
Se da un lato il marchio delle tre strisce guarda al futuro con la collaborazione con Porsche Design per la prossima estate 2010, dall’altro Adidas non ha mai smentito il suo talento nel reinterpretare il meglio del design e dell’immaginario del passato. Archiviato il capitolo “Star Wars”, parliamo ora della linea ZX, dichiaratamente ispirata al mondo dei videogiochi anni ‘80.
La sigla è presa in prestito da uno degli home computer più famosi di quel decennio: il Sinclair ZX (appunto) Spectrum. Lo stesso vale per i colori (nero e grigio: case e tasti) e per gli elementi colorati. Poche tinte, molto elettriche, come fossero emesse da un tv-color con il tubo catodico.
L’idea che fa la differenza è nella confezione delle “ZX 500 running shoes”. Una chiavetta USB in cui trovate “ZX Runner”: un platform game da completare in cinque minuti, in cui dovete fare in modo che il protagonista, DJ Zed, si precipiti per la città per arrivare in tempo per il suo DJ set. Dopo il salto, il video trailer del gioco.
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Il prototipo del sistema di sedute Fergana, frutto della fantasia prolifica della designer Patricia Urquiola e della sapienza manifatturiera di Moroso, era stato presentato in anteprima lo scorso Aprile al Salone del Mobile di Milano.
La scorsa settimana Moroso lo ha portato nella sua versione definitiva all’Imm Koeln, Salone Internazionale del Mobile di Colonia. Il divano componibile si ispira alle tecniche di ricamo uzbeke per realizzare, in perfetto stile sincretico, un disegno che, pur ricordando delle decorazioni etniche, ritrae nel pattern un eroe dei videogiochi anni ‘80 come Pac-Man.
Fergana, il nuovo sistema di sedute firmato Patricia Urquiola per Moroso

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Da Penny Design, studio di base a Perth, in Australia, arriva l’ennesimo tentativo di coniugare fascino retro, modernità e lo stile grafico dei videogiochi degli anni ottanta. ‘Stavolta la commistione è con i film: da pellicole storiche come “Prison Break”, a successi annunciati recentemente nelle sale come Avatar di James Cameron mixato con “Pitfall”.
Il risultato è divertente, con un buon uso del design grafico per rivelare analogie e il film riassunto in quattro step corrispondenti a quattro ‘giochi’ diversi. Le cover reinterpretate sono quelle delle storiche cartucce per l’altrettanto famigerato Atari VCS 2600. Di seguito, una gallery dei lavori.

Dal Magnavox Odyssey alla Wii in 145 mosse. E’ (già) retrofuturismo? Probabilmente sì. Nel design di queste macchine per l’intrattenimento domestico che ormai hanno più di trent’anni, si legge anche lo sforzo dell’epoca di immaginare linee e funzionalità che avrebbero potuto avverarsi e durare nel tempo.
Consollection è un sito tedesco (tradotto in inglese) che ripercorre con ottime immagini e poche, incisive parole, la storia delle console fino ai più recenti modelli. Le foto sono di Patrick Molnar mentre la collezione appartiene a Phil Penninger.
C’è anche un -bellissimo- libro, curato sempre da Molnar, di cui potete ammirare un’anteprima qui. Di seguito invece, una gallery con alcune delle console più famose e vendute al mondo.
Consollection: 145 esempi di design retrofuturista







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Per il progetto “Make Something Cool Every Day”, Brock Davis ha già realizzato moltissimi lavori eccezionali. Questo che vi proponiamo, è l’ennesimo esempio di come la sua capacità di unire più media e più linguaggi lo ha reso uno dei graphic designer più apprezzati.
Partendo dalla sua passione per i videogiochi del passato, Davis ha deciso di estremizzarne l’estetica riducendola ai minimi termini. Prima con uno studio sulle forme, poi passando alla pittura in senso stretto, tracciandone gli elementi distintivi con delle pennellate che tolgono tutta l’aura tecnologica lasciando quella più legata alle suggestioni visive.
Finora le illustrazioni che ha realizzato sul tema non sono molte. Potete ‘consolarvi’ (sì, è ironico) visitando il suo sito stracolmo di ottimi esempi del suo talento (e guardando la gallery qui di seguito).
Continua a leggere: Brock Davis e i videogiochi espressionisti

Florian Fusco è un giovane creativo berlinese che ha studiato design tessile e delle superfici. Oltre ad aver realizzato una installazione sonora nel 2008 per il Maxim Gorki Theater, ha collaborato a numerosi progetti e workshop.
Perfettamente a suo agio con pattern e illustrazioni, Fusco ha deciso di esprimere la sua passione per la musica realizzando delle sculture di carta che raffigurano alcuni degli strumenti vintage del mondo delle sette note. A metà strada tra packaging elaborati e giocattoli in cartone, i suoi sono oggetti dall’aria amatoriale che però rendono molto interessante la maniera in cui sono stati costruiti.
Registratori e sintetizzatori, ma anche videogiochi, orologi e cassettine come quelle che usavamo per i mixtape, tutti ricreati con cartone da pacchi e cartoncino bianco. L’effetto è divertente e affascinante. Di seguito, una gallery di alcuni dei suoi lavori.

Visti i precedenti, la proposta di Metin Seven è una specie di tappa obbligata: qualcosa che prima o poi doveva accadere all’interno del suo percorso professionale. Seven ha iniziato come computer game designer e graphic artist lavorando sul Commodore Amiga. Unendo la sua passione per i videogiochi, il suo lavoro di graphic designer e la sua conoscenza del mondo del 3D, ha pensato di applicare il tutto al mondo del retrogaming.
Le sue versioni a tre dimensioni dei più famosi giochi della storia dell’informatica sono un’esplosione di elementi coloratissimi e di giochi di luce. Inoltre svelano una sorta di retroscena di ogni titolo rielaborato e ne esaltano il concept design. Un’attualizzazione che è più di una semplice, divertente celebrazione.
Mission Impossible, Galaga, Space Invaders e Donkey Kong sono alcuni dei titoli a cui Seven ha regalato la terza dimensione: sul suo sito è presente una nutrita gallery di illustrazioni inedite realizzate con la stessa tecnica. Metin Seven è anche un ottimo autore di fumetti. Un designer completo con un portfolio che è una gioia per gli occhi e per ripercorrere certi ricordi.
Continua a leggere: Metin Seven: le versioni 3D dei classici dei videogiochi
Dopo il post su Diego Stocco, torniamo a parlare di sound design con un altro eccellente costruttore di suoni.
Enrico Ascoli ha realizzato le musiche per le principali agenzie pubblicitarie italiane, insegna sound design e psicologia della musica allo IED di Milano e ha suonato live in vari contesti (festival, eventi di moda, musei d’arte). I suoi lavori sono spesso legati a quelli della natura, minimali e, allo stesso tempo, influenzati dall’elettronica e dalla musica contemporanea. Le sue installazioni nascono da uno studio accurato degli spazi: percorsi attraverso cui far muovere il suono in maniera non sempre omogenea, sfruttando sia il ritmo che l’armonia.
Cosa accade quando un eccellente sound designer come Enrico Ascoli si unisce alla creatività di un talentuoso animatore? La risposta è in “Videogioco”, un lavoro in stop-motion di Donato Sansone in cui la manualità, l’uso delle tecniche tradizionali di animazione e uno sguardo ironico si sommano per poco più di un minuto di pura meraviglia. Dopo il salto, un altro lavoro di Enrico Ascoli per lo Zoom di Torino.
Continua a leggere: Videogioco: quando l'animazione incontra il sound design

Disponibile nelle versioni 3UP e 4UP (oltre che in quella standard a due) questo appendiabiti da vero gamer incallito, è l’oggetto imperdibile nella casa di qualunque geek degno di questo nome.
Ogni gancio è un joystick e al lato c’è un bottone come quello per scegliere i giocatori nei videogiochi da bar. Si può richiedere la variante di qualsiasi particolare: dai pomelli al numero dei giocatori sul pulsante. Dal colore del gancio a quello della tavola.
Realizzato da Surface Tension, l’hangUP arcade coat hooks promette niente più felpe e giacche ovunque. E’ il caso di dire: Push Player One to join.
Continua a leggere: hangUP: l'attaccapanni ispirato ai videogiochi
Il designer newyorkese Marcus Tremonto continua a stupirci con i suoi giochi di illusione ottica. La sua nuova collezione di lampade viene presentata in questi giorni al London Design Festival e ancora una volta si tratta di elementi che mettono alla prova la percezione di chi li guarda.
Realizzati con materiali innovativi, i nuovi modelli giocano in particolare a farsi sottilissimi, quasi bidimensionali: Looplight ad esempio è una lampada a sospensione ottenuta da un foglio elettronico luminescente piegato un due, mentre Pixel Bulb è un lume da parete privo di spessore, che sembra un’opera di pixel-art.
La più inquietante poi è Shadow Bulb, la silhouette di una lampadina totalmente nera ma retroilluminata: non una lampada, ma il suo negativo, la sua assenza. Probabilmente poco funzionale, ma di sicuro effetto, soprattutto al buio.
Via | Yatzer.com
Le nuove lampade di Marcus Tremonto

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