Designer + artigiano = Rota-lab, "artigiainers" capitolini con il pallino della manualità

Rotalab

Industria vs artigianato? Inutile nascondere -l'ultimo Salone del Mobile sembra proprio confermarcelo- che, almeno per la generazione anagraficamente più giovane del design europeo, le preferenze si stiano spostando a favore di quest'ultimo. Diventando sinonimo di autoproduzione ed indipendenza creativa, rapporto diretto con la committenza (qualora esista) ed eccellenza qualitativa, indipendentemente da come ognuno di noi la intende.

Anche il collettivo Rota-lab non sembra sfuggire a questo presupposto. I loro lavori d'arredo, un catalogo articolato di tavoli, sedie, librerie e complementi, esprimono tutti il gusto virtuoso per un'esecuzione d'altri tempi, vicina alla sensibilità e alla perizia di un vecchio fabbro o falegname. Senza precludere, però, la dimensione progettuale: per questo amano definirsi "artigiainers", una crasi ironica dei termini artigiano e designer.

A fare da leitmotif, una selezione raffinata dei materiali, in particolar modo dei legni pregiati, e un certo "spirito capitolino", echeggiato anche dal nome ("a rota" vi dice nulla?), che diventa sinonimo di lontananza, geografica e mentale, dalle mode del momento.

Rotalab, alto artigianato

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