Il video in questione è divertente e unisce abilmente paper-craft e una struttura ispirata alle macchine di Rube Goldberg: in realtà muove da un’idea più complessa, che l’agenzia Uniform di Liverpool sta sviluppando nella sua divisione ULAB. Le chiamano “Physical Apps” e sono oggetti che si collegano a Internet per eseguire operazioni dedicate, consentendo agli utenti di accedere alle informazioni o ai servizi senza l’utilizzo di un’interfaccia standard come può essere un mouse, la tastiera o il touchscreen.
Progetto ambizioso che questo “Sweet Tweet” sintetizza in modo ironico e efficace. È stata realizzata una applicazione fisica che collega lo studio ai followers su Twitter, avvisando con l’ingegnoso meccanismo che vedete nelle immagini, ogni volta che si aggiunge un nuovo contatto.
Le celebrità fanno cose strane. Anche quando twittano (e a quanto pare tra i VIP e Twitter è in corso un idillio) scrivono spesso frasi senza senso, chissà se dettate dalla voglia di apparire eccentrici e farsi notare o dalla necessità di mandare messaggi in codice per farsi capire solo dalle persone giuste.
Qualsiasi sia la verità, il colorito repertorio di very important tweets ha ispirato l’illustratrice americana Odessa Begay tanto da spingerla a fondare il Museum of Modern Tweets, una gallery di disegni che danno vita, con tinte piatte e vivaci, ad alcuni tra i più divertenti e surreali messaggini delle celebrità, prendendoli alla lettera con effetti piuttosto comici.
Il marchio di arredamento brasiliano Tok&Stok per comunicare quanto sia semplice montare i suoi mobili lancia una campagna, curata dall’agenzia DDB Brazil, per dimostrare che le istruzioni d’assemblaggio stanno tutte nei 140 caratteri canonici di un tweet.
Ogni tweet corrisponde a un prodotto sul catalogo e contiene in allegato un’immagine con il diagramma delle varie fasi attraverso cui completare il lavoro. Certamente scegliere di delegare ai social network la propria assistenza comporta anche una riduzione delle spese per la stampa dei manuali ed è, a suo modo, una scelta eco-sostenibile. Per dare un’occhiata l’inditizzo Twitter è @manuais_tokstok.

A metà strada tra un’installazione, un nuovo arredo per gli spazi aperti e uno strumento per la comunicazione, @tweetingseat (si scrive proprio così, con la A commerciale all’inizio, come fosse un account) è una panchina ideata e progettata da Chris McNicoll per sviluppare “il potenziale per il collegamento di comunità digitali e fisiche “.
Per ora disponibile solo all’interno del Giardino Botanico di Dundee in Scozia, @tweetingseat non fa altro che cogliere alcuni scorci ogni qual volta che un visitatore si siede: foto dalla panchina e (tramite una fotocamera nell’occhio del famigerato uccellino posizionato tra i rami) degli avventori, poi inviate immediatamente dall’account registrato.
Nonostante l’oggetto sia molto piacevole alla vista (il design è semplice ed efficace, con una sola stecca dello schienale che eccede in lunghezza come un ramo), suona come un esperimento inquietante, che ‘gioca’ pericolosamente con l’osservare e il sentirsi osservati. Staremo a vedere se ci sarà l’interessamento del social network e - nel caso - quanto prenderà piede.

Da un lato gli oltre cento milioni di utenti di Twitter, dall’altro i tren’tanni di presenza sul mercato di Post-it: i foglietti adesivi su cui scrivere veloci annotazioni, sempre più spesso sfruttati in modo assolutamente creativo, distante dalla loro funzione d’uso. Un punto in comune c’è. La possibilità di scrivere brevi messaggi.
Proprio da questa comunanza, nasce la mini-campagna “Vintage Twitter”: un omaggio in salsa ‘retro’ al social network dai famosissimi foglietti ad opera dell’agenzia JMW. Nella scatola, cinquecento Post-it e una piccola matita. Il tutto è stato regalato durante Disruptive Code la conferenza per sviluppatori web che si è tenuta in settembre a Stoccolma. Che dire? Un buon esempio di graphic design e un ‘matrimonio’ particolarmente riuscito.

le icone di Twitter come una parata
Is Parade è un’applicazione creata dal gruppo giapponese Au.kddi, un gioco curioso per visualizzare le proprie (o le altrui) connessioni su Twitter. In poche parole, una volta inserito un Twitter Id o una keyword, Is Parade genera una vera e propria parata di personaggini basata sulle icone di chi è connesso a quell’identità o sta twittando quella parola chiave.
Una sfilata di cui ognuno di noi può essere il portabandiera seguito da tutti i propri followers, Is Parade nasce senza nessuna pretesa se non essere un passatempo divertente, ma si rivela invece un modo per guardarsi da una prospettiva diversa e riflettere per un momento sulle dinamiche innescate dal social network più utilizzato al mondo.
Via | Design-fetish

Tutti i tifosi lo vogliono a New York. La squadra scalpita da tempo in attesa che si ‘liberi’ dal contratto. Intanto LeBron James, famoso cestista statunitense (a cui è stato anche rimosso un tumore benigno recentemente), milita in squadre che non vincono il campionato NBA, quindi la sua presenza nei “Knicks” pare incerta.
I newyorkesi non si perdono d’animo e iniziano a lanciare una serie di iniziative per convincerlo a giocare con la loro squadra. Una di quelle che hanno coinvolto più persone è una serie di Tweet con l’hashtag #NY<3LeBron (i cui risultati possono essere tenuti d’occhio su questo sito).
C’è però chi è andato oltre. Costruendo un oggetto davvero efficace in termini di comunicazione, che porta la campagna sui campi di basket in strada e fa raggiungere una nuova, inedita frontiera al mondo dei social network.
La citazione cialtronesca del titolo viene dallo storico brano dei Police, l’idea invece è di combinare il meglio di due secoli. Il 18esimo per quanto riguarda il gusto, con una vodka importata da Schiedam, in Olanda, dove risiede una delle più rinomate distillerie. Sette generazioni di lavoratori artigianali che sanno il fatto loro.
Dal 21esimo secolo arriva invece la tecnologia. Tutta la voglia di esprimersi e di lasciare traccia di sé dell’epoca digitale, riassunta in un meccanismo antico (il romantico messaggio nella bottiglia, appunto) e insieme moderno, come tutti i social network impongono. 255 caratteri illuminati da led, per raccontarsi al mondo.
Ovviamente la Medea ha il suo spazio Facebook e Twitter e, come è facile immaginare, ’suggerisce’ che l’ispirazione possa arrivare più facilmente con il consumo del prodotto. Voi, come sempre, bevete in maniera responsabile.
Continuiamo imperterriti a darvi idee alternative ed economiche per decongestionare la febbre da iPad. Dopo lo sketchbook a forma di laptop Apple, vi proponiamo la Boogie Board: un tablet LCD per scrivere e disegnare.
Basata sulla tecnologia Reflex LCD, la Boogie Board non richiede nessun consumo di energia per generare un’immagine e pochissima per memorizzarle o cancellarle. Infatti è sufficiente una mini-batteria come quelle che vengono utilizzate per alimentare gli orologi. Ogni refill garantisce 50000 cicli e i materiali consentono alta flessibilità e prezzi molto ridotti.
Aggiungeteci che, mentre gli LCD tradizionali offrono una risposta molto imprecisa, il Reflex LCD garantisce una sensibilità altissima anche nel dettaglio e nella diversa pressione applicata. Il prezzo poi è davvero invitante: appena 30$ per accaparrarsi un degno sostituto tecnologico di carta e matita.
Continua a leggere: Boogie Board: una tavoletta LCD per disegnare

Chi è 9 0 0 0? Il poco che si sa, ammesso sia vero, è che vive a Bogotà, in Colombia (ma non ci giurerei). Dal suo Twitter si direbbe che studia (o insegna?) all’università. Le uniche due cose certe sono gli spazi tra le cifre del numero che si è scelto come nickname e il suo irriverente talento.
Molti potrebbero essere incappati nei suoi lavori attraverso il suo spazio su Flickr, come è capitato al sottoscritto. Fulminanti immagini che uniscono riferimenti alla cultura pop e lapidarie affermazioni sul mondo. Tanto graphic design in salsa surrealista, a volte estremo, altre molto più lucido e ragionato.
Non ci sono riferimenti ovvi, facili o scontati. La forza di 9 0 0 0 è proprio nel non preoccuparsi di una qualche coerenza temporale. Se ci sono icone a 8 bit, state certi che gli verrà dato un tocco retro in stile ’70s. Se c’è una foto presa da qualche rivista degli anni ‘60, il font utilizzato la decontestualizzerà a colpi di pixel enormi. Riesce a strapparci più di un sorriso, questo misteriosissimo terrorista della grafica. Surreale fino in fondo.
(Le immagini vengono da Tumblr. Nel frattempo, 9 0 0 0 ha cancellato -come dubitarne?- quasi tutto il suo archivio)