
Come ha dimostrato con la discussa campagna di guerrilla marketing in Austria, Ikea non si è mai tirata indietro quanto a voglia di stupire e ‘invadere’ gli spazi pubblici con la forza del suo brand (e dei suoi prodotti ormai presenti ovunque).
‘Stavolta ci riprova in Francia, sfruttando uno dei luoghi-simbolo della quotidianità transalpina: la metropolitana di Parigi. Dal 10 al 24 marzo infatti, quattro stazioni della metro sono state ‘arredate’ con i famosi mobili della ditta svedese. Rispettivamente alla stazione “Champs Elysées Clémenceau” della linea 13, a “St Lazare” sulla linea 12, a “Concorde” sulla linea 8 e alla fermata “Opéra” della linea 8. L’azienda aveva già tentato qualcosa di molto simile su un treno della linea urbana di Kobe, in Giappone.
Lo scopo dichiarato è quello di lasciare che i potenziali acquirenti sperimentino in prima persona la qualità e la comodità dei mobili, soprattutto in un momento in cui magari, presi dalla stanchezza di una giornata lavorativa che inizia o finisce, possono ricavarne maggiore beneficio. I grandi poster alle pareti, completano l’arredo con il resto degli ambienti suggeriti dal design degli oggetti. A questo indirizzo, una gallery degli allestimenti.
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A Berlino, e più precisamente nel quartiere di Kreuzberg, c’è un negozio animato da una missione tutta particolare: dare nuova vita ai vecchi cassetti di dispense, cassettoni, cassettiere & co., quelli che normalmente prendono la via della spazzatura in occasione della prima vera ristrutturazione di un vecchio appartamento.
L’idea di Schubladen, indubbiamente originale nella sua vocazione così specifica, è venuta a Franziska Wodicka, la quale oltre al recupero dei vecchi pezzi si è occupata di assemblare e montare i cassetti su mostre e strutture di legno completamente nuove. Da visitare, per curiosità , se si è in visita nella capitale tedesca, o magari da copiare anche solo per valorizzare qualche vecchio pomello retro ormai introvabile.
Via | Stilsucht
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A quanto pare, il mondo giapponese dei punti vendita è alla ricerca di nuove formule commerciali in grado di avvicinare a sé un consumatore dagli orientamenti dinamici e dal portafoglio ristretto. E c’è chi, è il caso di Issey Miyake, per seguire il trend spariglia le proprie collezioni per dare vita ad un nuovo marchio, “24 Issey Miyake“, caratterizzato da pezzi basic, un costo contenuto e venti nuovi colori studiati per dare carattere ai capi.
Lo studio Nendo è stato incaricato di progettare il layout per l’allestimento del punto vendita, per il quale ha studiato alcuni espositori realizzati ad hoc ed ispirati allla fisionomia dei minimarket giapponesi, a quanto pare molto diffusi soprattutto nella vendita a tutte le ore di cibo confezionato. Tavolini bassi, espositori e stand, realizzati in semplice tondino di ferro dipinto di bianco, valorizzano per contrasto il colore delle confezioni e permettono di adattarsi alle planimetrie che caratterizzano ogni singolo corner 24, spesso ubicato all’interno di un più vasto centro commerciale. Il risultato? Una volumetria semplice ma d’effetto, a cui non sarebbe male ricorrere anche nel campo dell’arredamento domestico.
Via | Daily Tonic
Lo showroom Issey Miyake con i mobili di Nendo



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Dal 22 al 25 ottobre, Milano ritrova l’energia dei giorni del Salone del Mobile per una nuova overdose di design, intrattenimento e cultura che prende il nome di Milano Design in the City. Coinvolti nell’operazione più di 50 showroom di design, a cui si aggiungono i numerosi locali, gallerie e design hotel per un’offerta che punta allo shopping senza mettere in secondo piano la valorizzazione del patrimonio progettuale cittadino.
La manifestazione, curata da Design Partners, ruota intorno al tema della “La Fabbrica dei Sogni”: il titolo, che già ricordiamo nell’omonimo libro di Alberto Alessi, richiama qui l’importanza del design come fattore centrale per la ricerca di un rinnovato benessere e qualità della vita. Tra gli eventi in calendario, porte aperte sabato 24 negli studi milanesi di architettura e progettazione. Alla Rinascente, invece, inaugurazione di una mostra sui 50 oggetti vincitori del Compasso d’Oro.
Via | Design Partners

Il marchio italiano Stefanel rinnova il layout del proprio negozio di Francoforte e lo fa affidandosi allo studio di design inglese Sybarite, già distintosi per il bel lavoro svolto per Marni.
Tra gli obiettivi, anche la valorizzazione della qualità dei capi in maglieria, non sempre messi in risalto dalla consueta esposizione su scaffale. Per questo, Sybalite si è inventato un inedito concept: inserire dei manichini nei nuovi espositori modulari realizzati in GRP lucido e acciaio cromato.
Il risultato, molto pulito e gradevole anche grazie alle ampie superfici luminose a soffitto, ha lasciato tutti soddisfatti: Sybarite, non a caso, sta lavorando sulla revisione generale, attualmente in corso, di tutti gli store del gruppo. Che utilizzeranno a quanto pare gli stessi espositori modulari impiegati per questo negozio-pilota.
Via | Crib Candy
Foto | Marco Zanta
Il nuovo showroom Stefanel-sybarite



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“Non è un negozio, è un’esperienza. Non è un decoro e non è un artwork, ma è senz’altro una forma di espressione. Spetterà alle persone farsela propria. La mia gioia più grande sarebbe se intraprendessero un viaggio immaginario nelle loro teste”.
Una sorta di trip? Così il designer e artista multidisciplinare Arne Quinze parla del suo ultimo lavoro-creatura, gli interni appena inaugurati del mitico concept store l’Eclaireur a Parigi. Un punto di riferimento imprescindibile per lo shopping parigino già dagli anni ‘90, quando il negozio fu tra i primi a lanciare marchi poi divenuti celebri come Dries van Noten, Dubreuil, Girbaud, Hussein Chalayan, Martin Margiela, Prada.
Per ricreare un mondo onirico, centrato non tanto sulla merce quanto sull’emotività dell’esperienza offerta dalla visita alla location, Quinze ha ricreato una sorta di mondo fantastico, quasi uterino, rivestendo i locali con scarti assemblati di assi di legno frammiste ad altri materiali di scarto. Inseriti nell’anomala boiserie, 147 monitor mostrano gli occhi un po’ languidi della moglie di Quinze. Nel negozio anche l’anteprima francese dell’attesissimo Microsoft Surface.
Via | Dezeen
Foto | Dave Bruel
Lo Showroom Eclaireur progettato da Arne Quinze
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Lo showroom del marchio Vitra a San Paulo gioca con l’estetica dei materiali edili in maniera un po’ estrema: mentre l’uso del cemento dilaga sulla facciata e nello spazio interno, rivestendo non solo il pavimento ma anche le pareti, il muro di cinta del cortile interno è realizzato con una rete metallica volutamente mangiata dalla ruggine.
L’impatto è certamente scenografico, complice l’altezza del padiglione, il sapore un po’ industriale del luogo e un’illuminazione capace di valorizzare lo spazio ed i prodotti in esposizione. Tra cui non potevano mancare i grandi classici Vitra, dalla Panton Chair fino alla Coconut Chair di Nelson. Il progetto è stato curato dall’architetto Marcio Kogan.
Via | Daily Icon
Lo showroom Volume B a San Paulo
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Ha aperto recentemente a Londra il primo negozio monomarca di Tom Dixon. Il punto vendita, dedicato esclusivamente alle creazioni del designer britannico, è stato progettato dallo Studio Toogood riproponendo una tipologia allestitiva che abbiamo già osservato in occasione dello scorso Salone del Mobile a Superstudio.
Lo spazio espositivo è stato concepito come un palcoscenico in grado di guidare il visitatore alla scoperta della collezione. Simbolo per eccellenza del concept, il nastro adesivo arancione che segna, sul pavimento, il percorso da effettuare all’interno dello showroom.
“Shop”, questo il nome essenzialissimo scelto per il negozio, si trova in un vecchio magazzino riconvertito a Portobello Dock. Accanto al negozio, anche gli uffici di Dixon e un pop-up restaurant.
Via | Dezeen
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Nuove tendenze nei punti vendita tra i temi caldi dell’edizione 2009 di Abitare il Tempo. Un argomento, questo, senz’altro di grande attualità , visti i tempi di crisi e la conseguente necessità , da parte degli showroom, di aggiornarsi per captare una domanda che si fa più incerta e allo stesso tempo consapevole e selettiva.
Quali i dati emersi dal convegno Il Negozio del Futuro? Uno su tutti il letimotif: ad un consumatore più frugale e attento deve corrispondere un punto vendita in grado di puntare tutto sul “valore”. Valore, appunto, più che qualità , parola spesso abusata e difficilmente in grado di esprimere la richiesta di coinvolgimento a 360° avanzata dai clienti. I quali sono alla ricerca di un punto vendita magnetico, capace di definire la propria identità , di comunicarla, di affermarla come luogo di proposte diversificate sempre legate ad una gamma ragionata di servizi. Coniugando cultura e aspetti emozionali.
Menzione d’onore poi, al piccolo negozio superspecializzato, senz’altro il simbolo, in tempi di design galleries e esposizioni temporanee in costante proliferazione, della capacità di ricerca e della velocità di sintonizzazione con i gusti sempre più dinamici del pubblico.
Foto | Abitare il Tempo
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Una carriera iniziata come vetrinista a Barcellona e approdata a Londra confezionando alcune tra le vetrine più originali della capitale inglese. Ion Ander Beloki è il fondatore di Ja! studio, agenzia specializzata nell’allestimento di concept provocatori per quei brand disponibili alla sperimentazione fuori dai canoni consolidati.
Un esempio? Le vetrine di Loreak Mendian, il marchio di abbigliamento basco che ha scelto, per i suoi monomarca, di lanciare ogni mese una vetrina diversa slegata dal prodotto e giocata sulla combinazione libera di idee sorprendenti, scultura e elaborazione grafica.
Tra i progetti futuri di Ja! Studio, il sogno nel cassetto di appiccare il fuoco in uno showroom al momento dei saldi. (Speriamo per assecondare un istinto creativo e non certo piromane).
Via | Yatzer
Foto| Ion Ander Beloki