Italia Design_kit di Dissociate

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Italia: Design_kit è un'iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenera ogni volta che un intervistato suggerisce il nome del suo successore.

Le ospiti di oggi sono Monica Battistella, Stefania Casacci, Benedetta De Bartolomeis e Cristina Del Buono, dello studio di design e comunicazione visiva Dissociate di Milano per Satoria Vico, invitate da Valentina Sedda.

Descrivete chi siete, cosa fate e come vi piace farlo.
Dissociate è uno studio di design che nasce dall'amicizia e dal sodalizio artistico di 4 designer laureate presso il Politecnico di Milano. Cosa facciamo? Progettiamo. Dalla passione personale di ognuna di noi per la sartoria, i materiali e il fai-da-te, nasce il progetto Sartoria Vico. Così progettiamo perlopiù abiti e accessori per il corpo, lo facciamo partendo dalla funzione. Guardiamo alla tradizione cercando di individuare archetipi di indumenti consolidati e li trasformiamo rendendoli attuali. Oppure ci raccontiamo tutti i limiti del nostro guardaroba e cerchiamo soluzioni. Progettare è il metodo, i campi d’azione sono infiniti. Ci piace confrontarci con linguaggi diversi a seconda dell’ambito. L’ideale sarebbe farlo avendo tempo e spazio per pensare, calma, ma il nostro business core è il last minute! Diamo il meglio sotto pressione, ma forse è una “tara” tipica dei creativi.

Parlateci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del vostro lavoro.
Al Design ci siamo arrivate tutte da percorsi diversi e oserei dire che la scelta sia stata in qualche modo accidentale, poco cosciente. Qualcuna avrebbe voluto fare l’Accademia di Belle Arti o Lettere a indirizzo artistico, poi c’è stato il dubbio su Architettura, Design però rimaneva la scommessa + interessante, sopratutto perché nasceva per il primo anno come branca di architettura e nessuno sapeva con certezza cosa fosse. L’esperienza all’estero ha sicuramente lasciato il segno + forte (Copenhagen, Barcellona, Utrecht..) e poi il riconoscimento immediato di quelli che per noi sono i grandi maestri: Bruno Munari, Gerges Perec, Enzo Mari e a seguire i Droog e tutto l’approccio delle scuole olandesi e belga. Alla base di queste evoluzioni, c'è però un'amicizia profondissima, una stima reciproca che ci lega da oramai dieci anni. Via via abbiamo imparato a confrontarci e trovare soluzioni mediate dalle nostre quattro visioni differenti delle cose, diventando sempre più coese e coordinate. Sfida non facile per delle "dissociate".

Il vostro progetto più interessante, quello a cui tenete di più, che più vi rappresenta.
Il progetto Dissociate è il contenitore di tutte le nostre passioni, sfide, idee, nasce come studio di design e comunicazione visiva, ma presto l'attenzione viene catalizzata da Sartoria Vico, il nostro progetto con la P maiuscola, il progetto in cui tutte abbiamo creduto e investito tutto e subito. Sartoria Vico nasce come progetto artigianale per poi svilupparsi in direzione dell'industrial design, rappresenta esattamente quello che vorremmo nel nostro guardaroba, è il solo modo di fare abiti (e non moda) che ci sembra abbia senso. Le collezioni sono continuative e nel tempo vengono aggiornate, ripulite, stravolte, ma non rimpiazzate. Le trovate tutte nel sito di Sartoria Vico e nella gallery Flickr relativa, mentre nella gallery di questa intervista trovate, in ordine di apparizione, qualche elemento della collezione PE 09, 2 capi di outfit, e due dei nostri pack dell'inverno. Ogni pezzo SV è fatto per durare nel tempo, per questo ignora le tendenze e non trova posto nelle boutique, mentre spesso trova ospitalità nei design shop o in spazi multi-funzionali. Viene prodotto interamente in Italia, anzi, più precisamente intorno a Milano, per avere la possibilità di evolvere il progetto via via che i vincoli produttivi si palesano. In Italia abbiamo avuto un buon feed-back, ma all’estero, inutile ripeterlo, c’è un’attenzione migliore a prodotti di ricerca e un atteggiamento più ironico e aperto al “rischio” nell’acquisto di capi di brand giovani e giovanissimi

Progetti per il futuro.
Quando abbiamo cominciato, nel 2004, dopo 2 lauree conseguite insieme: Stefania e Betta prima e Monica e Cristina dopo, ci siamo subito dette: "daidai, tra qualche anno avremo uno studio a NY, uno a Barcellona... uno a Berlino!". Ovviamente! quelle parole erano dette con leggerezza, ma credo rimangano i nostri obbiettivi più solidi: andare all’estero, sia come mercato per SV che come prospettiva di lavoro-vita. Sicuramente continuare a fare della nostra passione il nostro lavoro e condividerlo è il sogno più grande. E che l’Italia prima o poi si aggiorni e lasci più spazio alla ricerca in tutti i campi e in tutte le forme. Insomma che si smetta di essere conservatori sempre e su tutto.

Qual'è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
Il nostro super-potere è l'amicizia e la passione che abbiamo per il nostro lavoro. Abbiamo creato un microcosmo in cui riusciamo a vedere come "possibili" molti progetti, anche difficili. Primo su tutti il mettere in piedi una società composta da quattro socie, in molti ci hanno detto che in un paio d'anni saremmo rimaste in due ... per ora sono passati 4 anni e siamo ancora in quattro. Questo non vuol dire che non ci siano momenti difficili, anzi: siamo quattro donne e amiche, questo vuol dire che i picchi d'umore, alto o basso, sono all'ordine del giorno e spesso in sincrono. Finora però abbiamo sempre superato i momentacci. Vedremo.

Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Cercherò di limitare l'elenco: tutte le seggiole della Vitra, tutte le lampade del buon design italiano, tutti i libri di Munari, molti accessori di Marni, una residenza d'artista nel laboratorio di Hella Jongerious o dai Droog, a scelta, tutti i prodotti di Industreal...mi fermo?

Quale consiglio daresti ad un giovane designer alle prime armi.
1. non fare uno studio autonomo. 2. se proprio si vuole farlo, andare all'estero. 3. se proprio si vuole farlo, in Italia o all'estero, fare un business plan o includere nei soci un business man. Scherzi a parte, progettare con la testa e con il cuore; non aver paura di condividere e mettere in comune idee, capacità, tempo, passione; non smettere mai di imparare e fare ricerca.

Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.

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