Una riflessione sulla leggerezza, alla base del buon design


Nessuna innovazione tecnologica, nessun appartamento ben arredato, nessun filmato sperimentale o in stop motion, nulla di tutto ciò tratterà il seguente articolo. Ancora una volta mi spingo a portare il design al limite, o quantomeno le riflessioni su di esso.

Cedo alla tentazione di condividere qualcosa che non tratti esplicitamente di design, ma che ritengo esserne in qualche modo alla base. La reale autrice della riflessione è Anna Castagnoli, che sul suo blog Le figure dei libri tanto spesso tratta materiale molto utile, bello, interessante, arricchente.

L'articolo che vorrei sottoporvi è una riflessione sulla leggerezza di cui ovviamente vi invito a prenderne visione. Inevitabilmente si parte dalle Lezioni americane di Calvino, e tra una citazione di una foto di Sergio Larrain e di una poesia di John Donne, ci si interroga su cosa sia questa leggerezza, fino a intuirne lo spirito che la anima, quando, dove e come.

Ma perché parlare di leggerezza in relazione al design? Diverse le ragioni: perché i progetti delle cose, fino alle cose stesse, si sottraggano alla gravità che li schiaccia fino all'essere dozzinali, inutili e mal composti. Perché l'oggetto pensato dimostri con semplicità e validità il suo stesso pensiero creatore, genuino e sincero. Perché dovrebbe essere risaputo che il buon design debba essere leggero, ovvero scevro di ogni inutilità, a partire dagli stili, e puntare dritto alla bella funzione.

Credo che imparando a esercitare la leggerezza, pur applicata alla concretezza, ci renderemo conto che se si parte da questa qualità, metà del lavoro di buon design sarà già compiuto, e il nostro lavoro prenderà vita con più garbo, librandosi nell'affollato universo del già esistente.

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