Scenografie contro la crisi in Irlanda del Nord

Mancano dieci giorni al G8 e sembra che ormai sia già tutto pronto. Il Primo Ministro Inglese annunciò tempo addietro che il più noto summit del mondo si sarebbe tenuto a Lough Erne, Contea Fermanagh, in Irlanda del Nord. Aggiunse inoltre: "Voglio fare vedere al mondo quanto sia fantastico questo posto in Irlanda del Nord", e davvero deve aver fatto di tutto se si è ricorsi a delle scenografie per non mostrare gli effetti della crisi.

Contro la crisi scenografie in Irlanda del Nord

Qui non trattiamo di politica, sebbene si possa pensare che facendo design la si faccia sempre in un qualche modo. Quel che ci interessa di questo evento è l'aspetto comunicativo, il ruolo che in un qualche modo il design riesce sempre a ricoprire. D'altronde design è anche questo: un preciso progetto che abbia un intento comunicativo nei confronti di un dato target, realizzato con specifici mezzi, possibilmente a scopo commerciale.


Contro la crisi scenografie in Irlanda del Nord

Quanto possiamo vedere nella galleria sono le foto della stampa britannica e irlandese che denuncia un fatto curioso: le facciate di alcuni negozi ormai sfitti e abbandonati sono state rivestite sulle vetrine e sulle porte di vere e proprie scenografie atte a simulare esercizi commerciali in piena attività.

Un'operazione del genere ha tutto della comunicazione, ma delle peggiori. Tutto sarà partito da un messaggio che si voleva comunicare, presumibilmente mostrare al mondo che bel posto sia l'Irlanda del Nord, oppure non turbare presidenti e premier di passaggio per il resort di Lough Erne. Ma già qui c'è un basilare errore: a chi è rivolta quest'operazione? Al mondo che osserva, o ai presidenti in transito? Dopodiché sarà stato realizzato un servizio fotografico, stampati e affissi i pannelli, e il prodotto è servito.

Che si tratti di adesivi, poster o vetrofanie poco importa: la questione è interrogarsi sulle dinamiche di un gesto simile. Una pubblicità falsa non è mai una buona pubblicità. Forse ci si può spingere ai limiti dell'ingannevole, salve apporre una scritta che il dato prodotto riportato sulla confezione è solo a scopo dimostrativo, ma lo stesso si può dire per un Paese?

L'aspetto politico entra in gioco quando una comunicazione, che è estetica, è priva della sua componente etica. Chi ha commissionato una trovata simile pensava che nessuno l'avrebbe denunciata? Così fosse sarebbero degli ingenui che sottovalutano la stampa, ma se pure mettevano in conto di essere scoperti non hanno pensato alle ricadute in termini di immagine e credibilità, per la classe politica quanto per il turismo?

Che si parli di politica o di comunicazione, ciò di cui ci si rende conto è che l'una influenza l'altra, quasi all'estremo in cui l'una sia l'altra e viceversa. Comprendere una similitudine del genere fa capire l'importanza di cosa facciano entrambe, anche nel momento in cui falliscano nei loro intenti.

A osservare un episodio del genere ne viene in mente uno praticamente uguale, che a ben rifletterci ci dà la gravità del gesto. Era il lontano 1938, la città visitata era Roma, e il potente di turno era Hitler. Trilussa scrisse: Roma de travertino / rifatta de cartone / saluta l’imbianchino / suo prossimo padrone.

Foto via | Repubblica.it

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