Cosa se ne fa un freelance dell’ADCI



Domani, 3 ottobre, si terrà a Milano il Primo Congresso dei Freelance organizzato dall'ADCI, l'Art Director Club Italiano.

Come chi mi legge sa, io non amo particolarmente le associazioni italiane di categoria, soprattutto quelle legate al design e alla grafica (le uniche di cui parlo per altro): penso senza peli sulla lingua che siano strutture vecchie, organizzate male, che fanno poco o niente di veramente utile per la categoria, che continuino a guardare dentro a se stesse invece che il mondo vero, che in sostanza siano poco utili e a volte anche deleterie.
Spesso parlo dell'AIAP, ma ho parlato anche dell'ADCI e dell'ADI. Ho volutamente ignorato le ignobili microassociazioni legate al webdesign che sono nate sull'onda lunga del boom della new economy (vergogna!) e che mi sono ripromesso di non nominare mai (perché spero scompaiano prima che mi sia impossibile resistere ulteriormente).

Continuo dopo il break, se vi va.

Ma torniamo all'argomento: il congresso dei freelance. Oggi in Italia nel nostro settore ci sono tanti, tantissimi freelance: vuoi perché agli studi conviene di più servirsi di un esterno piuttosto che assumere un fisso, vuoi perché la professione è creativa e si ha voglia di "libertà", vuoi perché sempre più spesso le piccole aziende preferiscono ditte individuali (o simili) a studi più costosi.. ci ritroviamo con un sacco di freelance in cerca di lavoro.
Quindi l'ADCI ha pensato di organizzare questo congresso che anticipa la creazione di un "chapter" o capitolo Freelance all'interno della stessa ADCI, una sezione cioè dedicata appositamente ai liberi professionisti, coppie creative, ecc.. operanti in Italia.

I presupposti ci sono tutti e sono anche molto buoni:


I creativi creano valore.

Nella comunicazione pubblicitaria, i creativi sono l’ingranaggio fondamentale per produrre valore, indipendentemente dal fatto che lavorino in agenzia o da freelance. Il problema che si sta delineando oggi è però che il creativo freelance ha problematiche particolari rispetto al dipendente o al dirigente d’agenzia. È importante per tutti riconoscere queste particolarità ed esserne consapevoli, anche perché molti dipendenti d’agenzia spesso attraversano qualche stagione della vita come freelance. Capire meglio il mercato, renderlo più fluido, smussarne le asperità, migliorare i rapporti fra le parti è utile a tutti: freelance, agenzie, clienti.

La cosa è interessante mi pare. Oggi però ho letto un articolo sul blog dell'ADCI che mi ha fatto saltare sulla sedia. Intitolato provocatoriamente "Cosa se ne fa un freelance dell’adci (e viceversa)" e scritto da Massimo Carraro.

Carraro vuole anticipare un po' di cose e cerca di spiegare quanto è o sarà utile l'ADCI ai futuri soci, lo fa in pochi punti molto chiari che non posso non riportare per intero :


1. E’ un indiscutibile indicatore di credibilità, in generale (checché se ne dica del club, è pur sempre l’unica associazione “di settore”, dove “settore” vuole significare “creatività orientata al marketing”)

2. E’ una fonte di contatti nel mondo delle agenzie

3. L’annual in particolare, e il club in generale, può essere un buon conversation piece con i clienti (l’ho provato io stesso, sono sempre curiosi e interessati)

4. E’ un modo di tenersi aggiornati attraverso le attività dell’associazione, nonché la partecipazione a giurie e riunioni varie (c’è sempre da imparare, mio modesto parere, anche dagli scontri e dalle polemiche)

5. E’ un modo di combattere l’isolamento, rischio sempre in agguato per i cani sciolti della nostra professione

Ho letto e riletto quei 5 punti e più ci pensavo più solo una cosa mi girava in testa: in pratica non serve a niente. Io non so se Carraro volesse sottointendere qualcosa o abbia volutamente omesso qualcosa, ma di sicuro quei 5 punti sono imbarazzanti se letti da uno che il freelance lo fa sul serio.

Cioè questi ci vogliono raccontare che a me freelance, che lavoro con aziende medio piccole e ignoranti conviene iscrivermi all'ADCI perchè poi al signor Pinco Palla della Pinco Palla Snc. posso dire che sono un figo, perchè faccio parte dell'ADCI (A, D, C, che? risponderà il signor Palla), perché poi magari gli faccio anche vedere l'annual al signor Palla, che così inizio una conversation piece e lo convinco che ho ragione io e che quella scritta fatta da suo figlio non è un logo. Perché poi quando anche io sono dell'ADCI dopo faccio parte di un network! mi chiamano in migliaia di colleghi che vogliono darmi lavoro e non saprò più come fare a farlo tutto. Perché altrimenti mi isolo e non mi aggiorno: si perché internet non esiste infatti e non mi serve ovviamente.

Ma stiamo scherzando? cioè questi mi vengono a dire quello che dico da anni: che l'ADCI serve sono a farsi belli, a comprare un annual e a far finta di fare gruppetto. basta.

Cioé in pratica non serve a niente. Non serve a promuovere il vostro lavoro, non serve e a promuovere la cultura del progetto, non serve ad informare e formare i vostri clienti (con guide, opuscoli, conferenze, aggiornamenti, sensibilizzazione), non serve a farvi ottenere agevolazioni sensate, non serve a creare un servizio veramente utile per i freelance (consulenze legali e amministrative per esempio), non serve a istruire i propri soci (corsi, formazione, orientamento, aggiornamento), non serve a promuovere la professione nelle istituzioni, non serve a promuovere i designer italiani all'estero e in Italia, non serve a creare strumenti utili per il cittadino e le aziende (cioè i vostri clienti) che li avvicinino a voi, non serve a creare strumenti veramente utili per il designer (database di risorse, guide vere e non annual inutili, agende degli eventi interessanti, social network localizzati all'Italia e alla nostra professione)..

continuo? no meglio di no, non vorrei mai che gli venisse in mente di fare qualcosa di utile, dopo poi non saprei più di che scrivere.

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