda più facilmente o al passato con rassicurante nostalgia oppure a ciò che accade entro un breve lasso di tempo. Siamo - chi più, chi meno - segretamente spaventati dal pensiero a lungo termine, anche a causa della tecnologia: otteniamo risposte veloci, soddisfazioni che non richiedono una progettualità né - spesso - una responsabilità legata a più ampie vedute. "Il pensiero a breve termine, che realizza le aspirazioni immediate a spese del futuro, ci sta uccidendo": lo dice Brian Eno, il compositore, produttore e teorico musicale inglese. Lo dice nella prefazione di un libro che si intitola "Il lungo presente – Tempo e responsabilità" scritto da Stewart Brand. Brand è un autore e un editor, è stato uno degli intellettuali che hanno preconizzato l'avvento di internet e ha fatto parte del gruppo di futurologi che ha partecipato alla preparazione del film "Minority Report". Cosa c'entrano Eno e Brand e cos'è "Il lungo presente"? Torniamo a quattordici anni fa.

The Long Now

E' il 1996 e Daniel Hillis ha un'idea. Hillis è un inventore, uno scienziato e un ingegnere, uno di quelli che sono in grado di costruire un computer che gioca a tris con i pezzi del Meccano (lo ha fatto davvero, quando era uno studente al MIT). Decide di realizzare il "Long Now Clock", l' "Orologio del lungo Presente": il nome, per l'esattezza, non esiste ancora. Sarà proprio Brian Eno a darglielo quando verrà coinvolto nel progetto. Hillis raduna alcuni grandi teorici e scienziati, persone capaci di un punto di vista che vada - appunto - oltre il pensiero a breve termine. Motivo? Vuole che il suo orologio segni il tempo per i successivi diecimila anni. Per tornare a pensare al futuro, a lungo termine e con responsabilità. Chiama a raccolta Stewart Brand, Peter Schwartz e Brian Eno. Crea una fondazione a San Francisco, la "Long Now Foundation": un'istituzione no-profit che promuove il pensiero lento, lungimirante e profondo. Sembra un racconto di fantascienza, invece è tutto vero.

The Long Now: l\'orologio che sfida il Futuro
The Long Now: l'orologio che sfida il Futuro
The Long Now: l'orologio che sfida il Futuro
The Long Now: l'orologio che sfida il Futuro

Ci vogliono quattro anni di lavoro, ma il prototipo del "The Long Now Clock" inizia a funzionare il 31 dicembre 1999, in tempo per segnalare con due rintocchi, il Capodanno del 2000. L'indicatore della data a cinque cifre passa da "01999" a "02000". Un minuto dell'orologio corrisponde a un secolo e un’ora è un millennio. Sono previsti due rintocchi ogni secolo. Indovinate chi ha composto il suono prodotto dai rintocchi come un enorme carillon? Esatto: Brian Eno. Ci ha fatto un disco, Brian Eno. Un disco uscito un po' in sordina nel 2003 e intitolato appunto "January 07003: Bell Studies for the Clock of the Long Now". Nel frattempo, quelli della fondazione sono passati dal prototipo (ora esposto al Museo della Scienza di Londra) alle dimensioni reali: hanno iniziato a costruire l'orologio vero e proprio, scelto il luogo dove rimarrà per i successivi 10000 anni e stanno lavorando alle parti che lo compongono.

The Long Now Clock

Complessivamente sarà alto circa venti metri e alloggiato sulla cima del Monte Washington, nel "Great Basin National Park" in Nevada. E' già iniziato il carotaggio della parete e la raccolta dei dati geologici e meteo visto che l'orologio si 'riallinea' a mezzanotte e a mezzogiorno con la luce del sole, concentrata da una lente, che ne altera una porzione metallica. Il meccanismo si basa su un sistema che è insieme meccanico e digitale, semplice e complesso, tanto da aver dato vita a ben nove brevetti, eppure - sostiene Hillis - "Un bravo orologiaio avrebbe potuto costruirne uno nel XV secolo".

Quando sarà pronto? Non si sa. I venti milioni di dollari necessari sono stati trovati grazie ai finanziatori (tra cui c'è la Oracle/Sun Microsystems) e la fretta è bandita: "per fortuna c’è sempre qualcuno che pianta le querce senza preoccuparsi di vivere abbastanza a lungo da raccogliere le ghiande", insiste Hillis. Stanno realizzando qualcosa di grandioso e lo sanno. Qualcosa che rimarrà nel tempo, ci ricorda che possiamo riuscire ad approcciare le nostre prospettive in modo diverso e - chissà? - magari a sconfiggere la paura del Futuro. Almeno per un po'.

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