A volte a colazione si ha bisogno di qualcosa che ci strappi un sorriso, a dispetto di ogni nefandezza che si prospetti per la giornata, qualcosa di leggero, con cui concedersi una parentesi quasi o del tutto infantile, da soli o in compagnia dei pargoli.
Ci ha pensato la designer nippo-britannica Reiko Kaneko che con la consueta ironia, ha disegnato Breakfast Express, un trenino in fine bone china e legno che ogni mattina trasporta sulla tavola uova sode, toast, sale e pepe. I tre vagoni che compongono questo set da colazione, tenuti insieme da magneti, possono essere acquistati separatamente.
Il designer olandese Joon Lee crede fermamente che la zona pranzo e il cibo debbano essere condivisi come momenti sociali e intesi come occasioni per comunicare.
Per questo nei suoi progetti, Lee pensa soprattutto all’aspetto comunicativo, anche quando ha a che fare con oggetti apparentemente senza connessioni con il linguaggio, di qualunque tipo sia.
Eppure nel suo Drink Link, il designer cerca una certa comunicatività già a partire dal nome: si tratta infatti di un set da tè che reinventa in chiave moderna dei manufatti “storici” come le porcellane di Delft, imitandone di fatto i contrasti cromatici.
La teiera del Drink Link è rivestita con una corda sintetica indurita, che procede in modo invece flessibile verso le tazze, costituendo di fatto un legame che dovrebbe in qualche modo incoraggiare i collegamenti fra persone (la vicinanza fisica in effetti è quasi obbligatoria…). Unica perplessità: e la praticità nel trasporto (anche soltanto dalla credenza al tavolo)???
Via | Design-milk
Produrre beni durevoli, sostenibili e calibrati sui bisogni di una comunità. Questo lo spirito, decisamente al passo coi tempi, con cui il duo di Forma Fantasma ha inaugurato il progetto Autarchy allo scorso Salone del Mobile.
L’idea nasce così: in un ipotetico scenario di embargo autoinflitto, una comunità produce da sola e con le proprie risorse gli oggetti di cui ha bisogno. Nascono così delle ciotole per il consumo dei cibi: prodotte da una miscela di farina e scarti agricoli, i piatti testimoniano come dal basso e con pochi materiali di partenza è possibile ottenere un prodotto bello e sostenibile. Sempre in questo spirito, sono ripensate le classiche scope di saggina, riprogettate per ottimizzarne l’usabilità.
Impeccabile, come abbiamo già avuto modo di dire, la composizione formale della loro istallazione, una celebrazione della semplicità che di semplice ha solo l’apparenza, e che incarna piuttosto uno stile decisamente “rurale patinato”. Nella gallery, anche alcune immagini che mostrano il making of della collezione.
Autarchy, l’installazione di Forma Fantasma al Salone del Mobile 2010
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The Shaker Project è un sito che archivia immagini di servizi sale e pepe per la tavola. Ce ne sono di tutti i tipi, da quelli a noi più noti, ad esempio il celebre Lilliput firmato da Stefano Giovannoni per Alessi, fino a quelli bizzarri e folkloristici, come il tipico souvenir proveniente da note località turistiche. La raccolta, da sfogliare se si è alla ricerca di un’evasione leggera alla boria da ufficio, è stata realizzata da Dan Frazier.
Via | Swiss Miss
Il designer giapponese di stanza a New York Nao Tamura ha appena presentato allo scorso Salone Satelllite una nuova collezione di stoviglie in silicone. Poeticamente ispirate, a livello formale, alle foglie di ciliegio, i piatti di Seasons nascondono in realtà una aspirazione ben più alta: durare a lungo nel tempo, dimostrando così la propria sostenibilità ambientale.
Tante, e da non sottovalutare, anche le comodità pratiche: i piatti possono essere arrotolati, per essere riposti in uno spazio ristretto, e possono anche essere usati nel microonde o in forno, come anche lavati in lavastoviglie.
Via | Daily Tonic

Vinitaly non è solo un’occasione fantastica per degustare ottimo vino d’annata, ma anche una vetrina per i prodotti per la tavola legati al consumo delle bevande, alcoliche e non. Un esempio è Wice, uno stabilizzatore termico per il vino (ma si può usare anche per l’acqua) che sostituisce il tradizionale secchiello.
I vantaggi? Si risparmia ghiaccio, e quindi acqua (si calcola che sono fino a cinque i litri necessari per ogni secchiello), e si mantengono intatte le caratteristiche organolettichedel vino. Inoltre, l’etichetta non si stacca e può rimanere sempre in vista, ricordandoci cosa stiamo bevendo.
Comunicare con i piatti. Non solo a livello gustativo, ma anche con l’espressione scritta. L’idea è di Marti Guixè, che ha pensato di introdurre dei veri e propri messaggi anche sulle portate della tavola; complice Alessi, azienda da sempre attenta all’evoluzione della fruizione e della conviviabilità dei cibi.
Nei prodotti della linea Communicator, due ciotole e un portapenne, le frecce e i punti esclamativi sono infatti delle superfici per lasciare note ed esprimere i propri pensieri, proprio come i ballon dei fumetti.
Via | Dezeen
Lukas Peet è tra quelli -pochi, al giorno d’oggi- che considerano il design come un’attitudine meramente formale. Una continua indagine sul senso della proporzione, un dialogo incessante con le opportunità del materiale, per un’estetica che non pregiudichi l’ergonomia dell’artefatto.
Nel suo ultimo lavoro, un set di posate che si chiama Shape/Form, l’individuazione della dimensione perfetta passa attraverso un processo progressivo di ricerca sulla forma, come testimonia la sequenza di immagini pubblicate sul sito. Modellate per intaglio su legno, e senza ricorso a software 3d, le posate vengono quindi realizzate in porcellana e argento nella loro versione finale.
Via | Luxury Culture
cut bk from ariadne ax on Vimeo.
Joel Bukiewicz è uno “knife maker”. O se preferite, uno knife designer. Completamente autodidatta. Vive a Brooklyn, dove nel suo atelier crea e collauda coltelli artigianali sperimentando nuove tecniche e materiali. Tra i clienti del suo marchio, CUT knives, anche e soprattutto i migliori chef della Grande Mela. Che evidentemente sapranno il fatto proprio, e che hanno contribuito, tra l’altro, a generare un bel po’ di buzz sul valore assoluto delle sue affilatissime lame.
Sembra, infatti, che la lista di attesa di CUT knives sia lunghissima (addirittura un anno). Tant’è che da ieri, leggiamo nel sito, Joel ha addirittura smesso di accettare ordini per interrogarsi sul modo migliore di adattare la filiera alle esigenze del nuovo millennio. Si starà preparando a rivoluzionare le sue macchine da carpenteria? Dopo il salto, una piccola immagine dei coltelli in lavorazione.
Via | Gastronomista
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Al team di Atelier NL è venuto in mente un concept bizzarro: girare tra le fattorie dell’Olanda per prendere da ogni terreno un po’ di argilla, classificandola come si trattasse di un reperto archeologico e realizzandone una nuova serie di complementi d’arredo. Ci si potrebbe chiedere: perchè? E la domanda non sarebbe neanche troppo senza senso. L’argilla certificata ha più valore, o più fascino, di una senza certificazione?
Sia come sia, il risultato formale della Collezione Drawn from Clay è comunque molto bello, e vale uno sguardo solo per il sapore sofisticato nascosto dietro un’apparenza volutamente rude e non patinata. La collezione si è aggiudicata il Re:Vision Design Award indetto dal giornale Modern Painters.
Via | Dezeen
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