
Sembra sia esplosa una vera e propria mania: quella di sedersi sulle lettere. Poco tempo fa vi avevamo segnalato “ABChair”, le sedie-alfabeto di Roeland Otten che, seppure bellissime, presentano non pochi problemi in termini di realizzazione, visto che non sono destinate a una fascia di prezzo economica.
Ora arrivano due nuovi esempi di sedute ricavate dalla versione tridimensionale delle lettere. La prima ce la propone Sascha Grewe per Artcanbreakyourheart, con degli sgabelli coloratissimi, destinati ai più piccoli e cavi all’interno per essere sfruttati anche come contenitori.
La seconda invece è di Hastell ed è una “a” in Helvetica LT bold, con tanto di ‘lower case’ per tenerla meglio in equilibrio. Oggetto raffinato e -a quanto pare- interamente realizzato in legno. E’ in vendita in edizione limitata a £799, per il momento solo nel Regno Unito.

Sono ancora un prototipo (anche perché produrne autonomamente 26 comporterebbe una spesa non indifferente), ma qualcosa ci dice che queste “ABChairs” non tarderanno molto a trovare una ditta disposta a investire per metterle sul mercato.
Le ha realizzate Roeland Otten, un designer di base a Rotterdam, che aveva già esplorato l’idea di unire alfabeto e arredamento con delle mattonelle decorate con le lettere. Le “ABChairs” com’è evidente dal nome, sono invece sedie, ognuna diversa dall’altra, tutte ottenute con moduli curvi di plastica nera.
Bellissimo lo studio dietro la possibilità di seduta offerta dal modo in cui si articola la lettera nella sua versione tridimensionale. E’ possibile ordinare alcuni prototipi in edizione limitata. Dopo il salto, la gallery coi render di alcune delle sedie.
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Presentato allo scorso ICFF di New York, il progetto “+” del designer di San Pietroburgo Yaroslav Misonzhnikov rivede i parametri di comfort di una sedia comune attraverso l’aggiunta di un insolito accessorio: un coprispalle in feltro da avvolgere intorno al corpo per proteggersi dal freddo dei lunghi inverni russi.
La copertura, un antidoto al look da befana che caratterizza -lo dico per esperienza- molti lavoratori al computer, lascia libere le braccia in tutti i loro movimenti, e può essere prontamente rimossa all’arrivo della stagione estiva.
Via | Dezeen
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Spettacolare azienda che si occupa di rappresentare e promuovere molti dei migliori designer che realizzano mobili per bambini, Clever Tomato ha come mission principale quella di ‘allontanare’ i genitori dalle scelte troppo spesso banali che offre il mercato ‘di massa’.
Altro intento -riuscitissimo- è di ispirare e stimolare la creatività e l’occhio dei più piccoli (e diventare magari anche una fonte di ispirazione per i genitori stessi). La gamma di prodotti proposta è davvero di altissima qualità. Sia per quanto riguarda i materiali (atossici e ecocompatibili: prevalentemente legno verniciato con colori molto accesi), sia per il design dei mobili.
Si va dalle sedie “adirondack” ai tavoli su cui disegnare con i gessetti. E ancora culle, letti, cuscini e decorazioni per le pareti. Tutto in uno stile minimale ma niente affatto noioso, curatissimo nei particolari e attento alla sicurezza dei dettagli. Trovate una gallery dopo il salto.
Continua a leggere: Clever Tomato: l'arredamento che ispira i più piccoli (ma anche i genitori)
Un giorno morirò. Prevedo una fine drammatica con fuochi d’artificio, un po’ di dolore e tanta musica selvaggia. Ma dopo… sarà il silenzio… silenzio per un bel po’…
Marcel Wanders ha deciso di lanciare con una sorta di epitaffio la sua nuova (auguriamogli non ultima…) creazione per Moooi. Si tratta della linea di sedute imbottite Monster, composte da una sedia, un divano ed un cuscino in pelle nera trapuntata. In rilievo, la faccia di un mostro spiritato dal tratto un po’ cartoon. Abituati all’ironia leggera che ha sempre caratterizzato il marchio, questo inedito tono funereo ci sorprende: che cosa agiterà la mente del designer olandese?
La Monster Chair di Marcel Wanders per Moooi
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Praticamente una sfida. Poi -certo- anche un’esibizione e un lavoro di design e di arredamento. Prima di ogni cosa però, questo “24 hour chairs” è una sfida. Al tempo, alla creatività e alla materia in questione: il legno. Un tour de force autoimposto che ha dato notevoli risultati.
Andy Hall è un designer di Chicago che ha fondato Hall Manufacturing la sua piccola ditta con cui propone oggetti di arredo e mobili, tutti molto particolari e con un approccio ai materiali sempre assolutamente personale.
Il 22 gennaio di quest’anno, Hall si è lanciato in un’impresa: progettare e costruire una sedia ogni ora trascorsa nello spazio che ha poi ospitato l’esibizione “Pop-Up Art Loop” di Chicago. Quattro sedie al giorno, per sei giorni. Ogni ora un progetto veniva disegnato e poi completato realizzando un prototipo. Praticamente una giornata di lavoro distribuita in meno di una settimana.
Continua a leggere: "24 hour chairs" di Andy Hall: quattro sedie al giorno, per sei giorni
Nuovi connotati per la storica Navy Chair, la sedia della marina statunitense diventata un’icona del design del secondo Novecento. Emeco, la storica azienda produttrice, ha infatti annunciato che per la nuova Emeco Ice Cube rinuncerà all’alluminio, materiale privilegiato di tutto il catalogo aziendale, per dirottare invece sull’uso della plastica.
Ma la novità, già di per sé interessante, non è finita qui: sarà Coca-Cola, infatti, a fornire la materia prima offrendo ad Emeco le sue bottiglie da riciclare, 111 per ogni sedia in produzione. Distribuita sul mercato a partire dal prossimo giugno, la nuova Navy Chair sarà presentata a Milano a Zona Tortona nei giorni del Salone.
Particolare, e conseguente all’operazione di co-marketing, anche la scelta d’immagine: nel lancio pubblicitario la seduta verrà fotografata in un blocco di ghiaccio creato dalla scultore Duncan Hamilton, specializzato nella lavorazione di questo materiale.
Via | Dezeen

L’azienda francese Aïtali insieme a Fernando Nunes, ha ideato una nuova collezione di sedie realizzate in PMMA, polimetilmetacrilato di Altuglas, una resina resistente e trasparente, di grande effetto visivo.
La collezione presenta soluzioni in e outdoor di diverse dimensioni e forme, che in alcuni casi possono essere arricchite da differenti varianti di colore.
E’ tuttavia la trasparenza, che riequilibra completamente la percezione degli spazi pieni e vuoti, a esaltare le linee e il fascino di sedute adatte ad ambienti contemporanei, ma anche perfettamente inseribili in contesti più tradizionali.
Via | Contemporist
C’è un po’ di Martino Gamper e anche dei 5.5 (quelli dei mobili con le gambe fosforescenti) nella nuova Cinderella’s chair presentata dalla designer olandese Anna Ter Haar. Non nuova, del resto, ad un lavoro speculativo orientato ad una sorta di “bricolage mutante”, già presente nei suoi lavori del 2008.
Adesso, abbandonata la resina, è la volta del vetro soffiato, trasformato nella nuova, “importante” gamba di una classica sedia da osteria. Che acquista un nuovo fascino formale, ma che risulta un po’ improbabile, oltre che vulnerabile, per un uso quotidiano in un contesto domestico. Ma il design, soprattuto agli olandesi, piace sempre più da collezione?
Via | Muuz

Nato alla fine degli anni ‘80, in seguito all’incendio dei cantieri dell’azienda omonima, il Campus Vitra rappresenta un caso più unico che raro di connubio tra il mondo dell’architettura e quello dell’industrial design. Il progetto venne in mente all’amministratore, lo svizzero Rolf Fehlbaum che, dopo il disastroso incidente, cerco un modo per affermare la corporate identity della ditta attraverso due operazioni contemporanee.
Da un lato una collezione delle cento sedute che hanno fatto la storia del design del ‘900. Dall’altro, una ‘collezione’ architettonica con gli edifici del Campus commissionati a vari architetti con la supervisione di Nicholas Grimshaw: un museo di Frank Gehry, un centro congressi di Tadao Ando, una stazione dei vigili del fuoco di Zaha Hadid, una fabbrica di Álvaro Siza.
Lo straniamento -voluto- è completo. Lavori distanti tra loro, che generano uno spaesamento fortissimo eppure con dei tratti riconducibili. L’arte funzionale in un contesto industriale niente affatto omogeneo che però, svela il valore altissimo del design e dell’architettura applicate ai bisogni e le esigenze della contemporaneità.