Hello Wood Fesztivál - A hangulat from mome line on Vimeo.
Se aveste 10 chilometri di assi di legno cosa ne fareste? Decine di giovani studenti e più esperti designer si sono sbizzarriti a crearci opere belle da guardare, da usare, da giocarci. Sculture figurative, astratte, semoventi, e poi gigantesche ruote da criceto, o semplici e lineari font. Questo e altro è stato Hello Wood Festival, uno dei più originali che ci sia in Europa, se non in assoluto.
Quest’anno Hello Wood Festival ha visto la partecipazione di 50 studenti e 12 università; la produzione di 3 workshop e 3 cortometraggi; l’utilizzo di 10 chilometri di assi di legno di pino, 3 chilometri di carta, e svariati chili di chiodi e viti, il tutto a Vigántpenend, Csórompuszta, Ungheria. E poi ancora presentazioni di architetti, grafici, professori universitari; discussioni informali, concerti e proiezioni.
Hello Wood Festival e Sziget Music Festival hanno unito le forze e organizzato un workshop durante il festival della musica a Hajógyári Island in Budapest (l’equivalente di una romana isola Tiberina) costruendo piccole sculture in legno. Chi è andato allo Sziget Music Festival ha potuto vedere alcune delle creazioni prodotte dai partecipanti di Hello Wood Festival.

Koby Sibony è un designer Israeliano che realizza sculture con i rifiuti trovati sulla spiaggia: pezzi di plastica, fil di ferro, placchette metalliche, e tutto quel ben di Dio che viene abbandonato e sprecato, quando ci si potrebbe fare di tutto, proprio come fa Koby.
Con Koby siamo al limite tra l’arte e il design. Non fa oggetti riproducibili industrialmente, però pone attenzione alla progettazione delle forme. Non produce oggetti sostanzialmente utili, eppure ormai il design si è spinto ben oltre il mero utilitarismo. In ultimo la sua spinta creativa non ha dichiaratamente fini di denuncia ecologista, tuttavia con il recupero che fa dei rifiuti altrui, dimostra più sensibilità ambientale di tanti altri designer.
Se da piccoli sulla spiaggia facevate costruzioni con la sabbia, i legni e le conchiglie; o se vi mettevate all’opera direttamente con i Lego, vi invito a fare il passo successivo e fare come Koby Sibony.
Magari non andate direttamente in spiaggia, ma guardatevi semplicemente attorno e riconoscete come si possano reimpiegare creativamente quelle forme ormai vuote di contenuto: è quanto fanno i migliori designer, e prima di loro i più avanzati artisti.
Via | Design milk

A scavare nei libri, si trovano cose interessanti. C’è chi lo fa in senso metaforico e chi invece, si arma di strumenti per affondare nella carta e ‘far emergere’ attraverso delle vere e proprie sculture, personaggi e atmosfere contenute nelle parole.
Alexander Korzer-Robinson, artista berlinese di nascita ma residente a Bristol, definisce i suoi lavori come degli ‘inner landscapes’: dei paesaggi interni (e ‘interiori’). Frammenti di illustrazioni e immagini che si muovono su più piani proprio all’interno della profondità del volume.
Il gusto di Korzer-Robinson è pesantemente e palesemente influenzato dalle stampe ottocentesche, con una vena surrealista che non può lasciare indifferenti. La passione per il dettaglio, l’abilità nell’incidere la carta e nel distribuire tutti gli elementi in una apparente tridimensionalità, fanno il resto. Dopo il salto, una gallery dei suoi -splendidi- lavori.
Continua a leggere: I libri 'in profondità' di Alexander Korzer-Robinson
Oggetti tridimensionali realizzati per servizi fotografici, packaging esclusivi come quello della vodka Sminoff, ali di carta per le vetrine di Hermès e poi brochure pop-up, e libri che sembrano sculture: la produzione del designer australiano Benja Harney è multiforme ma privilegia la carta come unico materiale da plasmare e declinare, in tutte le sue forme.
Si definisce “paper engineer” e dichiara d’essere autodidatta: tutta sua l’idea quindi di utilizzare costruzioni di carta per illustrare qualsiasi cosa, per creare set illusori in cui mettere in scena qualsiasi tipo di prodotto, per creare mondi che si dispiegano al solo voltar pagina.
La via scelta da Benja Harney è un modo piuttosto singolare di declinare una professione come il set designer, così come anche la sua produzione di libri pop-up si distingue dalla maggior parte di questo genere di pubblicazioni per lo più dedicate a storie per ragazzi. Se il suo profilo vi sembra interessante, qui trovate anche una lunga intervista.
L’americano Steve Cambronne realizza da quasi vent’anni sculture in metallo, orologi da parete, insegne per locali, loghi e decorazioni da pareti. Il suo immaginario è irrimediabilmente rivolto agli anni ‘50, fatto di lounge bar, idoli tiki, Cadillac e ranch atomici.
Uno stile mid-century modern contagioso per la sua allegria, attuale come mai in tempi di grande passione per il vintage, moderno nei i suoi colori laccati, le sue forme stondate e dettagli grafici: le sculture di Steve Cambronne sono capaci di donare carattere ad ogni ambiente pronto ad accoglierle.
Via | Doubletakesblog.com

Michael Johansson è nato nel 1975 a Trollhättan in Svezia. E’ uno scultore nelle cui opere trovano spazio moltissimi riferimenti al mondo del design. A partire dagli splendidi lavori come “Engine Bought Separately” e “Some Assembly Required” che prendono spunto dalle scatole dei modellini per isolare gli oggetti di uso comune e “mostrarne la funzione privandoli della funzionalità”, come lui stesso spiega.
Discorso spinto all’estremo in “TOYS’R'US” (nella foto prima del post): sorta di scultura-installazione in cui una barca, sempre inserita in un kit di assemblaggio, viene lasciata alla deriva nelle acque di un lago, con i remi e il motore ancora da rimuovere per essere utilizzati.
Le opere che forse più catturano l’attenzione, però, sono quelle in cui Johansson costruisce una serie di blocchi, unendo molti oggetti diversi, accatastati tra loro con ordine e gusto per il colore, forzandoli a una convivenza quasi geometrica. Un ‘Tetris’ che mostra l’anonimato dei beni di consumo, combatte contro lo spazio e l’ingombro dell’abbandono, toglie ogni velleità di buon design o funzionalità a tutto. Di seguito, ne potete ammirare alcuni in una gallery.

Il Demian Conrad Studio è un laboratorio creativo con sede a Losanna e Bellinzona. Lavorano progettando oggetti e interni, alternandosi tra commissioni istituzionali e altre più legate al mondo dell’arte.
Per Ondemedia, società che offre servizi culturali e promozione editoriale, hanno realizzato questi poster in occasione di “Mercantico”, rassegna periodica di antiquariato a Bellinzona.
Utilizzando oggetti e icone vintage, hanno assemblato delle sculture in equilibri impossibili, in cui il gioco delle forme cattura chi osserva e genera curiosità. Ogni singolo pezzo, richiama l’idea della rassegna e insieme propongono un approccio non convenzionale all’uso dei materiali d’epoca.

Florian Fusco è un giovane creativo berlinese che ha studiato design tessile e delle superfici. Oltre ad aver realizzato una installazione sonora nel 2008 per il Maxim Gorki Theater, ha collaborato a numerosi progetti e workshop.
Perfettamente a suo agio con pattern e illustrazioni, Fusco ha deciso di esprimere la sua passione per la musica realizzando delle sculture di carta che raffigurano alcuni degli strumenti vintage del mondo delle sette note. A metà strada tra packaging elaborati e giocattoli in cartone, i suoi sono oggetti dall’aria amatoriale che però rendono molto interessante la maniera in cui sono stati costruiti.
Registratori e sintetizzatori, ma anche videogiochi, orologi e cassettine come quelle che usavamo per i mixtape, tutti ricreati con cartone da pacchi e cartoncino bianco. L’effetto è divertente e affascinante. Di seguito, una gallery di alcuni dei suoi lavori.

Walter Wick non è propriamente un designer né un illustratore, anche se il suo interesse per l’arte è iniziato con la pittura passando poi a quello per la fotografia, che l’ha reso noto. Un autore più adatto ai cugini di Clickblog? Non proprio.
La particolarità di Wick è in come costruisce i set delle foto che poi scatta. L’intento finale di comunicare assemblando spazi, scenografie e oggetti in modo da sviluppare curiosità e attenzione per i dettagli. Quelle che realizza sono in tutto e per tutto delle sculture illustrate che poi diventano libri, attraverso le sue foto.
In particolare la serie “Can You See What I See?”, destinata ai più piccoli, in cui vengono messi in scena dei puzzle visivi con cui cimentarsi. L’enorme talento come fotografo gli permette di suggestionare il lettore con immagini surreali di fortissimo impatto, l’abilità nell’assemblare, invece, lo inserisce in quella terra di confine tra le varie discipline, restituendo il meglio da illustrazione, design e -appunto- fotografia. Dopo il salto, un video che lo vede all’opera nell’allestire uno dei suoi lavori.
Continua a leggere: Walter Wick e il design dei set fotografici
Non molto tempo fa parlammo di un prodotto di questa artista, designer e performer tedesca chiamata Denise Julia Reytan. La sua passione per l’arte e la creatività la porta a sperimentare su vari fronti, creando sempre un linguaggio complesso, molto vicino a uno stile “barocco” e coloratissimo. Sul suo sito personale abbiamo tre macro sezioni che suddividono il suo ricco e variegato percorso artistico.
Abbiamo la sezione Jewelry, dove possiamo vedere i suoi gioielli, quella chiamata Installation, dove si trova una documentazione fotografica delle sue installazioni in “grande formato”, ed infine Object, un’ulteriore documentazione fotografica di interventi e piccole installazioni fatte con oggetti comuni di vario genere. Occupiamoci della prima sezione che vede la creazione di gioielli.
I materiali che utilizza sono principalmente silicone, gomma, e oggetti di uso quotidiano che vengono totalmente “immersi” e ricoperti di colori shocking e molto vivaci. Tra le collezioni che trovo più interessanti, segnalo Eintr8 Necklaces, Snap-shots e Signs on the Body. Se volete approfondire i numerosi talenti di questa artista, vi consiglio di dare un’occhiata ai suoi spazi su Flickr e su Vimeo.
Via | frizzi frizzi