Minimale, formalmente ineccepibile, potenzialmente economica. Queste le caratteristiche tutte giapponesi della rastrelliera Tenkei (”tipico” in giapponese) progettata dal duo Luft e distribuita dal marchio Mitsubai.
Due le versioni disponibili: oltre a quella per una sola bicicletta, che vediamo nella foto qui sopra, c’è anche l’opzione a due posti con altezza differenziata.
Via | Spoon Tamago
Wonderwall è lo studio di design che ha recentemente progettato il nuovo flagship store Nike a Tokyo. Caratteristica principale dello spazio, la sua ampiezza, addirittura nel genere la più grande del Giappone con una metratura di di 946 mq, destinata senz’altro a catalizzare l’attenzione di tutti i clienti più fidelizzati e non solo.
Il concept? Trasformare il negozio in un terreno da gioco, un richiamo vero e proprio alle specifiche dei campi delle diverse discipline sportive, ma anche un riferimento libero e gioioso all’esperienza dello sport.
Belli alcuni dettagli che rendono lo spazio particolarmente espressivo, come la teca con i calchi dei piedi o le stampe per le suole usate come rivestimento murario.
Via | Me Design Mag
Foto | Kozo Takayama
Il nuovo flagshipstore Nike a Tokyo
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Dopo l’overdose di pandori, panettoni, torroni e dolciumi vari, probabilmente non avete voglia di sentir parlare ancora di cioccolata. Applichiamo la Legge di Gumperson, invece e vi parliamo di una boutique che è un incubo di zuccheri, un tripudio di cacao.
Harajuku è quella zona di Tokyo dove i giapponesi (ma non solo) facoltosi spendono enormi quantità di denaro in un vortice di lusso e appuntamenti d’affari poco convenzionali. Godiva è una delle case produttrici di cioccolata più famose al mondo. Dedicata alla leggendaria Lady Godiva, nata in Belgio 80 anni fa a Brussels, è una specie di istituzione nel settore.
Completa la divina triade l’architetto e designer Masamichi Katayama. Il capo del Wonderwall Design Studio, ideatore di alcuni degli spazi più innovativi e incredibili in cui vi potrete mai imbattere, ha deciso di caratterizzare il Godiva Chocoiste Store facendo sentire il cliente come all’interno di uno dei prodotti della Godiva.
Continua a leggere: Lo store al cioccolato "Godiva Chocoiste" di Tokyo
Tecnologia poetica per la vetrina di Hermes a Tokyo, dove il designer Tokujin Yoshioka ha curato un’installazione site specific per il periodo natalizio. L’idea è semplice, e vuole esaltare il prodotto più classico e leggendario della Maison, il foulard, attraverso un’opera un po’ onirica e capace di coniugare tradizione francese e stile giapponese.
Un volto di donna, ripreso in video, soffia su un foulard (questa volta fisico) sospeso al soffitto, animandolo e facendolo muovere nello spazio. Minimale e chic, in mostra fino al 10 gennaio.
Via | Cubeme
Interior design al servizio del marketing per il rebranding della boutique Godiva nel quartiere Harajuku di Tokyo. Il celebre marchio belga di cioccolata, da sempre sinonimo di estasi golosa allo stato puro, ha deciso di puntare sulla spettacolarità del punto vendita per conquistare nuovi fedelissimi consumatori.
Così, la scelta di restituire la sensazione di un negozio fatto di cibo -una novella casa di marzapane alla Hansel e Gretel, in questo caso progettata dallo studio Wonder Wall - va senz’altro in questa direzione: al primo piano, infatti, il soffitto sembra riquefarsi in gocce di cioccolata pronte a sciogliersi sul pavimento, mentre la boiserie riprende la forma e il colore delle tavolette fondenti. L’effetto, senz’altro cartoon, si combina a status symbol regimental, come candelieri in vetro e marmo per bancone e pavimento.
Il nuovo negozio Godiva in Giappone
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A quanto pare, il mondo giapponese dei punti vendita è alla ricerca di nuove formule commerciali in grado di avvicinare a sé un consumatore dagli orientamenti dinamici e dal portafoglio ristretto. E c’è chi, è il caso di Issey Miyake, per seguire il trend spariglia le proprie collezioni per dare vita ad un nuovo marchio, “24 Issey Miyake“, caratterizzato da pezzi basic, un costo contenuto e venti nuovi colori studiati per dare carattere ai capi.
Lo studio Nendo è stato incaricato di progettare il layout per l’allestimento del punto vendita, per il quale ha studiato alcuni espositori realizzati ad hoc ed ispirati allla fisionomia dei minimarket giapponesi, a quanto pare molto diffusi soprattutto nella vendita a tutte le ore di cibo confezionato. Tavolini bassi, espositori e stand, realizzati in semplice tondino di ferro dipinto di bianco, valorizzano per contrasto il colore delle confezioni e permettono di adattarsi alle planimetrie che caratterizzano ogni singolo corner 24, spesso ubicato all’interno di un più vasto centro commerciale. Il risultato? Una volumetria semplice ma d’effetto, a cui non sarebbe male ricorrere anche nel campo dell’arredamento domestico.
Via | Daily Tonic
Lo showroom Issey Miyake con i mobili di Nendo



Continua a leggere: Nendo arreda gli showroom del nuovo marchio di Issey Miyake
I capsule hotel comparvero a Tokyo nel 1979, e da allora la loro avanzata non si è mai arrestata. L’ultimo nato della categoria è il 9th di Kyoto, progettato da Fumie Shibata di Design Studio S e presto in apertura in altre città nipponiche.
Una peculiarità ne distingue però il concept: il soggiorno, per quanto in spazi minimi, è all’insegna del massimo comfort. Che il nome spesso rispecchia: 9th è infatti la somma di 1 ora per la doccia, 7 per il sonno e 1 per una pausa, una sorta di ideale giapponese di benessere da manuale.
Ogni capsula è dotata di una tecnologia Panasonic per garantire la qualità del sonno attraverso il controllo computerizzato della luce. Le lenzuola, poi, sono quelle di un quattro stelle, e si accompagnano ad alcuni gadget come acqua e spazzolino. L’edificio è inoltre dotato di bagni con doccia, lavanderie, armadietti e una lounge. Il prezzo si aggira sui 50 dollari per un soggiorno massimo di 17 ore.
Via | Dsgn world
Continua a leggere: 9th Hotel, a Kyoto l'albergo-capsula per soste veloci

I codici a barre sono di certo noiosi e non molto glamour e se ne sono accorti bene alcuni designer giapponesi che hanno pensato di rendere più accattivanti e originali anche questi elementi.
Senza ostacolare la funzione primaria del codice a barre, i designer sono riusciti a creare paesaggi urbani o naturali e inserire vari elementi, spesso relativi al prodotto che identificano, creando delle vere e proprie illustrazioni che attirano l’attenzione per originalità estetica e unicità.
La galleria del Barcode Design Studio di Tokyo espone molteplici esempi di codici a barre rivisitati e illustra i modi creativi con cui si può rivoluzionare questo elemento tecnico, spesso anche con poche e semplici mosse.
Il brand design giapponese Yuruliku è costituito dai designer Kohshi Ikegami e Kinue Ohneda, i quali realizzano contenitori, borse e accessori davvero molto originali.
Il loro studio è inserito all’interno di una classe di una scuola elementare di Tokyo e, manco a dirlo, la loro linea si ispira molto alla scuola e a uno spirito ludico e colorato. I loro prodotti vanno da astucci, a borse, a ciabatte, fino a curiosi biglietti di auguri con forme che ricordano gli accessori usati a scuola, come i righelli o le squadre.
Se volete acquistare i loro prodotti potete farlo andando in questo sito dove troverete alcune delle loro creazioni. Se non trovate quello che cercate sul sito, vi consiglio di inviare una mail al brand.
Via | earl grey with honey

Non sono (solo) i loghi che fanno un’olimpiade. Tuttavia, rimane interessante dare uno sguardo all’immagine che le città candidate costruiscono presentandosi a loro avviso nella veste più papabile e accattivante.
In questo caso, tutti i progetti sono caratterizzati dalla scelta di un simbolo mai arbitrario. Il logo di Chicago, progettato dall’agenzia VSA PArtners, è caratterizzato dalla stella a sette punte che distingue l’araldica della città. Per Rio de Janeiro, invece, è un profilo della costa a forma di cuore a ricordare la particolare geografia della metropoli, incastonata tra mare e montagna. Nel caso di Tokyo, invece, è stato utilizzato uno dei simboli tradizionali del Giappone, il musubi (nodo), declinato qui con i colori dei giochi olimpici.
Diverso il caso di Madrid. Il logo, realizzato dal grafico argentino Joaquín Malle, che l’ha spuntata tra le 2700 proposte presentate, è una mano aperta colorata con i colori dei giochi. Il payoff, “Hola everyone”.
Via | Bloggokin