L'ombrello di domani: Ginkgo, vincitore per l'Italia del James Dyson Award

Quante volte, colti di sopresa da una pioggia inaspettata, ci siamo ritrovati a comprare un ombrello usa e getta al primo angolo di strada? Probabilmente sarà capitato a tutti voi: l'esigenza di ripararsi dall'acqua e non esserne bagnati viene prima, almeno istintivamente, di ogni altra considerazione o problematica ambientale. Che però sussiste: quanto inquinano questi piccoli ombrelli pieghevoli che, sebbene sulla carta destinati a durare, si inceppano in realtà dopo pochissimi usi?

In effetti, il numero di ombrelli nel mondo che finiscono prontamente in discarica è da capogiro, come documenta Gianluca Savalli, studente del Politecnico di Milano: sono oltre 900.000 900.000.000 (!) quelli che ogni anno vengono prodotti, per poi rompersi o venire smarriti, senza peraltro essere correttamente smaltiti. Operazione complicata, peraltro, quella del riciclaggio: essendo composto da materiali diversi, ferro e poliestere per la maggioranza, difficilmente ci prendiamo la briga di disassemblare il nostro piccolo ombrello usa e getta. E il poliestere, giusto per buttare giù qualche cifra che non basta certo da sola a sintetizzare la complessità della problematica, impiega oltre 1000 anni ad essere smaltito.

Ben venga, allora, una soluzione in grado di ovviare a questo enorme impatto ambientale e, perchè no, di offrire una migliore prestazione funzionale ai suoi milioni di utenti nel mondo. Come quella che ci propone lo stesso Savalli: il suo prototipo, Ginkgo, si presenta infatti come un oggetto riciclabile al 100% e ben più resistente rispetto alla forza distruttrice delle intemperie. A fare la differenza, innanzitutto la scelta del materiale: solo ed esclusivamente polipropilene, una plastica leggera ma estremamente flessibile, che si piega -ma non si spezza- di fronte alla forza di pioggia e vento, e che ha il vantaggio di non dover passare, alla fine del suo ciclo d'uso, per la discarica. E ancora, la riduzione per l'80% del numero di componenti, resa possibile da un'ottimizzazione tecnologica ( Water Jet per i braccetti e SLS per tutti gli altri elementi, in fase di propotipazione; iniezione plastica per la produzione seriale) che facilita il processo produttivo rendendo l'ombrello più facile da realizzare offrendo al contempo maggiore durabilità.

Già vincitore del Idea to Product Competition Italy 2011, concorso indetto dal Politecnico di Milano per valorizzare i frutti della ricerca uiversitaria con il miglior potenziale sul mercato, Ginkgo si è ora aggiudicato il primo posto della selezione italiana del James Dyson Award, il premio indetto dall'omonima casa inglese (vi ricordate il fantastico ventilatore senza pale, il Dyson Air Multiplier?) per promuovere tra gli studenti di design una cultura dell'innovazione fatta di idee tangibili destinate a fare la differenza.

Nella giuria, anche noi di Designerblog, che molto abbiamo apprezzato il valore di un'implementazione tecnica legata ad una rinnovata esigenza di sostenibilità ambientale. Complimenti Gianluca, e in bocca al lupo per la prossima tappa del concorso, prevista per l'8 novembre, quando verrà annunciato il progetto vincitore della selezione internazionale, per un ghiotto boccone di 20.000 sterline.

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