L’agenzia KesselsKramer ha commissionato a Johnny Kelly e Jethro Haynes dei titoli di testa per “Het Klokhuis”, il più longevo show per ragazzi della televisione olandese. La trasmissione parla di scienza: è una specie di guida pratica approfondita applicata tanto all’estinzione dei dinosauri quanto al funzionamento dell’iPod.
L’idea del geniale duo di animatori e visual artist è stata di includere una tecnologia molto avanzata all’interno di uno stile di animazione tradizionalissimo come la stop-motion. Per realizzare gli oggetti sono stati utilizzati software di modellazione in 3D e progetti di stampa (sempre riportati successivamente in tre dimensioni) che poi hanno aiutato a creare le ambientazioni.
Il risultato è sbalorditivo, tanto più che, insieme alla modellazione e alla tecnica di animazione, c’è un lavoro artigianale per perfezionare i dettagli degli oggetti. Un lavoro che potete ammirare in due parti. La prima, all’inizio del post con i titoli di testa. La seconda, dopo il salto, con i titoli di coda e una gallery della lavorazione.
Foto | via
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Indovinate un po’ dove sono gli uffici di Mozilla, la software house che con Firefox ha rivoluzionato il mondo dei browser? Ovviamente a Mountain View. Non sappiamo se per le strade dell’affollata località della Silicon Valley ci siano scontri tra i dipendenti dei creatori della Volpe di Fuoco e quelli di Chrome e Opera, visto che lavorano tutti nei dintorni.
Quello che sappiamo invece è che l’azienda si è trasferita di recente con successivo e immancabile restyling degli spazi di lavoro. Com’è la nuova sede? Un po’ triste, a giudicare dalle immagini. Certo, ci sono i ’soliti’ distributori di ogni snack possibile e immaginabile, c’è una luminosa sala conferenze e tutto ha l’aria molto minimal e ordinata.
Pochi dettagli creativi, però: colori molto spenti e linee che fanno somigliare il tutto più alla sala d’aspetto di un avvocato newyorkese in voga, che al quartier generale di una delle aziende più quotate al mondo. Diamogli tempo, magari gli stessi dipendenti, tra una riga di codice e l’altra, personalizzeranno lo spazio. Intanto, una gallery per sbirciare nei vari ambienti.
Foto | Nick Nguyen via
Multitouch Barcelona è uno gruppo di interaction designers votato alla realizzazione di modi di comunicazione tra la persona e la tecnologia. Puntando sull’esperienza sensoriale delle nuove frontiere del multi touch -appunto- creano situazioni in cui, interagire in un contesto digitale, diventa un momento per riappropriarsi dell’umanità nascosta dietro ogni esperienza tecnologica.
Dita che diventano pennelli mentre un software processa pressione e velocità modificando i colori, o una versione di Space Invaders in cui al posto del tradizionale ‘cannoncino’ manovrato da un joystick, possiamo respingere gli invasori a colpi di palline di spugna colorate.
Fino all’installazione che vi presentiamo prima del post: una ironica e intelligente interfaccia grafica umana, con cui interagire osservando le risposte di un essere umano rinchiuso sotto lo schermo. Si chiama “Hi” che sta per “Human Interface”, ma anche -ovviamente- per il saluto che una persona potrebbe rivolgerci ogni volta che accediamo al nostro terminale quotidiano con il mondo.
Vi siete mai chiesti chi inventa i sistemi operativi che vediamo sugli schermi dei computer presenti nelle scene di alcuni film? Certo, ci sono orde di mele e di finestre nella maggior parte delle produzioni cinematografiche, ma quando si tratta di fantascienza o di strumentazione iper-tecnologica, capita di imbattersi in GUI (Graphical User Interface) davvero mirabolanti.
Mark Coleran è un visual designer che si occupa prevalentemente di motion graphic e effetti visuali. Nello showreel prima del post, trovate un montaggio di tutti i film per cui ha ideato le più avveniristiche interfacce. In certi casi è divertente scovare le ispirazioni, in altri è palese l’invenzione basata su tutta la tradizione del design legato ai vari mondi della fantascienza.
A Coleran (che sta lavorando attualmente per la Gridiron, software-house canadese che sviluppa l’ottimo Flow) chiederei una cosa. Perché mai nei film nessuno usa mai un mouse e siamo costretti a vedere spesso pellicole ambientate nel futuro in cui ancora si digita sulla tastiera? Lui dovrebbe sapermi rispondere.
John Kelly colpisce ancora. Dopo l’acclamatissimo (e splendido) The Seed, realizzato con la sponsorizzazione della Adobe CS4, ’stavolta è il turno dei Giochi Olimpici.
Brevissimo ed efficace, “Olympic Spirit” è l’ennesimo tripudio di carta e colori: ritagli accostati con la superba maestria di Kelly. Il video è girato interamente in stop-motion, facendo scorrere davanti la fotocamera 338 singoli collage su fogli A4, poi montati con un software per l’editing. La lavorazione è durata quattro settimane e ha visto la collaborazione di Elin Svensson, socio di Kelly.
Commissionato dalla Cole & Weber United per la International Olympic Committee è un lavoro semplice all’apparenza, complesso nella realizzazione, privo di trama, ma perfetto per trasmettere il senso di universalità e lo spirito dei Giochi Olimpici. Il capo della Nexus (una delle migliori case di produzione indipendenti in cui potete imbattervi) ha messo a segno un altro successo. Dopo il salto, il video di “The Seed”.
Continua a leggere: Le Olimpiadi secondo John Kelly: il video di "Olympic Spirit"
Un po’ macchina per vj, un po’ video game avanzato, Tagtool è un sistema assemblato per far collaborare disegnatori e animatori in tempo reale. Un disegno viene realizzato sul tablet, gestito attraverso un mixer video e un software (il Nodekit, open source) e un gamepad che gestisce e permette di manovrare le animazioni.
Semplicissimo da usare, può essere anche costruito seguendo le guide fai-da-te sul sito. Ovviamente chiunque apporti migliorie o variazioni, è invitato a condividerle con gli altri utenti. Nonostante la facilità d’uso e l’aspetto artigianale, Tagtool è il punto di forza di moltissime performance anche di alto livello.
Coordinato dalla OMA International, il progetto è stato ultimamente utilizzato durante il festival IlluminatingYork, per “Wall of light”: una serie di installazioni che hanno coperto i muri con le opere di alcuni artisti visuali.

Photoshop è per la stragrande maggioranza dei designer come una seconda casa, la stanza de fai-da-te, il surrogato moderno del vecchio tavolo degli attrezzi che i nostri padri hanno in cantina. Per il lancio della nuova versione CS4 sul mercato indonesiano, l’agenzia Bates141, con un’immagine che sta facendo il giro del mondo, ha dato forma a questa suggestione trasformando l’interfaccia del software in un banco da lavoro, con scaffali, cassetti, tavolozze, tutto realizzato con scatole di cartone.
“Real as it gets” (tradicibile all’incirca “reale come tutto ciò che realizza”) è l’efficace pay-off: la tridimensionalità dona un che di poetico alla quotidianità della routine lavorativa. Su flickr poi, trovate un’interessante gallery con immagini del making of. La campagna è stata commissionata da: Software-asli.com software reseller, agenzia: Bates141 di Jakarta, direttore creativo: Hendra Lesmono, art director: Andreas Junus, Irawandhani Kamarga, copywriter: Darrick Subrata, fotografo: Anton Ismael.
Via | Ibelieveinadv.com
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Oggi una segnalazione che vale doppio: Pixelmator infatti ve lo propongo sia per il valore estetico del sito, che per il software che propone. Si tratta di un editor di immagini per Mac OS X basato sui livelli, che almeno sulla carta sembra molto figo. Ad una prima occhiata sembra ricalcare le impostazioni di Photoshop ma con un feel davvero fresco e simpatico. Il costo è di 59 euro.

Arriva sempre il momento nel quale alzando la testa dal pc e guardandoci intorno decidiamo che la nostra stanza non fa più per noi. Vogliamo cambiare tutto e non sappiamo da che parte incominciare? Qui entra in gioco Design My Room, ovvero una community virtuale di…disegnatori di stanze (oddio suona meglio arredatori di interni).
Si comincia creando un progettino da zero, usando le stanze di esempio o uploadando una foto della propria. La si arreda via software scegliendo tra centinaia di personalizzazioni, dal tipo di pavimento al divano (ognuno con prezzo rigorsamente elencato), e già ci si fa un’idea di come il nostro buco potrebbe diventare un castello.