Questo “Enlightened Souls” è un progetto ancora in fase di lavorazione, come ammette lo stesso autore: il fotografo Fabrice Wittner che lo ha iniziato durante un viaggio compiuto nel maggio del 2011 a Christchurch, in Nuova Zelanda. È pensato come un contributo artistico e morale a un evento catastrofico: il sisma che ha colpito la zona. Con degli stancil, Wittner ha dipinto delle figure umane che ha poi illuminato per ricordare le vittime della tragedia e mostrare lo spirito di una città gravemente colpita.
Un mix di street-art e fotografia che segue un processo lungo e complesso, anche in relazione ad alcune critiche ricevute. La seconda fase è stata realizzata ad Hanoi, in Vietnam dove le immagini sono diventate quelle di alcuni bambini fotografati in alcuni villaggi del nord del paese ‘proiettate’ in alcuni dei luoghi principali della Capitale. Un lavoro emozionante e di grande impatto visivo.
Enlightened Souls: gli stancil illuminati di Fabrice Wittner









Siamo nell’ottavo distretto di Budapest, in Ungheria, dove vengono abbattuti vecchi edifici per lasciare il posto a nuovi stabili, più brutti e costruiti con materiali peggiori. I ragazzi di Merge Invisible, un misterioso collettivo impegnato nella street-art, decidono di protestare nel modo più diretto e semplice: ricordando a tutti ciò che erano le precedenti abitazioni. Tenendone traccia.
Fanno una serie di ricerche nell’archivio della città, chiedono agli abitanti del vicinato: ottengono ricordi, misurazioni catastali, informazioni utili per realizzare il loro “The Nefelejcs Project“: una sorta di ‘radiografia’ delle antiche case, che riproducono sulle pareti esterne di quelle costruite più recentemente. Antropologia culturale, architettura, street-art, graffiti: lo staff di Merge Invisible riesce (faticando non poco, viste le dimensioni e lo stato dei muri) a unire tutto questo in un’unica, splendida idea. Quella che vuole tenere viva la memoria collettiva di una città.
Lo aveva già fatto Blu lo scorso anno con il suo Big Bang Big Boom, ora la wall-painted animation trova in Italia un secondo estimatore, i milanese Pao che in occasione dell’evento Lecco Street View ha realizzato An 8 bit painted animation on wall.
Si tratta anche in questo caso di una stop motion realizzata dipingendo strato sopra strato ogni figura direttamente sul muro, i cui mattoni sono stati presi dall’artista come unità di misura per ricreare uno stile pixellato. Il protagonista è l’ormai immancabile pinguino Pao, in un’avventura in stile 8 bit dai colori molto pop.
Un’operazione ad alto impatto paesaggistico: delle forbici stilizzate e una linea tratteggiata, pittogramma che generalmente sta per “aprire qui” o “tagliare lungo la linea”, sono state dipinte poche settimane fa, con uno stencil in formato gigante, lungo la parete della diga di Matilija a Ojai in California.
A parte le indubbie doti atletiche dell’artista-free climber che lo ha realizzato, bisogna notare che negli scorsi anni la diga è stata al centro di un feroce dibattito, a causa dell’impatto e delle conseguenze della sua costruzione sull’ecosistema della zona. Un intervento ad alto valore simbolico che è stato capace di portare al centro della ribalta un problema locale, attraverso l’uso di una semplice icona universale. Sull’LA Times i dettagli della vicenda.
Via | Thefoxisblack.com

Grafica 8 bit fine anni ‘70, gioco di ruolo a risposte multiple: è questa l’idea di chi affigge manifestini agli angoli delle strade. Il tormentone è Oregon Trail, storico videogame nato nel lontano, anzi lontanissimo 1971 ed arrivato nelle varie versioni fino al 2011.
Il mezzo informatico è sostituito dal bigliettino da staccare, come nel più classico manifestino compra vendi. Nel caso visto su PlatedJeans la location è Los Angeles, ed il gioco vuole essere vagamente educativo, se non mezzo di denuncia.
Se vi capita di passare per Lisbona prossimamente, alzate lo sguardo verso i palazzi più vecchi e decadenti. Vi potrebbe capitare d’imbattervi in un graffito di dimensioni gigantesche. Sarete allora capitati sul percorso di Crono, un itinerario di urban art che si dispiega lungo le strade della capitale portoghese.
Con il patrocinio del Comune (che ha fornito le locations e gli elevatori) una serie di edifici abbandonati sono stati offerti a diversi artisti come tele bianche su cui esprimere la propria creatività. Un anno esatto, partito lo scorso giugno, quattro stagioni per sedici artisti.
I primi sono stati Os Gémeos (Brasile), Blu (Italia) e SAM3 (Spagna), poi Erica il Cane e Lucy Mclauchlan e poi i portoghesi ARM Collective. Sul sito dell’iniziativa trovate tutte le locations taggate su Google Maps per andare a rintracciarle sul posto, o una bella gallery per godervi le immagini comodamente dalla vostra postazione.
Crono, un itinerario di urban art per le vie di Lisbona

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Accoppiata inedita ma non per questo meno calzante. Da una parte il grande artista inglese Banksy, il più grande agitatore del mondo dell’arte contemporanea (e più volte sulle pagine di Designerblog) noto per i suoi lavori di street art, la sua misteriosa identità e le sue beffe colossali ad istituzioni artistiche in tutto il mondo. Dall’altra I Simpsons, qualcosa di più di un cartone animato, un cult per una generazione ampia e trasversale e soprattutto uno zeitgeist fatto di cinismo e valori familiari a cavallo del secondo millennio.
Ebbene, il duo ha fatto la sua apparizione sulla televisione americana, dove Banksy ha firmato lo storyboard e la regia di titoli di testa della puntata andata in onda ieri sera su Fox tv. Nelle immagini, al candore da sobborgo dei viali di Springfield si alterna la miseria di uno sweatshop asiatico, un oltretomba che inchioda la sua umanità alla catena di montaggio dove si producono i gadget dei Simpsons. Come dire, l’altra -e purtroppo cinicamente inevitabile- faccia della medaglia, non lontana per toni e sensibilità da quanto Banksy ha spesso denunciato attraverso le sue opere più politiche. Ancora una volta presevate, nell’impatto dirompente del loro messaggio, dalle anticipazioni della stampa e da qualsiasi genere di rumor.
Via | Laughing Squid

Dopo aver costellato i paesaggi urbani di tutta Europa con nuovi landmark iconici e poetici, Blu approda nuovamente a Berlino con una nuova opera dedicata al tema più “scottante” dell’emergenza ambientale: il global warming.
D’impatto la metafora visiva dipinta su un palazzo cittadino: dentro un’enorme clessidra, l’acqua che si forma dai ghiacci in via di scioglimento va a inondare la città sottostante. Il tempo scorre implacabile, mentre a noi non rimane che chiederci: quanto ce ne rimane prima dell’imminente catastrofe?
Via | Unurth
Lo street artist italiano BR1 lavora da un paio d’anni sul tema delle donne musulmane che indossano il velo. Osservandone le posture e gli atteggiamenti, ma appprofondendo allo stesso tempo la rappresentazione costruita i mass media, le ha ritratte e riprodotte sui muri di Torino cercando, da una parte, di restituirne la naturalezza, quanto, dall’altra, di sollecitare una riflessione sui valori simbolici che questo copricapo ha finito per assumere.
Non casuale la scelta cromatica: la saturazione dei colori utilizzati vuole rimandare a sensazioni di positività, in grado di allontanare le connotazioni negative spesso associate ad un tema controverso come quello del velo.
Via | We find wildness
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I milanesi probabilmente riconosceranno i suoi pinguini per averne visti alcuni in giro per la città negli ultimi anni. Lo street artista Pao infatti si è guadagnato una certa riconoscibilità nel tempo decorando i panettoni di cemento tipici dell’arredo urbano milanese, trasformandoli in tanti allegri animaletti.
Pao, dopo aver aperto un atelier creativo che si occupa di graphic design e comunicazione, lo Studio PapPao, si lancia in un’incursione nel mondo dell’arte ed ottiene così la sua consacrazione. La location, la galleria Prospettive d’arte, è delle più prestigiose. L’appuntamento, a partire dal 20 di Maggio, è con il Mondo Tondo di un creativo capace di strappare un sorriso.