L'intervista - Alessandro Simonetti


Inizia Self portrait, una serie di autoritratti di artisti, grafici, fotografi e architetti ai quali è stato chiesto di raccontarsi attraverso il proprio lavoro.

Il progetto parte con Alessandro Simonetti, un giovane fotografo Italiano che vive a New York e che ho il piacere e l'onore di conoscere personalmente, amo molto il suo lavoro e la sua delicatezza, non cerca mai la fotografia ad "effetto", non cerca di scioccare lo spettatore attraverso facili artefatti ma riesce a trasmettere molto di più attraverso una sua personale sensibilità ed una naturale propensione ad essere narratore con le immagini.
1- Che definizione daresti della tua ricerca in campo fotografico?
Non saprei davvero come definire il mio "fotografare", mi piace intendere la fotografia in senso allargato, amo il reportage, raccontare storie attraverso le foto, ritrarre persone e scattare per strada. La gente soprattutto. Ma appunto amo l'immagine in generale, sia essa realizzata attraverso un foro stenopeico che con un banco ottico.


2- Quali sono le caratteristiche di una buona foto?
Un'immagine a mio avviso dev'essere "pungente" ossia deve avere in se un'elemento che ti scuote... il "punctum" di Roland Barthes che nel libro "La camera chiara" viene inteso come "..un dettaglio che non sta nella fotografia intenzionalmente, ma accidentalmente, ed è lui che trova noi, che ci trafigge, che ci fa amare o odiare la foto, che ci fa interessare o allontanare da essa." trovo questa definizione estremamente azzecata!


3- Da che cosa è composto il tuo corredo fotografico?
Ho due reflex a pellicola, Nikon. 20mm 2.8, 28-70mm 2.8, 80-200mm 2.8, fisheye (è un'ottica che non uso mai, ma fa parte della mia formazione fotografica, vedi Glen Friedman), un vecchio medio formato biottico 6x6 e una macchina polaroid per le fototessere che utilizzo per strada per un progetto parallelo, altre polaroid che conservo principalmente perchè mi piace un sacco il design di quegli apparecchi.


4- Bianco e nero o colore?
In questi ultimi anni mi sono concentrato sul bianco e nero... è stato un riflesso incondizionato dovuto alla prepotente presenza del digitale che ha avvicinato non poche persone alla fotografia. Ho come il bisogno di mantenere un rapporto con l'elemento analogico, tangibile, catalogabile in senso fisico. Il digitale è comunque un passo in avanti se pensi al taglio di costi, dei tempi, al passaggio diretto alla postproduzione e al ritocco... Ci sono soggetti che prediligo ritrarre con la pellicola e situazioni in cui l'uso del digitale può aiutarti a riparmiare tempo. Mi sarei mangiato le mani per esempio se avessi fotografato in digitale un concerto di James Brown al quale ho assistito... capisci?!


5- Che peso ha nel tuo lavoro il computer?
Catalogazione, pulizia delle scansioni, contatti... è comunque fondamentale oggi.


6- Ti capita di ritoccare le fotografie?
Appunto, solo nel caso dovessi pulire alcune scansioni, ma la post produzione digitale è da considerarsi come una sorta di camera oscura tradizionale attraverso la quale crei ulteriormente un'immagine creata a priori, la arricchisci. Come si fa in camera oscura con il bianco e nero tradizionale insomma.


7- Lavori per te stesso o per gli altri?
Per entrambi.

8- So che ami viaggiare, qual'è il luogo che ami di più per fotografare?
Mi piace viaggiare e vorrei farlo in maniera più continuativa. Non ho visto moltissimo. ci sono parti del mondo che mi attirano e che vorrei fotografare: l'oriente, il sud america, l'est europa.
a febbraio andrò in brasile, attualmente sono a NY.


9- Quale esperienza di viaggio ricordi con più piacere?
Ethiopia forse... un viaggio di dieci giorni. Un mondo completamente opposto a quello a cui era abituato il mio occhio. Povertà assurda, contrasti incredibili, natura prepotente, animali, gente.


10- Un consiglio per chi ama la fotografia e inizia ad affrontare il mondo del lavoro?
Le prime cose che ho fatto a livello lavorativo sono state delle pubblicazioni su un giornale di skate di nome Baco e delle pubblicità per Broke, una ditta di abbigliamento... realtà che mi erano tangenti, vicino ai miei interessi.. forse il consiglio che potrei dare ora è quello di cominciare a guardarsi attorno e cominciare a documentare quelli che sono i propri interessi.


11-La serie di ritratti sulle strade di NY raccontano una città davvero distante dai luoghi comuni ai quali siamo solitamente abituati, mostrano il volto reale della metropoli, il degrado, l'emarginazione, i nuovi poveri e le classi sociali escluse da questa grande operazione di "pulizia" delle strade iniziata con l'era Giuliani.
C'è una foto che mi ha particolarmente impressionato è quella che ritrae una vecchia signora che fruga dentro un cestino, raccontami la storia di questo scatto.

Cerco di girare sempre con la macchina fotografica al collo, questa città ha degli spunti incredibili che dove abito non ho, quando non ho con me la mia macchina e vedo qualcosa che vorrei fotografare mi si crea un vuoto, sto male. E' successo anche stamattina, vicino a 2th ave.
Davanti ad un "deli" c'era una donna che sembrava essere stata teletrasportata dagli anni '80, sembrava Samantha Fox, ma visibilmente provata dalla vita e dalle droghe! comunque sia, spesso la mia macchina è troppo grande e invadente.. ho anche pensato di cominciare a scattare con una "leica" che apparentemente sembra essere una macchina di quelle vecchie e amatoriali e che non da nell'occhio, più facile da portare sotto la giacca anche di sera. Ma in realtà costa troppo.
Il fatto di invadere la privacy di una persona è stato un problema che mi sono trascinato fino ad un certo punto della mia vita di fotografo... ma poi ho pensato che vale la pena di farlo per ottenere delle belle immagini.
Quella foto della donna sulla 6th avenue è stata scattata con un 20mm vuol dire che mi sono avvicinato a lei con la mia macchina fotografica di mezzo metro, addiruttura se fai attenzione riesci a vedere la mia ombra sul suo cappotto. ho scattato solo un fotogramma e prima che si aprisse l'otturatore ho visto il suo occhio dritto in camera, è stato questione di una frazione di secondo.
Penso si riferisse a questo Barthes quando parlava del punctum. In questa foto il suo occhio sembra entrare dritto nel tuo di sguardo, è stato il preludio di una serie di insulti e di imprecazioni... li per li avrei voluto darle delle spiegazioni ma davvero non avrei saputo come giustificarmi, mi sono girato e mi sono messo in cammino.
Sono assolutamente attratto dai soggetti insoliti ma non fotografo gli homeless. Lei, la donna sulla 6th ave, è assolutamente una homeless ma mi sono fatto catturare dal suo abbigliamento, sembrava essere uscita da messa con il suo cappotto nero, il cappello maculato e il foulard al collo anche quello maculato, era con il braccio dentro il cestino della spazzatura, anche la spalla era dentro prima che si accorgesse di me.
Ci sono anche diversi elementi nella foto che contribuiscono a rendere questo scatto speciale per me, "nuts for nuts" (pazzi per le noccioline) che vedete nella parte alta, il taxi e quella persona che corre... tutto questo è estremamente New York.
Alessandro Zuek Simonetti


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