Il mestiere del grafico - Giorgio Camuffo


Ancora un contributo sul nuovo logo Sistema Italia, questa volta è Giorgio Camuffo: agitatore culturale, promotore di innumerevoli iniziative nel capoluogo lagunare e in "terra ferma" tra le quali Teach me il festival della grafica che ogni anno si svolge puntuale a Venezia nella bellissima sede della laurea specialistica in design e comunicazioni visive di cui ne è diventato direttore, editore del periodico Sugo e di eclettici volumi sulla grafica.
Colgo anche l'occasione per segnalare "weme" un suo nuovo progetto, si tratta di un blog di facoltà, è ancora in fase di rodaggio e si stà definendo la redazione ma si preannuncia come un'interessante strumento per informare delle innumerevoli attività che si svolgono all'interno della specialistica.
Vi lascio alla sua originale testimonianza.

Non voglio aggiungere niente ha quello che è stato detto su questo marchio, in quanto tale.
Trovo giustificato il putiferio che ha scatenato e concordo con i giudizi che sono stati espressi.
In generale oggi, sono pessimista sul ruolo del grafico, sono quasi convinto che la nostra sia una posizione sempre più difficile, parliamo ancora di Albe Steiner e di Max Huber e non ci rendiamo conto che fare il grafico oggi è un altro mestiere.

Sono convinto che se vogliamo sopravvivere (meglio sarebbe se riuscissimo a vivere bene) dobbiamo trovare una nuova collocazione, dobbiamo rivedere le regole.

Ma non vorrei annoiare chi legge con simili questioni corporative; piuttosto, voglio fare una riflessione sulle facce dei signori che qualche giorno fa hanno presentato il marchio Italia turistica a Roma.
Guardate bene le facce di Prodi e Rutelli, il pacioccone e il bello della Repubblica Italiana.

Non vedo grandi differenze tra il disegno del marchio e le facce dei due politici seduti a destra e a sinistra, anzi trovo alcune somiglianze.
Non so se il marchio assomigli di più a Prodi o a Rutelli.
Se guardiamo la faccia di Rutelli, e soprattutto se osserviamo con attenzione il “movimento” labiale, sembra di vedere una somiglianza tra il profilo della bocca del ministro e il profilo del marchio.
Forse Landor progettando il marchio ha voluto ingraziarsi il potente?
Un marchio non ha responsabilità; con un po’di cattiveria, anzi, aggiungerei che in questo momento tale marchio identifica bene il nostro paese.
Le vere responsabilità sono di coloro che hanno promosso il concorso, selezionato, presentato e pagato il progetto.
Le responsabilità sono del ministro per i beni culturali e le attività culturali, che dovrebbe avere un ruolo politico in senso elevato, che dovrebbe amministrare la cultura, essere capace di discernere o di affidarsi a chi sa e può farlo, capace di orientare – si vorrebbe – verso il meglio o verso un miglioramento. Essere ministro della cultura, appunto.

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