Il valore di una laurea



Il pensiero del giorno ci è gentilmente offerto da un lettore che preferisce rimanere anonimo e si interroga sull’effettivo valore di una laurea in Disegno Industriale. Riporto di seguito l’e-mail che offre spunti interessanti e poi vi lascio ai commenti.

“Ho letto il post sulla creazione di un 'Consiglio italiano del Design'. Sicuramente interessante, denota l'attenzione del mondo politico a promuovere una Cultura del Design nel nostro Paese.
Vorrei porre un’altra questione, forse più concreta e meno affascinante, ma di uguale interesse: il valore effettivo di una laurea in Disegno Industriale.
Diversamente dagli Architetti e dagli Ingegneri (ma anche dai Geometri) noi Designer non abbiamo un Ordine a cui fare riferimento. Non possiamo firmare progetti, o una DIA; sembra che questa laurea abbia meno valore, da non poter garantire una firma. Non avere un Ordine ci mette in grandi difficoltà: non siamo tutelati, non abbiamo assicurazioni di alcun tipo o fondi pensionistici. Inoltre la nostra laurea quinquennale così viene quasi messa sullo stesso piano di Diplomi ottenuti in istituti o scuole private.
Per un giovane Designer interfacciarsi con l’attuale mondo del lavoro è davvero complicato: essere in possesso di ottime conoscenze acquisite in Università (il Politecnico di Milano nel mio caso) non esclude l’eventualità di entrare in un confronto scorretto con figure professionali quasi sempre più giovani, provenienti da corsi di due/tre anni, con già qualche anno di esperienza lavorativa. Questo confronto diventa poi ancora più aspro se si prende in considerazione l’ormai aperto e globale mercato del lavoro: come può un Designer neo-laureato far valere il proprio titolo di studio all’estero? Non può, e dovrà sempre sottostare al famigerato 'periodo di prova' iniziale.
Probabilmente tra dieci anni ci sarà un Ordine dei Designer. Nel frattempo i giovani laureati non solo hanno a che fare con un mercato del lavoro decisamente difficile e ostile, che non sempre premia la bravura e l’impegno, ma devono anche preoccuparsi del valore 'burocratico' dei loro cinque anni di studi.”

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