Salone del Mobile 2016 Milano: Kartell festeggia i 20 anni della sedia Maui di Vico Magistretti

Kartell festeggia i 20 anni di un’icona, seduta Maui disegnata nel 1996 da Vico Magistretti e offre un particolare tributo al Maestro che ha interpretato la plastica come se fosse legno. Scopri tutto su Designerblog

Cade quest’anno il ventesimo anniversario di uno dei progetti più rivoluzionari, sorprendenti e iconici di Kartell: quello della seduta Maui disegnata nel 1996 da Vico Magistretti. Maui è il primo esempio al mondo di una seduta in plastica a iniezione che ricorda per lo spessore del profilo e l’innesto delle gambe, una seduta in legno curvato.

La tecnologia e ricerca di Kartell sono riuscite nei primi anni ’90 a dare vita ad un progetto fortemente innovativo e al tempo stesso duraturo, grazie alla sobrietà ed eleganza del disegno del Maestro Magistretti. Ancora oggi, Maui è un everlasting di design e un best seller dell’azienda: in 20 anni ha venduto più di 1.500.000 di pezzi in tutto il mondo e che ha dato vita ad una vera e propria famiglia: Maui, Maui su ruote, Maui Soft.

Progettata tra il 1995 e il 1996, la seduta Maui è stata protagonista della ricerca progettuale degli anni novanta; lontana dal ridondante estetismo del decennio precedente e sempre estremamente elegante, rappresenta la prima di una nuova era di sedute monoscocca in materiale plastico. Maui è infatti la prima seduta al mondo in monoscocca in plastica (polipropilene colorato in massa) che non presenta nervature, costolature, supporti metallici o strutture di rinforzo a sostegno dello schienale. La struttura, ergonomica e confortevole, presenta una doppia curva di piegatura all’attacco tra schienale e sedile, è ancorata su gambe in acciaio cromato ed è finita ai bordi con un taglio netto, a sottolineare lo spessore importante del materiale.

Kartell è molto coinvolgente. Mi piace molto chiacchierare con tutte le persone che lavorano ai mie progetti”. Così si esprimeva Vico Magistretti, il maestro del design italiano che amava la produzione in serie ed amava la tecnologia che la rende possibile; che amava lavorare in team con “la gente dell’industria” e che è stato uno degli artefici del successo del design italiano nel mondo, nato dalla speciale alchimia tra designer e imprenditori.

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