Oggi vi presentiamo tre segnalazioni al prezzo (?) di una per fontmaniaci (e non). La prima è questo Dogs as Typefaces dello studio Grafisches Buro di Vienna. Se i cani fossero font, a quali somiglierebbero (e viceversa)? Il dalmata-Curier è un abbinamento perfetto.
Continuiamo con un poster semplice, minimale che riesce ad essere evocativo con il minor numero di elementi possibile. London Bus Print non è altro che la scritta “London” -appunto- ripetuta due volte. Bicromia attenta e un diverso allineamento della lettera ‘O’. Eccovi il vostro double-decker in formato A2 per sole 25 sterline.
Il terzo inno alla tipografia intelligente non poteva non essere l’ennesimo attacco ad “Arial”. La lotta dei fan di Helvetica è senza quartiere, ma uno arrabbiato come Marc Fennell per HungryBeast ancora non l’avevamo visto. Trovate il video dopo il salto.
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Tipografia “sporca”, scolorita, spiegazzata. Un classico degli ultimi decenni oggi tornato nuovamente in auge, come ci racconta Designm.ag attraverso la nutrita gallery pubblicata sul sito, di cui vi proponiamo una selezione. L’effetto è sicuramente già visto, ma la pertinenza con il tema dell’artwork può rendere la grafica particolarmente efficace.
Via | Designm.ag
Tipografia grungy







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Visto il numero crescente di mazzi di carte da gioco disegnati espressamente da esperti graphic designer, sembra quasi che declinare la propria esperienza tipografica sulle 52 carte sia diventata una prova d’abilità irresistibile per ogni studio che si rispetti.
Gli inglesi di Hat Trick hanno scelto di rivisitare numeri e simboli, il seme rappresentato ogni volta dalle linee che formano il numero. Il russo Art Lebedev Studio ha scelto invece, in stile minimale, di scrivere semplicemente il valore della carta, niente simboli, niente figure. Per concludere, i thailandesi Goody Grams hanno scelto il total black per un mazzo il cui stile va decisamente a scapito della leggibilità .
Via | Design-fetish
Carte da gioco e tipografia, una tendenza in crescita

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Occhei, confesso: ho usato un altro dei moniker del nostro amato Stéphane Massa-Bidal nel titolo per non ripetermi. Detto questo, siamo davanti alla nuova, ennesima ideona di uno dei nostri graphic designer preferiti. Il talentaccio francese anche conosciuto come Hulk4598 non sbaglia nel mettere a segno neanche un colpo.
Dopo aver preso in giro i social network con la serie Web Services Covers Therapy e aver analizzato i limiti dell’attaccamento alle innovazioni tecnologiche con la sua Sociology of Objects, indirizza la sua dissacrante creatività verso i manuali dei software più noti di casa Adobe.
L’approccio è il solito: eleganza retro, caratteri da tipografia vecchio stampo e poche, incisive frasi ben piazzate nel montaggio della pagina a farci riflettere su quanti troppo spesso si credono partecipi del processo creativo solo perché padroneggiano i mezzi per realizzare le proprie idee. Fare qualcosa di buono va ben oltre un’immagine da decine di mega o la maestria con le curve di Bezier. D’altronde, come stigmatizza lui stesso: “To draw you must close your eyes and sing“. Impagabile.
Dopo il salto, la gallery dei poster. Potete informarvi per l’acquisto a questo indirizzo.
Michelle Lam è una giovanissima designer di origini cinesi che come progetto finale per il suo diploma ha disegnato Graphos Playing Cards, un mazzo di carte da gioco francesi dedicato alla tipografia in ogni sua declinazione.
Ogni carta è disegnata con uno stile particolare e porta su di sé un’informazione, sulla storia della tipografia, sulla classificazione, caratteri, grazie e qualsiasi altra curiosità possa costituire un bagaglio di conoscenze base sull’argomento.
Una specie di Bignami del lettering, un concentrato di informazioni rilasciate in maniera giocosa. Ideale per chi di solito si annoia a morte durante il gioco e puntualmente si astrae fissando senza espressione le proprie carte.
Via | Design-fetish
Graphos Playing Cards, il mazzo di carte tipografico di Michelle Lam
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La componente artigianale del design ci piace. Giriamo con i laptop nelle borse a tracolla e negli zaini, abbiamo ogni sorta di device che ci aiuta per realizzare le nostre idee ovunque eppure chi può mai resistere agli esempi di quanti hanno creato con le loro mani (e una pazienza monumentale) gli elementi di cui oggi ci serviamo con tanta facilità ?
Se applichiamo il concetto alla tipografia, la rivoluzione è stata ancora più incredibile. La manualità necessaria e la conoscenza di macchine e calcoli per realizzare un buon carattere, sono qualcosa di così lontano dalle raccolte di font scaricate in meno di un minuto, che forse vale la pena guardare più spesso a chi conosce il processo tradizionale.
Justine Nagan è l’Executive Director della Kartemquin Films. Si è imbattuta per caso nel “Hamilton Wood Type Museum” mentre viaggiava attraverso Two Rivers, nel Wisconsin e aveva fatto una pausa per mangiare un gelato (!). Affascinata dalla costruzione e dagli 1,5 milioni di modelli di lettere in legno che contiene, ha deciso di girare un documentario.

Probabilmente non ci crederete, ma alla Pentagram non si occupano solo di design. In una stanza della loro prestigiosa sede, arredata con mobili eleganti e minimali, vive un misterioso esperto di caratteri tipografici che, con una sola seduta e poche, accurate domande, è in grado di svelare quale sia il font che corrisponde alla personalità del paziente.
Bussate, attendete, prendete posto, inserite nome, cognome e password (è “character” -senza virgolette, ovvio) e rispondete agli esistenziali interrogativi del misterioso professore. Fatelo in fretta: è un ometto piuttosto insofferente e tende a lamentarsi.
What Type Are You? è un giochino divertente e (auto)ironico. Curato nella realizzazione e perfetto per ogni appassionato che ha voglia di trascorrere qualche minuto alle prese con la sua ossessione. Diteci i risultati nei commenti. E salutateci il professore.
Più che un libro di grafica, “Around the World with the Bodoni Family” è un vero e proprio tributo al carattere tipografico Bodoni: un caposaldo della tipografia di tutti i tempi, progettato nel ‘700 da Giovanni Battista Bodoni e protagonista da allora della grafica di tutti i tempi.
Oggi, è Teresa Monachino, già autrice di Words Fail Me, a valorizzare l’eleganza e la flessibilità dello storico font: le sue tavole, infatti, associano a 60 nomi di luoghi, ordinati in ordine alfabetico, alcuni artworks realizzati combinando i caratteri del Bodoni nelle diverse versioni che ne formano la famiglia.
Il libro, pubblicato in edizione limitata da The Society of Revisionist Typographers (SORT), ha una tiratura di soli 40 esemplari ed è disponibile presso il London Design Museum Shop a 95 sterline.
Via | Cool Hunting

Pronti per il 2010? Allora date un’occhiata a questo Bakery Calendar, un calendario “alimentare” da stendere sulla pasta con il mattarello e quindi da infornare e “cucinare” per il nuovo anno.
Peccato che, come i comment di Swiss Miss hanno già rilevato, l’immagine sia frutto di un bel po’ di Photoshop. Le lettere sul mattarello e quelle sulla pasta, infatti, non dovrebbero essere rovesciate?
Un’idea divertente, certo, ma assolutamente pretestuosa e inutile. Forse da rottamare giusto in tempo prima dell’arrivo del nuovo anno?
Via | Swiss Miss
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Avete presente i calendari di una volta, quelli con un foglio per ogni giorno che si strappa via e diventa quasi un rito quotidiano, un segno tangibile del tempo che passa? La casa editrice tedesca Verlag Hermann Schmidt Mainz ne ha prodotto uno davvero particolare.
Poiché specializzata in libri su graphic design e tipografia, il suo Typodarium non poteva non essere una fonte di ispirazione quotidiana: ogni giorno è stato disegnato da un differente designer, famoso o no, con un proprio font e il proprio stile. E in una scatola si possono raccogliere i giorni che passano…
Calendari 2010: 365 font per il Typodarium 2010

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