
Dopo la Black&White chair, diamo uno sguardo ad un altro prototipo che usa il bambù per una nuova ricerca formale e funzionale sulle sedute. La collezione P1 e P2 è stata progettata dalla designer australiana Christel Hadiwibawa nel corso dei suoi studi di perfezionamento alla Camberra School of Art. La base, in cemento, costituisce una solida base d’appoggio, mentre le strisce di bambù, estremamente flessibili, si adattano al peso e alla conformazione del corpo di ciascun utente.
Lo spunto progettuale sembra essere nato da una ricerca sulla sostenibilità. La cosa ci stupisce un po’: tutto bene per il bambù, ma come la mettiamo col cemento? Spieghiamola con le parole della designer: “The embodied energy involved with the production of cement is high, however the material has legitimate claims to sustainability in terms of local availability, ease of use and shaping, longevity, and financial affordability.”
Via | Contemporist

Oggi vi portiamo a conoscere meglio Silvia Zacchello, che sarà presente nei prossimi giorni a Young Designer Home, artista, designer e creativa che riporta a nuova vita vecchie sedie, dipingendole con uno stile pop e vivace.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Silvia Zacchello: Ho frequentato il liceo artistico e l’accademia di Belle Arti a Venezia. Ho svolto un bel po’ di lavori, spesso non concernenti l’attività artistica, un po’ per necessità, un po’ per curiosità, un po’ perché non sapevo bene cosa fare e come indirizzare le mie passioni. Poi ho trovato una sedia, ho provato a dipingerla e mi è piaciuto molto il risultato! Ho continuato a farlo e mi auguro di farlo anche in futuro, anche con altri complementi d’arredo.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Silvia Zacchello: Tutto ciò che è staccato dai grandi brand. Tutto ciò che in qualche modo richiama il mondo vintage e che gioca con il riutilizzo creativo degli oggetti altrimenti di scarto.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Silvia Zacchello: Mi ispiro alla Pop Art, al fumetto, alla grafica vintage: i progetti nascono dalla ricerca, dalle prove, dalle ispirazioni e da un bel po’ di ore di lavoro!
Continua a leggere: Designerblog intervista Silvia Zacchello

Designerblog.it oggi vi presenta Design dOt, eclettico studio torinese dietro cui si cela il desinger Alberto Caramello, vero e proprio vulcano di idee che parteciperà a Young Designer Home e che vi invitiamo a conoscere meglio.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Design dOt: Quando avevo 8 anni la mia maestra disse che seguivo poco in classe ma che ero un vulcano di idee.
Ho sempre studiato poco perché volevo imparare le cose che mi interessavano a basta. Dopo il liceo mi iscrivo ad ingegneria, ma al terzo anno ho capito che non volevo fare l’ingegnere e approdo ad architettura per il restauro.
Sono convinto che si debba conoscere il passato per disegnare il futuro.
I prossimi obiettivi? Lasciare un segno tangibile che il design non è solo una parola, ma il risultato di un processo.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Design dOt: Dal punto di vista della produzione quelle aziende che fanno progetti reali e non finanza.
Come designers quelli che si cimentano nell’autoproduzione perché solo facendo le cose si impara (come diceva Munari) mettendosi “dall’altra parte della barricata”.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Design dOt: I progetti possono nascere in modi diversi: ci può essere una genesi romantica come un’intuizione sotto la doccia oppure il riflettere su quello che non va negli oggetti che ci circondano cercando di migliorarli.
Si può anche pensare ad un oggetto e immaginare un altro utilizzo, comunque bisogna osservare il mondo, non passarci solo attraverso.
4) Il progetto a cui sei più legato e perchè?
Design dOt: Sicuramente a dOt, la mia piccola casa editrice di oggetti.
In particolare a Boat. Avere l’idea di una piccola flotta di portacandele galleggianti e vederle poi dopo molti prototipi accese e galleggiare in piscina è stato davvero emozionante.

Continuiamo le nostre interviste ai giovani designer che parteciperanno a Young Designer Home presentandovi oggi CAIRA Design, giovane brand di moda dall’elevato contenuto creativo e nato dalla passione di Francesca Caira per la moda.
CAIRA Design propone, ad un pubblico di persone attente ai cambiamenti ed alla propria immagine, un prodotto elaborato nella ricerca, nei dettagli, nelle qualità dei tessuti e nella realizzazione.
Ma conosciamo un po’ meglio questa eclettica designer:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
CAIRA Design: Dopo un diploma di Industrial Design allo IED ho avuto alcune esperienze come stylist per pubblicità e videoclip, ho lavorato in un laboratorio di vetrate policrome, nell’atelier di una ceramista e in uno studio di grafica. Finchè ho scoperto il piacere di costruire il vestito sul corpo umano e nel 2004 è nato il marchio CAIRA design.
L’obiettivo futuro è di rimanere coerente con la filosofia che ha ispirato la mia scelta di fare moda.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
CAIRA Design: Antorio Marras e Vivienne Westwood
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
CAIRA Design: Nascono da un veloce bozzetto, per poi passare immediatamente alla realizzazione di un prototipo costruito su manichino.
La fonte di ispirazione sono le persone che vedo quotidianamente in vari ambiti e contesti, osservando con attenzione appariamo così diversi e variopinti!
Viaggi e film poi ampliano la visuale di osservazione nel tempo e nello spazio.

Dopo l’intervista ad Alberto Brogliato, oggi vi vogliamo presentare lo studio di Vicenza IV Design che parteciperà a Young Designer Home.
1) Parlateci di voi: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
IV Design: Siamo due architetti che uniscono momenti di progettazione architettonica alla creazione di oggetti.
2) Quali sono i vostri punti di riferimento nel mondo del design?
IV Design: Non ci sentiamo particolarmente legati al mondo del design, cerchiamo di progettare degli oggetti guardando sempre all’architettura, fatta di spazio, volumi, ecc. Pensiamo che ogni forma deve sostenere la forza di un’idea.
3) Come nascono i vostri progetti e da dove prendete l’ispirazione per dar vita alle vostre creazioni?
IV Design: Oltre che da un metodo progettuale, prendiamo spunto dalla costate osservazione della vita quotidiana.
4) Il progetto a cui siete più legati e perchè?
IV Design: Tutti i progetti hanno una loro lunga gestazione e per questo siamo a tutti ugualmente e fortemente legati.
Continua a leggere: Designerblog.it intervista lo Studio IV Design

Idea semplice a costo praticamente zero per questa libreria a parete ricavata da scarti di legno. La paternità del progetto è di Amy Hunting, giovane designer norvegese di stanza a Londra, che ha così sopperito alla carenza di arredi nel suo appartamento.
Abilità richieste per copiare la libreria? Innanzitutto la volontà, in primis quella di ricercare in una segheria molti scarti della lavorazione delle tavole. Quindi, un po’ di destrezza con i nodi, in questo caso quelli da pesca. La differenza la fa poi la qualità del dettaglio, ad esempio la tipologia di legno impiegata (Amy ne ha scelti 15 diversi) e la precisione che si conferisce all’insieme. Mica facile mettere le assi a prova di livella!
Via | Les carnets du design
Foto | Trine Stephensen
Una nuova collezione di prototipi ispirati alle chiglie delle piccole imbarcazioni tradizionali norvegesi. Questo, infatti, l’inedito punto di partenza che ha dato vita alla serie Keel di Oscar Narud, giovane design scandinavo di stanza a Londra già membro del collettivo Okay Studio, tra le realtà più fresche dell’ultimo design inglese.
La linea, composta da due tavoli e un serie di sgabelli, si distingue per una lavorazione a incastro particolare: tutte le gambe, infatti, si inseriscono sul piano d’appoggio incastrandosi in un apposito foro, a cui vengono fermate attraverso una zeppa. Un meccanismo perfetto soprattutto per rendere facilissime le fasi di smontaggio e rimontaggio.
La collezione è stata esposta all’interno della collettiva Norwegian Prototypes all’ultimo London Design Festival.
Via | Daily Tonic

Poche le informazioni a disposizione su questo bell’oggetto di illuminazione, Casiopea, tra le ultime creazioni del designer spagnolo Miguel Herranz per Manifacturas Celda.
La lampada, realizzata intrecciando cordini (in materiale plastico?) in una fitta maglia, si caratterizza per uno spiccato gusto grafico. Disponibile in diverse versioni e dimensioni, a sospensione come da terra, prevede anche dei begli inserti nero su bianco nel caso si voglia conferire all’oggetto una personalità più vistosa.
Un possibile riferimento illustre? Certamente il capostipite di questa particolare tipologia di lampade tubolari, quella celebre Falkland di Bruno Munari che ancora oggi rimane uno dei suoi più famosi best sellers.
Via | Design Milk

“Ma dove sono finiti gli inventori?” è la mostra che dal 23 settembre al 25 ottobre 2009 va in scena alla Triennale di Milano e celebra il talento progettuale del designer Lorenzo Damiani.
Il progetto MINI & Triennale CreativeSet porta così avanti il ciclo di mostre dedicato al design italiano contemporaneo nello spazio del CreativeSet del Triennale Design Museum.
In mostra 18 progetti, di cui due inediti appositamente realizzati, che documentano l’universo creativo di Lorenzo Damiani.

Un pannello luminoso che simula la presenza di luce solare, proprio come se questa entrasse da una finestra di casa in una bella giornata di sole. Questo il concept che ha dato vita a Daylight Comes Sideways, pannello luminoso perfetto per tutte le abitazioni o le stanze un po’ buie.
Non solo la forma del pannello (che si può montare orizzontalmente o verticalmente) riprende le dimensioni di una finestra, ma anche il lavoro illuminotecnico ricrea una sensazione luminosa molto vicina alla percezione della luce naturale.
Il progetto non poteva essere ideato che da un designer del Nord Europa: il norvegese Daniel Rybbakken, quest’anno vincitore del Best Design Awards al Salone Satellite con il progetto Surface Daylight.
Via | Casamica