Dallo spazio alla Terra e ritorno. Architecture and Vision - III



Sempre a proposito dell'intervista allo studio Architecture and Vision ecco di seguito la seconda ed ultima parte.

Anche MarsCruiserOne affronta il tema dell’habitat nello spazio, giusto?

Arturo Vittori: «Sì, infatti non si tratta solo di un veicolo, è un vero e proprio laboratorio pressurizzato.»

In questo caso il vostro intervento su che cosa si è concentrato?

Arturo Vittori: «“MarsCruiserOne” si inserisce in un più ampio programma europeo per l’esplorazione spaziale, avviato in vista della missione su Marte del 2032. Il veicolo pressurizzato è quindi il risultato di diverse fasi di lavoro, a partire dal concept iniziale di EADS Space Transportation. Il nostro contributo, oltre che sul design complessivo, si è concentrato sulle ruote ad anello, omnidirezionali, che consentono di ottimizzare il volume abitabile e di affrontare agevolmente anche terreni rocciosi.

MCO può così spostarsi in ogni direzione e ruotare su se stesso, con una velocità di 5-10 km/h, guidato direttamente dall’equipaggio o con sistemi automatici. Anche in questo caso, inoltre, ci siamo occupati della configurazione degli spazi interni, in vista di attività diverse e prolungate nel tempo. È per me importante aggiungere che abbiamo raggiunto questo risultato grazie alla collaborazione con varie aziende, alcune delle quali sono italiane: G-Engineering (per l’ingegnerizzazione), Explora e Self Group.»

Qual è oggi secondo voi la relazione fra abitabilità e mobilità?

Arturo Vittori: «Portiamo a esempio un altro settore, forse percepito come meno distante dalla nostra quotidianità. Io ho lavorato presso Airbus, a Tolosa. Se pensiamo all’avvento dei voli “Ultra Long-Range”, con 18 ore ininterrotte di volo o, comunque, al ruolo che il trasporto aereo ha oggi, ma anche allo sviluppo degli abitacoli per automobili, comprendiamo che il limite tra viaggiare e abitare sta sfumando, ed è evidente che l’apporto progettuale in questo ambito si esprimerà in termini di maggiore benessere e comfort, oltre che funzionalità.

In questa linea si colloca anche il nostro programma di abitazioni mobili ed ecologiche “Mercury”, di cui fanno parte “MercuryHouseOne”, “MercuryLounge” e “MercuryHouseTwo”: si tratta di unità mobili e componibili che presentano all’interno configurazioni diverse per differenti utilizzi – dall’abitazione al punto di accoglienza.»



Per tornare a Manzini, allora eccezionale e normale sono sempre più vicini... È lo sviluppo del tema dell’alloggio minimo?

Arturo Vittori: «In effetti si tratta di considerazioni che valgono anche per la Terra. L’idea dell’alloggio minimo è sempre più rilevante. Guardando da una certa prospettiva, pensiamo a quanto è mutata la percezione dello spazio minimo intorno a noi grazie alla miniaturizzazione di tanti dispositivi, che portiamo con noi ovunque, riconfigurando il nostro “abitacolo minimo” in luoghi diversi – in treno, all’aeroporto, in un caffè.

Però, al di là di questo cambiamento, che riguarda anche i fenomeni di costume sociale, pensiamo piuttosto al fatto che in generale la crescita della popolazione obbliga a confrontarsi con le risorse disponibili. In particolare, per il 2008 è previsto che oltre il 50% della popolazione mondiale vivrà in città, in agglomerati urbani, con una crescita che continuerà nei prossimi venti anni.

Una parte rilevante della popolazione del pianeta abiterà e affollerà le città. Il problema non è una novità, basti pensare a quanto avviene in Cina e in certe zone del continente asiatico, dove la problematica degli spazi minimi è percepita e affrontata da tempo – certo non al meglio –, e non ci sono alternative. Dati i numeri, a livello di progettazione non si può non tenerne conto. Accogliere questo tema nel proprio approccio progettuale significa collocarsi in una prospettiva sostenibile, sul piano sociale e ambientale.»



Parliamo quindi di ecosostenibilità? Ma secondo voi, come architetti e designer, questo interesse per l’ecosostenibilità è un interesse reale o una moda?

Andreas Vogler: «Insomma, “ecosostenibilità” è una parola piuttosto diffusa oggi, ma sembra piuttosto associata all’idea di risparmiare energia un po’ qua e un po’ là, mettendo un pannello solare. Meglio che niente, però finché non cominciamo a vedere le risorse come parte di un sistema chiuso e complesso, non potremo comportarci in maniera sostenibile.

Ogni risorsa che usiamo deve essere trasformata e riciclata di nuovo. Per fare questo è necessaria energia: quella che riceviamo in abbondanza dal sole. Si tratta di prendere a esempio il comportamento del nostro ecosistema sulla Terra. Noi vorremmo un giorno poter usare le nostre abitazioni, le automobili, le macchine per trasformare le risorse, non solo per consumarle. Dovremmo poter avere case che non solo consumano meno ma sono in grado di ripulire l’aria e l’acqua e di produrre energia.

Attraverso l’applicazione della tecnologia, si tratta di trasformare la società e l’economia da consumatrici a produttrici di risorse. Questa è l’unico modo per essere veramente sostenibili e per contrastare gli effetti del riscaldamento globale indotto dall’uomo. Oggi esistono le tecnologie, e l’intelligenza, per farlo; anche il denaro. Il fatto, poi, che come società e individui si abbia il coraggio di farlo è un’altra questione.»

E nel vostro caso?

Arturo Vittori: «Per quel che ci riguarda è un impegno costante, o meglio è la consapevolezza che al punto in cui siamo ogni cosa che venga progettata – architettura o oggetto – deve non solo farsi carico della componente estetica – ovviamente – ma deve farsi carico del rapporto con l’ambiente, naturale e umano; deve essere sostenibile in senso ampio e nello specifico contribuire attivamente per la riqualificazione e la pulizia dell’ambiente. La tecnologia ha già mostrato in tanti settori che gli strumenti ci sono.

Ci vuole la volontà per applicarli e portarli avanti. Alcune strade sono state bloccate per interessi che si possono tranquillamente definire economici e politici; pensiamo al fotovoltaico, un ambito di ricerca gravato da un ritardo di decenni a causa di precise scelte... ma oggi torna alla ribalta, anche perché ci si rende conto che non ci sono tante alternative. Però siamo indietro.

Altre tecniche e soluzioni, poi, ci rimandano indietro attraverso i secoli... esistono da sempre, anche se magari oggi sono esaltate come novità – come la ventilazione naturale – e ci fanno sentire ancora più in ritardo. Dal punto di vista dell’architettura le abitazioni oggi non devono solo consumare poco, devono essere attive e produrre risorse, come un albero.»

In quali progetti siete impegnati in questo periodo?

Arturo Vittori: «Stiamo lavorando su vari progetti in settori differenti – di alcuni non possiamo ancora parlare per questioni di riservatezza nei confronti dei nostri clienti. Comunque, oltre all’elaborazione di una proposta per la riqualificazione dell’accesso alla cittadina di Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, abbiamo una serie di progetti in corso per strutture e edifici stimolati da esigenze della società attuale, per le quali in quanto architetti ci sentiamo in dovere proporre idee.

La linea guida rimane valorizzare le risorse disponibili oppure migliorarne lo sfruttamento là dove non sono facilmente accessibili, per esempio in situazioni disagiate come quelle dei paesi in via di sviluppo.»

Ultima domanda: il nome che avete scelto dipende dalle iniziali dei vostri nomi e cognomi, AV?

Andreas Vogler: « Sì, anche, ma soprattutto perché pensiamo che la progettazione contemporanea, l’architettura, debba proporre una propria visione per dare un contributo significativo al futuro.»

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