L’unione fa la forza. Game of Trust è l’attaccapanni progettato dal giovane designer greco Yiannis Ghikas, già vincitore del Red Dot Award 2009 con Monarchy.
Tre bastoni con estremità ad Y si incastrano reciprocamente garantendo stabilità e offrendo una buona capacità per giacche e cappotti. Ancora in fase di prototipo, Game of Trust prevede per il momento diverse opzioni cromatiche, inclusa la versione minimal in legno naturale.
Via | Lushlee
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Konnex è una libreria da assemblare a partire da una base di tre cubi in scala. Modulare, si può espandere a piacimento personalizzandone anche la composizione, in modo da poter collocare volumi di grandezza diversa, dai cataloghi ai tascabili. Progettato dal giovane designer tedesco Florian Gross, il prototipo è stato presentato per la prima volta alla fiera Ambiente di Francoforte nella sezione Talent.
Via | Contemporist
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“Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”, diceva una vecchia canzone di De Gregori. E i primi risultati, in questo caso, sembrano confermare il pronostico: presenze a Design Miami, Hyères, e anche lavori riconosciuti da aziende del calibro di Camper.
Nel frattempo, invece di montarsi la testa, il designer belga Julien Renault non ha smesso di fotografarsi i prototipi nel garage del padre. L’estetica è un po’ minimal, oltre che DIY, ma ci piace così e si intona incredibilmente bene allo stile dei suoi progetti.
Tra cui, in particolare, i Table Top Mirrors che vedete nella foto sopra: la superficie specchiata non è montata su vetro ma su acciaio, e crea un volume piegando e collegando insieme due forme diverse. Non proprio una consolle per il trucco, dunque, ma una tipologia inedita capace di riflettere (sul)l’ambiente circostante.
Via | Griijs

Conosciamo meglio oggi Alberto Caiola, designer che ha preso parte all’evento Young Designer Home.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Alberto Caiola: Mi sono laureato al Politecnico di Milano nel 2005 in industrial design, e subito dopo ho iniziato a collaborare con lo studio Cibic&partners di Milano.
Entrato in contatto con Fabrica, il centro di ricerca e sviluppo di Benetton, dove lavoravano amici, rimasi incantato da questo scenario anticonvenzionale e capii in un attimo che avevo bisogno di un laboratorio dove potermi muovere liberamente. Dopo un’attenta ricerca e su consiglio del principale collaboratore dello studio, il buon Tommaso, decisi poco dopo di trasferirmi in Olanda per seguire il master in conceptual design presso la Design Academy Eindhoven.
Qui compresi l’importanza del gruppo che come insieme di persone altamente motivate crea quel giusto mix di genuina tensione-competizione assolutamente costruttiva e indispensabile alla ricerca e alla sperimentazione.
In più la mescolanza di persone provenienti da tutto il mondo con background culturali e scolastici assolutamente insoliti simboleggia l’anima di questo luogo.
Tornai in Italia e lavorai per un periodo presso Antonio Iraci & Partners nel retail e nella progettazione di interni per poi collaborare con il Centro di ricerca Cibicworkshop a Vicenza.
In questo momento sono concentrato nella realizzazione di allestimenti e prodotti per le aziende oltre che a produzioni sperimentali più limitate che fanno riferimento ad altri circuiti.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Alberto Caiola: Molti..
Achille Castiglioni è stato una rivelazione ancora prima dell’università quando gaurdavo lezioni di design su Rai Educational.
Ugo Gregoretti conduceva il programma e raccontava il lavoro di questi grandi maestri; ne ho avuto subito una grande fascinazione.
Tra questi ancora Ettore Sottsass, per la sua poetica e il suo coraggio e Aldo Cibic, nel cui studio ho avuto la fortuna di trovarmi finita l’università. Qui ho imparato un po’ a vivere oltre ad essere estremamente determinato.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Alberto Caiola: All’inizio nasce tutto da una ricerca libera. Parto da degli indizi, dei concetti, colleziono immagini e memorie, ragiono per collegamenti di idee, poi inizio a schizzare. “Look at things with unusual eyes”, è una frase storica che ritengo particolarmente significativa; è da questo principio che nascono idee dagli esiti imprevisti che se finalizzate possono poi tradursi in progetti interessanti.

Marie Antoinette Pop è il nome della collezione di complementi d’arredo che il designer Sam Baron ha progettato per l’azienda Casamania.
Il designer francese è uno dei dieci talenti selezionati per partecipare alla selezione del designer dell’anno, premiazione che “Now! Design à Vivre” organizza ogni anno.
Il designer dell’anno 2010 sarà premiato da Philippe Stark, assieme ad una giuria di esperti, incluso Chantal Hamaide (Direttore editoriale della rivista Intramuros), tra 10 talenti rappresentativi del design del futuro.
Una bella soddisfazione dunque, sia per il designer che per Casamania, azienda dinamica e lungimirante che ci ha visto giusto investendo su un giovane talento davvero promettente.
Speriamo che anche altre aziende italiane traggano ispirazione dalla sua esperienza e inizino veramente ad investire di più sui giovani…
Inoltre, Sam Baron sarà presente con i suoi prodotti presso lo stand di Casamania Pavilion 7 Stand D20 in occasione di Maison&Objet che si tiene a Parigi dal 22 al 26 Gennaio 2010.
Continua a leggere: Marie Antoinette Pop di Sam Baron per Casamania
Giulia Boccafogli è un architetto e jewel designer che ha presentato le sue originali creazioni a Young Designer Home.
Abbiamo rivolto anche a lei qualche domanda per conoscerla meglio, ecco di seguito le risposte che ci ha dato:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Giulia Boccafogli: sono un architetto di 30 anni, laureata a Firenze nel 2006. Dal 2007 svolgo regolarmente la mia attività professionale come libero professionista e parallelamente porto avanti la mia più grande passione legata al design e alla realizzazione di gioielli contemporanei, passione che mi “perseguita” da quando avevo 19 anni e che da qualche anno è diventata un vero e proprio lavoro. Le mie due occupazioni si contaminano a vicenda e traggono spunti l’una dall’altra, completandosi, anche “sentimentalmente” parlando ho bisogno di entrambe le cose. Obiettivi futuri? Difficile rispondere. L’idea sarebbe quella di lavorare sempre di più al progetto, anche rispetto alla mia linea di bijoux e quindi mi piacerebbe molto un giorno poter lavorare anche per delle aziende come designer. Un modo ulteriore per mettersi alla prova e crescere. Ma dello sfogo artigianale ho visceralmente bisogno. Le mani non sanno star ferme!
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Giulia Boccafogli: Di punti di riferimento fissi non ne ho. Credo che per un buon progettista sia sempre molto importante misurarsi con le problematiche e le realtà specifiche perché questo consente sempre di avere un rapporto di criticità con il prodotto. Mi piace pensare che i punti di riferimento debbano essere sempre cercati ad hoc e che possano per questo cambiare ed evolversi. Questo fa si che non ci siano limiti o paletti precostituiti. Una sana curiosità è comunque un ottimo punto di partenza. Un mio mito personale nell’architettura è Renzo Piano, nella moda, sarò banale, ma Coco Chanel li batte tutti.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Giulia Boccafogli: Volendo dare una risposta razionale direi che vado per fasi. Trovo l’idea di partenza, l’ispirazione: può essere una suggestione puramente immateriale, la ricerca di una forma o di una sensazione, come la “sospensione” di alcune strutture di orecchini e collane, o un problema da risolvere (un modo preciso di risolvere una connessione…) o un materiale che stuzzica la mia fantasia in modo particolare (…per esempio le gomme e i linoleum per interni nella mia linea Minimal Chic, un particolare bottone…) o delle semplici immagini suggestive (un viaggio, un accostamento cromatico…). A quel punto da domande e risposte nascono i primi bozzetti. Poi nasce il prototipo, con tutte le ricerche e le sperimentazioni che ne conseguono; di volta in volta questo si perfeziona e si modifica e alla fine si arriva il risultato ottimizzato…difficilmente mi fermo soddisfatta perché poi trovo sempre il modo di evolvere l’oggetto. Ad ogni modo generalmente la prima fase è molto lenta, discontinua, una serie di appunti e schizzi disordinati, poi di solito arriva il momento giusto per sviluppare le idee e quindi ho imparato ad aspettare, a meno che non ci siano delle incombenze, ovvio.
Continua a leggere: Designerblog intervista Giulia Boccafogli

Protagonista dell’intervista di oggi è Imegadito, eclettico studio di Venezia formato dai due designer Zeljko e Gianmaria, che espone i suoi giocosi progetti in questi giorni a Vicenza, in occasione di Young Designer Home.
1) Parlateci di voi: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Imegadito: Zeljko si è laureato in scultura presso l’accademia di belle arti di Venezia e Gianmaria ha studiato allo IUAV. Sarà questo il motivo per il quale i nostri prodotti sono una via di mezzo fra l’arte e design.
Oltre al nostro lavoro di designer, la cosa che ci interessa molto è di dare il nostro contributo alla cultura Veneziana e aprire le prospettive ai giovani creativi di questa città. Con il progetto I Love Tourism Shop, un negozio presso la galleria San Marco della Fondazione Bevilacqua La Masa, stiamo cercando di dare visibilità al design emergente e scoprire la faccia alternativa di Venezia, che esiste, ma purtroppo negli ultimi anni è stata travolta dal commercio rivolto esclusivamente al turismo di massa. Questa cosa ha demoralizzato i giovani e i cittadini in generale. ILT è un compromesso fra turismo e bisogni della città, cioè fra passante e abitante.
2) Quali sono i vostri punti di riferimento nel mondo del design?
Imegadito: Non ci siamo mai concentrati su un tipo di prodotto nello specifico e le nostre cose variano dai vestiti alla grafica. Soprattutto per i bisogni di ILT e la ricerca di giovani designer emergenti da presentare nello shop e in mostra nelle 4WINDOWS, seguiamo diversi campi del design. La lista sarebbe lunghissima, nominare qualcuno e dimenticare magari qualcun altro ci farebbe sentire in colpa…
3) Come nascono i vostri progetti e da dove prendete l’ispirazione per dar vita alle vostre creazioni?
Imegadito: Ogni prodotto nasce dai nostri bisogni e dalle soluzioni che cerchiamo per la nostra casa. In questo modo speriamo che il prodotto che proponiamo sia una soluzione anche per qualcun altro.

Dopo la Black&White chair, diamo uno sguardo ad un altro prototipo che usa il bambù per una nuova ricerca formale e funzionale sulle sedute. La collezione P1 e P2 è stata progettata dalla designer australiana Christel Hadiwibawa nel corso dei suoi studi di perfezionamento alla Camberra School of Art. La base, in cemento, costituisce una solida base d’appoggio, mentre le strisce di bambù, estremamente flessibili, si adattano al peso e alla conformazione del corpo di ciascun utente.
Lo spunto progettuale sembra essere nato da una ricerca sulla sostenibilità. La cosa ci stupisce un po’: tutto bene per il bambù, ma come la mettiamo col cemento? Spieghiamola con le parole della designer: “The embodied energy involved with the production of cement is high, however the material has legitimate claims to sustainability in terms of local availability, ease of use and shaping, longevity, and financial affordability.”
Via | Contemporist
Continua a leggere: P1 e P2: le sedie di Christel Hadiwibawa

Oggi vi portiamo a conoscere meglio Silvia Zacchello, che sarà presente nei prossimi giorni a Young Designer Home, artista, designer e creativa che riporta a nuova vita vecchie sedie, dipingendole con uno stile pop e vivace.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Silvia Zacchello: Ho frequentato il liceo artistico e l’accademia di Belle Arti a Venezia. Ho svolto un bel po’ di lavori, spesso non concernenti l’attività artistica, un po’ per necessità, un po’ per curiosità, un po’ perché non sapevo bene cosa fare e come indirizzare le mie passioni. Poi ho trovato una sedia, ho provato a dipingerla e mi è piaciuto molto il risultato! Ho continuato a farlo e mi auguro di farlo anche in futuro, anche con altri complementi d’arredo.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Silvia Zacchello: Tutto ciò che è staccato dai grandi brand. Tutto ciò che in qualche modo richiama il mondo vintage e che gioca con il riutilizzo creativo degli oggetti altrimenti di scarto.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Silvia Zacchello: Mi ispiro alla Pop Art, al fumetto, alla grafica vintage: i progetti nascono dalla ricerca, dalle prove, dalle ispirazioni e da un bel po’ di ore di lavoro!
Continua a leggere: Designerblog intervista Silvia Zacchello

Designerblog.it oggi vi presenta Design dOt, eclettico studio torinese dietro cui si cela il desinger Alberto Caramello, vero e proprio vulcano di idee che parteciperà a Young Designer Home e che vi invitiamo a conoscere meglio.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Design dOt: Quando avevo 8 anni la mia maestra disse che seguivo poco in classe ma che ero un vulcano di idee.
Ho sempre studiato poco perché volevo imparare le cose che mi interessavano a basta. Dopo il liceo mi iscrivo ad ingegneria, ma al terzo anno ho capito che non volevo fare l’ingegnere e approdo ad architettura per il restauro.
Sono convinto che si debba conoscere il passato per disegnare il futuro.
I prossimi obiettivi? Lasciare un segno tangibile che il design non è solo una parola, ma il risultato di un processo.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Design dOt: Dal punto di vista della produzione quelle aziende che fanno progetti reali e non finanza.
Come designers quelli che si cimentano nell’autoproduzione perché solo facendo le cose si impara (come diceva Munari) mettendosi “dall’altra parte della barricata”.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Design dOt: I progetti possono nascere in modi diversi: ci può essere una genesi romantica come un’intuizione sotto la doccia oppure il riflettere su quello che non va negli oggetti che ci circondano cercando di migliorarli.
Si può anche pensare ad un oggetto e immaginare un altro utilizzo, comunque bisogna osservare il mondo, non passarci solo attraverso.
4) Il progetto a cui sei più legato e perchè?
Design dOt: Sicuramente a dOt, la mia piccola casa editrice di oggetti.
In particolare a Boat. Avere l’idea di una piccola flotta di portacandele galleggianti e vederle poi dopo molti prototipi accese e galleggiare in piscina è stato davvero emozionante.