Metti un blogger in azienda: Foscarini Web Lab Day

Foscarini Web Lab Day

Metti un giorno in azienda. Non solo a conoscere il volto ufficiale di una delle più importanti realtà italiane del settore illuminazione, ma anzi a fare qualcosa di più: partecipare ad un vero e proprio laboratorio temporaneo sui temi del design e della comunicazione. Alla scoperta di punti di vista e esigenze in divenire, e stimolati dalla possibilità di curiosare là dove di solito non si è ufficialmente invitati, e generalmente neanche bene accetti: il “dietro le quinte” degli uffici stile, delle persone e delle idee, quei luoghi che sono i veri artefici dello sviluppo dei prodotti che vedremo prima nelle fiere, e quindi nelle case d’Italia e del mondo.

Ma andiamo con ordine, scoprendo piano piano il sipario sull’azienda protagonista di questa giornata. Havana, Twiggy, Caboche, Tropico, Infinity… vi dicono niente? Certo che sì: tutti oggetti che non possono non rimandare a Foscarini, da sempre sulle pagine del nostro blog proprio attraverso i suoi prodotti più celebri. Lasciamo ora da parte il catalogo aziendale e torniamo a noi e al piccolo paese di Marcon, terraferma veneta in odor di laguna, non lontano in linea d’area da quell’isola di Murano dove questa avventura imprenditoriale comincia negli anni ’80. Ma il tempo dei maestri vetrai e dei lampadari della tradizione, almeno in modalità esclusiva, sono finiti da tempo, come ci spiega Carlo Urbinati, fondatore di Foscarini insieme a Sandro Vecchiato, nella presentazione che ci riserva.

Sono altre, oggi, le parole chiave che permettono di definire un’identità che si rinnova e guarda sempre al futuro (“Il migliore prodotto del nostro catalogo? Il prossimo”). La prima, senza dubbio, è emozione: un’emozione che scaturisce da un’esperienza o un oggetto-ricordo (come il braccialetto rosa di Patricia Urquiola, nella gallery, che ha dato origine a Caboche), e che trasforma ogni lampada in un piccolo totem, una presenza iconica tutt’altro che minacciosa ma anzi capace di trasformarsi in un veicolo di personalità e calore: lontana dall’effetto sorpresa a tutti i costi, e più vicina, invece, ad una piccola epifania domestica da rinnovare nella quotidianità.

Le altre, quindi, sono consapevolezza e durata: concetti che si fondono insieme, in un processo che non ha nulla di impulsivo e che anzi si lega a doppio filo all’esito di una lunga ricerca, per un prodotto che né si progetta né si consuma nel tempo di una stagione. E che, come ci sottolinea Marco Martin, a capo del dipartimento Ricerca&Sviluppo nonché novello cicerone tra gli uffici tecnici e gli archivi aziendali, non può prescindere da un’implementazione tecnologica che fa innovazione senza trasformarsi in una presenza ingombrante o assoluta. Poiché se la nuova tecnica c’è, non è detto che si debba vedere: tanto per fare un esempio, vi siete mai chiesti dove passi il filo dell’elettrificazione della celebre Tress di Marc Sadler?

La mattinata di incontri prosegue, ed ora è la volta dei giovani designer della scuderia Foscarini (si è sempre giovani in Italia..), chiamati a testimoniare il loro percorso creativo in azienda. Lontani anni luce dall’aura pompata delle design star, i tre preferiscono svelarsi per piccoli dettagli e per la complicità totale con le logiche interne, restituendoci quell’interazione tra progettista ed imprenditore che ha costruito il meglio della tradizione del nostro Made in Italy, e che ora si affaccia a nuove culture per poter parlare a mercati più ampi e consumatori internazionali. Luca Nichetto, oggi attivo anche in Svezia con una nuova sede del suo studio, ma con un passato che non conoscevamo come giovane collaboratore nell’ufficio tecnico, ci parla del suo rapporto con la cultura del progetto scandinava, che è sì l’imparare da una filiera produttiva ed organizzativa più programmata, e al contempo meno flessibile, ma è anche ricevere nuove suggestioni da piccoli oggetti anonimi e materiali locali privilegiati (vedi alla voce Troag). Ioanna Vautrin ci racconta invece della sua Binic, nuovo bestseller di Foscarini: ispirata alla forma di un faro, era stata originariamente sviluppata in dimensioni più importanti, per essere successivamente rimpicciolita fino alle proporzioni un po’ “mignon” con cui la conosciamo attualmente. Per Vicente Garcia Gimenez, invece, l’approccio sembra essere diverso: la sollecitazione si presenta soprattutto in maniera formale, come se qualsiasi spunto o isomorfismo non possa prescindere da una traduzione geometrica sempre calda e sensuale (un esempio migliore di Le Soleil?).

Il bello arriva però nel pomeriggio, complice un workshop che ci coinvolge tutti in una discussione finalizzata ad immaginare necessità e forme a venire nel design di domani attraverso gli strumenti del gioco e della libera associazione. A darci il “la” è Paolo Ferrarini di Future Concept Lab con una ricerca su due tendenze-chiavi di lettura, “Vibrant Alchemy” e “Practical Grace”: un modo di interpretare tutte le fenomenologie in divenire del costume contemporaneo, ma anche e soprattutto un impulso ad anticipare, come industria e come designer, le inclinazioni future dei consumatori di riferimento. Ed è proprio con questi input che la discussione si anima. Sollecitati da questo gioco alle previsioni, blogger e designer si stuzzicano a vicenda cercando di identificare il lessico di cui il design di domani avrebbe più bisogno: e allora c’è chi insiste più sull’emotività, sulla poesia, sulla vicinanza di impeti e affinità con l’utente finale, e chi preferisce ragionare in termini di profondità, ricerca, sostenibilità e persino umiltà da parte dei designer, sempre più chiamati verso atti consapevoli e necessari (e magari anche verso la stessa azienda, come sottolineano dagli uffici tecnici: basta a progetti faraonici ma con scarsa consapevolezza del processo realizzativo, bisogna avere occhi aperti e piedi per terra!).

Ma per finire l’attenzione è tutta sui di noi, e soprattutto su di voi lettori che cambiate le regole del gioco con la vostra preferenza per questa forma di informazione via web. Eh sì, perchè se il blog facilita sicuramente una comunicazione più veloce della notizia (talvolta a scapito dell’approfondimento? O privilegiando i gusti di chi seleziona?), non è detto che non contribuisca sul medio periodo ad influenzare la percezione di cosa funziona di più, o di meno, nel mondo del design. Soprattutto in una congiuntura in cui, mai come oggi, comunicazione e prodotto sono sempre di più la stessa cosa. Che fosse proprio questo che Foscarini si voleva sentir dire? Lo dovremmo sentire da loro. Adesso, però, riconosciamogli il merito di aver cercato, prima di tante altre storiche realtà del design italiano, un confronto con noi attori della comunicazione in rete offrendo qualcosa di più, e di meno scontato, della solita immagine corporate.

Foscarini Web Lab Day

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