Addio a Gae Aulenti deceduta a Milano

Si è spenta a Milano nella sua casa a 85 anni Gae Aulenti architetto e designer di fama mondiale. Il 16 ottobre aveva ritirato la medaglia d'oro alla carriera che le era stata riconosciuta dal Premio all'Archiettura italiana organizzato dalla Triennale di Milano.

La Aulenti era nata nel 1927 in Friuli e aveva conseguito la laurea al Politecnico di Milano. È una Milano in fervida attività culturale quella che la accoglie durante la formazione: il Politecnico del capoluogo lombardo è una dei punti nevralgici della rinascita del dopoguerra che investe tutti i campi del sapere. Proprio da questa formazione multidisciplinare e dall'amore per letteratura, arti figurative e teatro, si sviluppa il suo approccio all'architettura e al design.

L’architetto deve saper leggere il contesto perché molto spesso le radici sono nascoste e sotterranee. Il saperle riconoscere e farle apparire è il grande lavoro di rilettura storica di un luogo.

Inizia a lavorare al mensile Casabella diretto da Ernesto N. Rogers e negli anni 60 inizia a collaborare con Adriano Olivetti e la famiglia Agnelli. Il vero successo arriva però negli anni 80 quando diviene protagonista con le ristrutturazioni del Museo della Gare d’Orsay, di Arte moderna al Centre Pompidou, di Palazzo Grassi a Venezia e del museo di Arte orientale a S. Francisco.

La sua è un'architettura umana e umanizzata, capace di sentire e (ri)trasmettere quello che assorbe dal contesto. Esempio ideale, proprio la progettazione degli spazi interni del Museo d'Orsay di Parigi, con la navata centrale fiancheggiata dalle cinque sale che consentono al visitatore una fruizione libera e personale delle opere d'arte, senza l'obbligo di attraversare ogni spazio per arrivare alla sezione desiderata. Un pensiero, una filosofia, riassunti nella teorizzazione delle quattro fasi dell'architettura:

Analitica, sintetica, estetica e anche profetica. Nasce dal terreno, dall’analisi del luogo quindi si costruisce appunto a partire dal contesto e dalla sintesi di ciò che dal contesto emerge. Deve dare indicazioni che possono valere per gli altri, che devono servire agli altri per apprendere altre cose, come una specie di insegnamento di volontà positiva. L’architettura deve lasciare un segno, un messaggio.

Un 'insegnamento di volontà positiva', quello che ha sempre animato il lavoro di Gae Aulenti, mentre il suo design tradiva invece un'attitudine più leggera, giocosa come nella storiche lampade da tavolo "Pipistrello" per Martinelli Luce (1965) e "Rimorchiatore" per FontanaArte (1968) o unita a soluzioni più rigorose, formali (la poltrona 4794 e il tavolo 4894 per Kartell).

La Aulenti ha ricoperto la carica di presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera e recentemente si era occupata del restauro di Palazzo Branciforte a Palermo, dell'Istituto di cultura italiano a Tokyo e e dell'aeroporto di Perugia il San Francesco d'Assisi.

La notizia della morte del grande architetto è stata data da Giovanna, sua unica figlia.

Mia madre era malata da tempo ma ha tenuto duro. Teneva molto al premio della Triennale, si è fatta forza e con entusiasmo ha partecipato a questa cerimonia. E' stata la sua ultima uscita

Foto | Getty Images

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