Oggetti tridimensionali realizzati per servizi fotografici, packaging esclusivi come quello della vodka Sminoff, ali di carta per le vetrine di Hermès e poi brochure pop-up, e libri che sembrano sculture: la produzione del designer australiano Benja Harney è multiforme ma privilegia la carta come unico materiale da plasmare e declinare, in tutte le sue forme.
Si definisce “paper engineer” e dichiara d’essere autodidatta: tutta sua l’idea quindi di utilizzare costruzioni di carta per illustrare qualsiasi cosa, per creare set illusori in cui mettere in scena qualsiasi tipo di prodotto, per creare mondi che si dispiegano al solo voltar pagina.
La via scelta da Benja Harney è un modo piuttosto singolare di declinare una professione come il set designer, così come anche la sua produzione di libri pop-up si distingue dalla maggior parte di questo genere di pubblicazioni per lo più dedicate a storie per ragazzi. Se il suo profilo vi sembra interessante, qui trovate anche una lunga intervista.
Il set design, lo styling, che sia per servizi fotografici o per installazioni temporanee, è una delle discipline nella sfera del design, in cui la creatività può avere più libero sfogo, giocando con materiali, forme e colori senza avere vincoli di funzionalità o durevolezza.
Jiggery Pokery è il giovane studio fondato dalle londinesi Anna Lomax e Lauren Davies che sono art director e set designer per riviste e brand di moda. L’uso sfrenato del colore, di oggetti gonfiabili, palloncini, pignatte e ghiaccioli, assicurano alle ragazze un effetto che non esitano a definire di “ottimismo ossessivo”.
Via | Sharesomecandy.com
Una piccola scoperta sugli interni futuristici di Arancia Meccanica (e una scusa per rivedersi le immagini del film), a trentotto anni di distanza da quando Stanley Kubric girò questo capolavoro che rimane, anche sotto il profilo dell’allestimento cinematografico, uno dei massimi riferimenti del genere.
A dispetto di un look&feel da futuro prossimo, tipico di un genere fantascientifico che impone allestimenti in studio realizzati ex novo, tutti gli interni ripresi corrispondono a location realmente esistite. Unica eccezione, il Korova Milk Bar, progettato ad hoc per rispondere alla descrizione del romanzo del 1962 di Anthony Burgess.
Filo rosso dei fotogrammi, l’uso vistoso e optical di tutti i rivestimenti, dal black&white del pavimento alle carte da parati dai colori audaci. Bellissima anche quella cromata ispirata, a quanto ci dicono da Apartment Theraphy, all’antica Roma.
Via | Apartment Theraphy

Possono vantare le collaborazioni più prestigiose del momento, dal New York Times, a D Casa, a Elle Decor International, a Case da Abitare. Tutto merito dell’originalità e del vigore del proprio portfolio di lavori, che ha reso il duo milanese di Studio Pepe, al secolo Arianna Lelli Marni e Chiara di Pinto, il riferimento più in voga tra le stylist, set designer, creative (a voi la scelta) del momento.
La formula di tanto successo? La scelta di location non scontate, grazie anche ad un’ispirazione che travalica ogni specificità di genere, e un mix&match ironico e sempre molto colorato, di cui stupisce la capacità di reperire oggetti assolutamente non scontati. Come per le immagini che vediamo nella gallery, che, ad esempio, mettono insieme nel contesto di un interno borghese un peluche king size ad una porta verde fluo in stile 5.5. Tra i progetti futuri, si parla anche di una nuova linea di mobili e complementi d’arredo con alcune delle aziende di riferimento per il Made in Italy contemporaneo.
Via | Yatzer
Foto (in ordine di pubblicazione) | Karrin Nussbaumer, Andrea Garuti, Karrin Nussbaumer, Bachaus/Anni, Andrea Garuti
Continua a leggere: Studio Pepe, le stilist dell'inaspettato
Tomi & Cherry realizzano spettacolari servizi di moda e pubblicitari, in cui le competenze di uno, fotografo e dell’altra, illustratrice e visual designer, si mescolano e sovrappongono nel creare le ambientazioni perfette per ogni scatto. In coppia infatti tengono sotto controllo tutti gli aspetti del lavoro creativo, dal set design all’art direction alla fotografia vera e propria.
La loro estetica è un’esplosione di colori fluo, un po’ revival anni ‘80, un po’ new rave, tendenza che nell’ultimo anno ha preso piede, partendo dal mondo musicale, per approdare alle pagine patinate dei magazine. La loro base è a Buenos Aires, Argentina, ma il loro lavoro li porta costantemente in giro per il mondo, lì dove le cose accadono. Ci credereste? Il loro sogno è poter fare videoclip…
Via | Shift.jp.org
Quello di Wendy Plovmand è un mondo davvero eclettico e colorato. Date uno sguardo al suo portfolio. La sperimentazione è evidente e anche una notevole passione per i mix di influenze, stili, oggetti disegnati a mano, collage e disegni digitali, utilizzati per dar vita a editoriali fashion, set design, sketchbook, T-shirts e incantevoli e intricate illustrazioni per ogni genere di superficie.
La designer vive e lavora a Copenaghen, si reca spesso a New York e Londra per seguire, lavori, progetti e ispirazioni, come non ha paura di seguire un’idea sussurrata da una foto, un disegno o una parola, meglio ancora se riesce ad usarli tutti.
Qualsiasi altra cosa vi dicessi non restituirebbe mai il suo stile quanto i suoi progetti, quindi non vi accontentate della mia gallery e correte a guardare la sua.
Via | Theartbook.com

La giovane londinese Fred Butler è una props stylist e designer di accessori realizzati su misura. Il suo lavoro consiste nell’assemblare oggetti di scena e creare ambientazioni per stylist e fotografi, allestire set e catwalk per raccontare una collezione, un personaggio, uno stile o una tendenza.
E’ un lavoro completamente basato su suggestioni, su accostamenti di materiali e colori, per ricreare la giusta atmosfera e dare anche solo a colpo d’occhio la percezione di quale sia la tendenza in atto. Fred Butler lo fa con il suo stile, pop, colorato, eccessivo, glitteroso.
Continua a leggere: Gli accessori da passerella di Fred Butler

Australia, il nuovo film di Buz Luhrmann interpretato da Nicole Kidman, si preannuncia come una delle novità cinematografiche più spettacolari del prossimo anno.
Un motivo in più per vederlo? Il promettente lavoro della set designer Catherine Martin. Già scenografa di Moulin Rouge, in questa pellicola la Martin rievoca ambientazioni che spaziano tra un impostato stile coloniale e un selvaggio country melo. Il massimo per gli appassionati di film in costume, che potranno rifarsi gli occhi tra algidi abiti da inglese aristocratica, romantiche case shabby chic e accampamenti da primo novecento nell’outback australiano. Tutti set caratterizzati dalla più scrupolosa attenzione al dettaglio.
Niente male neanche il sito ufficiale del film: font retro e video a tutto schermo per un’esperienza quasi cinematografica sul monitor del nostro computer.
Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.
Gli ospiti di oggi sono Chiara Di Pinto a Arianna Lelli Mami, le industrial designer che hanno fondato lo Studio Pepe di Milano.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Siamo Chiara Di Pinto a Arianna Lelli Mami, ci siamo conosciute al Politecnico di Milano dove ci siamo laureate entrambe in disegno industriale. Due anni fa abbiamo fondato lo Studiopepe che si occupa di progettazione e styling per l’editoria e per le aziende. Progettiamo e realizziamo servizi fotografici che vengono pubblicati su riviste che si occupano di Interni e Design come New York Times Style Magazine, Case da Abitare, Velvet, D la Repubblica, Elle Decor Italia e UK . Il nostro approccio è interdisciplinare, le ispirazioni e le suggestioni di stile dalle quali realizziamo i nostri servizi possono venire da qualsiasi cosa: dal lavoro di un artista ad una piccola installazione spontanea per strada. Il nostro approccio è libero dalle convezioni. Ci piace progettare in maniera maniacale il nostro lavoro, ma anche essere aperte a cambiare direzione in corso d’opera.