Allo stand di Lema intervista con l’architetto e designer Francesco Rota

Durante il Salone del Mobile, i padiglioni di Rho Fiera pullulano di creatività e design all’avanguardia; un crocevia internazionale imperdibile per gli addetti ai lavori, dove si incontrano personaggi di spicco del panorama progettistico mondiale. Noi, da Lema, abbiamo incontrato Francesco Rota

Lema_FrancescoRota

Con la fioritura dei glicini ogni anno arriva anche il Salone del Mobile, un appuntamento travolgente per la città di Milano, indiscussa capitale del design mondiale. Le grandi aziende colgono l’occasione per presentare novità e tendenze, ma il bello di questa manifestazione è l’opportunità di incontrare i grandi designer; è quello che è capitato a noi di Designerblog allo stand di Lema, dove abbiamo intervistato Francesco Rota, autore dei divani Cloud e Snap (presentati nel 2013), della libreria Plain, del tavolo 3-Pod e dei moduli Combo.

Tra le novità di Francesco Rota al Salone 2014 spicca il tavolo da pranzo Shade, presentato in una versione con piano in cemento dal look post industriale, ma che di suo si distingue per il piedistallo scultoreo formato da lastre in metallo trattato in una calda finitura bronzo. Al settore degli imbottiti si aggiunge Yard, con struttura realizzata in metallo rivestito in tessuto, dove si incastrano piani di appoggio di diverse altezze e larghezze quasi a formare una libreria sospesa mentre al centro dello stand, in una zona relax popolata da divani e sedute, spicca la dormeuse del divano Yard, in una preziosa versione pelle.


Intervistare un personaggio di questo calibro è un vero piacere, si apprendono mille dettagli inediti, ma soprattutto si scorge negli occhi quella luce di entusiasmo, che sta alla fonte di tanto lavoro e che è sempre più rara. Ecco cosa ci ha raccontato Rota, designer dalle mille curiosità, con una passione, tra l’altro, per il mare e per le moto; come vedrete, parlando della sua attività usa spessissimo il verbo “amo”. E questo, già di per sé, è un grande insegnamento!

Come è iniziata la sua esperienza con Lema?
Dopo gli studi in Svizzera all’Art Center College of Design, ho iniziato a lavorare con Paola Lenti disegnando mobili da esterni o meglio, ridisegnando arredi da interni da mettere in condizioni outdoor; poi un amico architetto che lavorava con Lema, mi ha chiesto di pensare a un progetto, e la prima cosa che ho disegnato per loro è stata la libreria Plain.

A cosa pensa quando disegna?
Per certi versi penso a me stesso, ho lavorato molto duro per arrivare dove sono e adesso quello che cerco è un modo di vivere comodo. La casa idealmente è un display di benessere, un riparo che ti ristora dallo stress della vita contemporanea. Qui nasce il concetto attuale di “personalizzazione”, intesa come esigenza del singolo e non come format uniforme creato dall’architetto.

Come va incontro alle esigenze del cliente che vuole arredare una casa?
La prima cosa che faccio è portarlo a riflettere sulle proprie passioni; vorrei fargli capire che non sono io a dovergli dire cosa gli deve piacere, e per questo cerco di tirar fuori le sue inclinazioni e i suoi interessi.

Un mobile “must have” su cui investire?
Senza dubbio, la libreria. È un mobile che ti presenta al mondo, perché di base lo posizioni nella zona living, quella dove ricevi gli ospiti e che parla molto di te. Il soggiorno è la stanza che abiti di più, ed è soprattutto qui che ti circondi delle cose che fanno parte di te. La libreria è il luogo ideale in cui posizionare questi oggetti.

Il suo studio si trova in uno dei palazzi più belli di Milano, come è arredato?
Dopo l’incendio del mio vecchio studio mi sono velocemente ricircondato delle cose che mi appartengono; il pavimento dello studio attuale è in legno, un vecchio parquet scricchiolante che ho lasciato così perché amo le vecchie case vissute. Le pareti sono nei toni del grigio; i mobili nell’urgenza di una rapida sistemazione, me li ha fatti arrivare Angelo Meroni (presidente di Lema, ndr), che mi ha fornito subito quelli disegnati da me: scrivanie, sedie... e una delle mie librerie.

Chi è il designer che più apprezza in questo momento?
Amo il lavoro di Toyo Ito che ho avuto occasione di incontrare nel suo studio (un piccolo studio su tre piani stipato di persone e di plastici, nel caos più totale); lo apprezzo perché ogni volta ha un approccio che cambia a seconda del luogo, del committente, dell’utilizzo finale e non fa nessun tipo di autocelebrazione nelle sue architetture.

Ci parli di una città che Le piace in particolare…
Amo molto Tokyo, ci torno spesso e vado sempre nello stesso business hotel. Mi piace molto stare negli hotel giapponesi, in cui la stanza ha una sua logica particolare; è come un piccolo appartamento con tutto quello che può servire, in miniatura, un luogo in cui mi ricarico e da cui amo fare molte foto dall’alto. Il quartiere è quello di Omotesando, in una zona che si trova a “walking distance” dai punti nevralgici della città.

A proposito di camminare, questo è uno dei “segreti” di molti creativi, che spesso trovano così facendo nuove idee. Visto che ci leggono anche molti studenti di design e architettura, vuole rivelarci cosa fa quando cerca ispirazione?
Cerco luoghi e li vivo studiandoli, per poi buttare fuori con carta e penna tutti gli stimoli che ci ho trovato. Passeggiare in questo aiuta, ma amo molto anche semplicemente sedermi in un bar e osservare la gente: in questo modo stacco da tutto e l’idea prima o poi arriva.

Nuove torri e geometrismi spuntano sopra i tetti: cosa pensa del nuovo skyline di Milano?
C’è un grande intervento di modernità in queste nuove costruzioni, che non segue l’identità di Milano. Guardando questi palazzi potresti essere a Tokyo, a Pechino o a Sidney, ma non giudico ancora. Sarà solo il tempo a dirci se funzionano veramente nel tessuto della storia della città e nelle sovrapposizioni degli stili che ci sono stati nel corso degli anni.

Biografia Francesco Rota
Dopo aver conseguito una Laurea in disegno industriale all'Art Center College of Design nel 1994, Francesco Rota apre il suo studio nel 1998 e progetta in diversi settori del mondo del design, prodotti, arredi, illuminazione, show-room, uffici, case private e allestimenti per: Alchemy, Arketipo, Bals Tokyo, Barilla, Fiat, Frag, John Richmond, Knoll International, Living Divani, L'Oreal Paris, Malo, Martini&Rossi, Mercedes Benz, Paola Lenti, Oluce, Versus. Francesco Rota è stato premiato con 2 Menzioni d'Onore per il Compasso d'Oro con i prodotti Linea e Island facenti parte della Collezione Storica del Premio Compasso d'Oro ADI. Da maggio 2004 è docente per il corso di Master Research Study Program in Industrial Design presso l'Istituto Europeo di Design.

Iniziativa realizzata in collaborazione con Lema

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