
Difficile - se non impossibile - riassumere questa edizione 2012 del Fuorisalone. Relativamente semplice identificare invece quello che è stato il luogo dove scovare le proposte più interessanti. Il “Temporary Museum for New Design” ha largamente mantenuto la promessa di Gisella Borioli: quel “meno fiera e più museo” che ha unito per il quarto anno grandi nomi e nuove, valide proposte grazie alla direzione artistica di Giulio Cappellini.
Aggirarsi lungo la direttrice del tema (”Telling a Story”) ha significato scoprire grandi progetti come quelli ospitati dallo spazio di Canon (davvero suggestivo il reticolo di migliaia di corde di pianoforte di “Spring” all’interno dell’esposizione “Neoreal In the forest“) e realtà più giovani come quelle del Creative Space della Serbia, unite in un circuito virtuoso con le imprese locali che hanno messo in produzione i lavori scelti grazie a un concorso.
Natura e sostenibilità come linee guida costanti: sia nella imponente installazione “Inspire” di Foscarini con la scenografia curata da Vicente Garcia Jimenez e i video di Massimo Gardone, che negli allestimenti minimal ed essenziali dello spazio svedese. E ancora lavoro e ricerca sui materiali, ben sintetizzati dalla commistione di fibra di carbonio e rivestimento in alcantara della sedia di Toshiyuki Kita (che ha segnato un ritorno del Giappone insieme ai dieci anni celebrati da Nendo con Oki Sato e Akihiro Ito) o dalla collettiva del Danish Design Centre che ci ha traghettato negli spazi più vitali e vicini al mondo dell’arte dell’Extension al Superstudio 13 di via Forcella con lo urban living di Howe, ma - soprattutto - con il Dennis Pop-up Design Center: artigianato e sperimentazione all’aria aperta per seguire il processo di realizzazione dei prodotti on-demand.
Brand brand brand. E, ancora, tecnologia tecnologia tecnologia. Ecco quanto salta all’occhio visitando gli spazi sempre più rarefatti e curati di Superstudio, grande cuore pulsante di Zona Tortona che mantiene saldamente il ruolo indiscusso di centro nevralgico dell’intero distretto. Quest’anno, come da previsioni, più tranquillo e ordinato di come ce la ricordavamo, e forse per questo più piacevole da fruire con tranquillità e concentrazione.
Ma torniamo a Superstudio, dove a farla da padrone con due installazioni spettacolari sono due marchi ipertecnologici, Canon e Samsung. Capaci entrambi di subordinare gli straordinari strumenti tecnici a disposizione all’espressività di concept molto vicini alla quotidianità sia trascendentale che domestica, e per questo capaci di toccare le corde di un pubblico quanto più vasto e internazionale.
Grandi brand e grandi installazioni pure per un’altra presenza da tempo di casa, quella di Foscarini, che allestisce un’installazione antologica dove i propri pezzi storici “suonano” ad intermittenza dando vita ad un intenso e spettacolare concerto di luce. Altra chicca da non perdere, lo spazio di Alcantara, non fosse altro perchè l’ingresso allo stand -e non vi svelo come- ha tutta l’aria di un passaggio in un’altra dimensione. Infine, una menzione a De Ponte per il cocoon di La Perla, e a Diesel per il nuovo tocco shabby chic.
Un altro anno all’insegna del Succesful Living. E’ quello che, dopo l’esordio del 2009, ci ha riproposto Diesel nei giorni del Salone del Mobile. Declinandolo la propria visione della casa e dell’ufficio secondo nuove ispirazioni e confermando le partnership già precedentemente instaurate, tra cui quella con il marchio italiano Foscarini.
Quali le novità presentate dai due per l’illuminazione? Si chiamano Tool, Pet e Perf, e giocano rispettivamente con una reinterpretazione molto libera dei temi del work-wear, dei fumetti dark e del contrasto tra tradizione e innovazione. Da sospensione, da terra o da lettura, le lampade non sono certo pensate per un inserimento mimetico, ma per dire la loro personalizzando con carattere gli ambienti dove vengono collocate.
Tra i nuovi prodotti, anche gli sviluppi delle proposte dello scorso anno, Graf, Rock, Stud e Trip.
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Blu Klein. Ma anche blu cobalto, blu olandese, acquamarina. Questa la cornice cromatica scelta da Paola Navone per allestire, negli spazi di Superstudio, la presentazione della nuova collezione di Barovier&Toso nei giorni del Salone.
L’ambiente, tra i più suggestivi della settimana milanese, si costruisce sul contrappunto tra il lusso delle lampade in vetro e la povertà dei legni vecchi e del ferro arrugginito usati nella scenografia. Simboli, anch’essi, dell’isola della laguna di cui il marchio è originario, Murano.
Tra i pezzi in mostra, anche un abat jour a forma di omino disegnato nel 1927 da Ercole Barovier per il figlio Angelo e qui riproposto in edizione limitata.
L’installazione di Paola Navone per Barovier
Continua a leggere: Blu: l'allestimento di Paola Navone per Barovier&Toso
Impossibile riassumere in un solo post quanto di meglio abbiamo visto all’anteprima stampa di Superstudio. Meglio dunque, per il momento, rimandarvi ad una serie di istantanee scattate tra uno stand e l’altro (o meglio dovremmo dire tra un’installazione e l’altra), in attesa di un approfondimento capillare delle novità più sensazionali come delle chicche nascoste.
Qualche impressione a caldo? Bellissimo l’allestimento di Paola Navone per Barovier&Toso. Bellissimo Diesel, sia per le novità in catalogo che per la ricerca nello styling. Molto bello anche Flos per le sue nuove proposte minimali tra cui spicca, anche solo per l’effetto repetita juvant, la lampada Kelvin T LED di Antonio Citterio. Interessantissimo anche Tom Dixon, con i suoi video in 3d e i factory worker all’opera nell’assemblaggio delle lampade in mostra. E, negli spazi dell’Ex Ansaldo, con la loro patina underground, un plauso alla divertente installazione di Felice Limosani e alla collezione di Moustache (chapeau).
Le anteprime di Superstudio 2010
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Il brand Plus+ propone in anteprima al Fuori Salone una serie di poltrone e divani realizzati dalla giovane designer italiana Francesca Madera. Questo progetto si chiama Cocoon, le sedute sono realizzate con materiali riciclati e quindi eco-friendly.
Il materiale base per la realizzazione di questi prodotti è la canapa al naturale, proposta con svariate tipologie di stampe a pressione che danno un senso di “vissuto” a questi prodotti. Alcune delle texture sono infatti stampe prelevate da riviste e giornali d’epoca.
Oltre alla canapa sono utilizzati altri materiali come il lino e il feltro, inoltre questi prodotti sono tutti lavabili e impermeabili. Non ci resta che andare in zona Tortona presso Superstudio Più, e provare a vedere se questi divani e poltrone ecologiche sono anche comode.
Via | vera classe
Bulgaria, soviet, balkan folk: queste le chiavi di lettura per accedere all’universo inedito di Design Apparat, tra gli esordi da segnalare per l’edizione 2009 del Salone del Mobile.
Un mondo, quello di Apparat, che si definisce attraverso un percorso certamente originale: l’ispirazione, solo apparentemente retro, è quella del design bulgaro dell’epoca soviet, fatto di linee essenziali, funzioni univoche e forte impatto materico con la ricorrenza di legno, ferro, cemento. Il progetto, però, taglia corto con qualsiasi velleità vintage o recupero ostalgie, prediligendo una rilettura integrale di forme e suggestioni che danno vita ad una nuova sintesi di stile, organica e di classe (in tutti i sensi?), come il titolo dell’evento al Salone, “21st class objects”, sembra suggerire.
Design Apparat si sviluppa attraverso il sodalizio tra due produttori bulgari, Nido e Valiyan, e il designer Mirko Tattarini di Lagos Design Studios, già attivo da tempo in quest’area dei Balcani. Ogni mobile, prodotto in filiera corta e con materiali locali presso il distretto del mobile di Sofia, catalizza in sé una piccola storia. Bo, contenitore a parete, è ispirato alla rilettura dei bowindows di epoca ottomana, mentre Secret, appendiabiti dotato di impianto di illuminazione Led, ricorda i capitonné che rivestivano le porte degli edifici pubblici, una modalità per attutire e contenere, in un mondo da guerra fredda, vizi e segreti inconfessabili.
La collezione sarà in mostra presso il Temporary Museum for New Design, sezione “Discovering other worlds, other ideas”, presso gli spazi del Superstudio Più.
Via | Designandstyle
Continua a leggere: Design Apparat, quando il progetto diventa post-soviet

Per la prossima edizione del Salone del Mobile milanese, il Superstudio cambia pelle e guarda alle nuove tendenze. Il “Temporary Museum for New Design 2009″, questo il nome della promettente novità, è una formula inedita che raccoglie progetti di ricerca orientati alla sperimentazione, capaci di anticipare tendenze e habitus culturali dei prossimi anni.
Tre le location su cui si articolerà l’esposizione, con un trenino ecocompatibile a fare da collegamento per la gioia degli affaticati visitatori. Presso il Superstudio Più verrà allestita la sezione “International Panorama”, di cui farà parte la costola “Discovering other worlds, other ideas”, ubicata nel basement e riservata a designer e paesi emergenti. Al Superstudio 13 di via Forcella, “Italians: new perspectives”, riserva indiana per italiani vecchi e nuovi.
Quanto alle presenze, nomi noti e promesse emergenti condivideranno declinazioni diverse di un medesimo approccio visionario. Tra i Big, oltre alle storiche conferme quali Moooi e Tom Dixon, troveremo Felice Limosani con un’installazione per i 60 anni di Adidas accanto allo spagnolo Vicente Garcia Jiménez con un’opera luminosa e a dir poco totemica per Foscarini. Tra le new entry, invece, prepariamoci a divertirci con il mondo onirico e iper glamour della slovena Nika Zupanc, passando dalla rivisitazione soviet di Design Apparat, ispirato al design bulgaro, fino alle poetiche sperimentazioni del neozelandese David Trubridge.
Aspettative? Una grande “retrospettiva sul futuro”, con un registro che travalica la fiera per farsi esposizione e riflessione sulla cultura del design. Il progetto, ideato da Gisella Borioli, vede la direzione artistica di Giulio Cappellini.

Anche Tom Dixon comincia a rivelare qualche dettaglio delle nuove proposte che saranno ospitate presso gli spazi di Superstudio Più di Zona Tortona.
La nuova collezione si intitola “A bit of Rough” e comprende una serie di lampade tra cui “The Mirror Ball”, ispirata al paesaggio lunare e caratterizzata da materiali ed elementi high tech.
La lampada è inoltre realizzata in policarbonato ultra resistente che la rende pressochè indistruttibile.
The Mirror Ball è componibile ed il robusto supporto in acciaio su cui si basa la struttura può sostenere fino a sei palline luminose disponibili in tre dimensioni diverse.
Si viene a creare una sorta di scultura luminosa e riflettente, anche se a me ricorda anche un po’ un albero di Natale…