
Molte delle cose migliori nell’ambito del graphic design accadono quando diversi linguaggi riescono a trovare un mix azzardato ma suggestivo. Se poi la combinazione è tra medesimi linguaggi su piattaforme distanti nel tempo, lo straniamento produce -spesso- una variante decisamente accattivante.
E’ la chiave di successo della pixel art e, più nello specifico, di tutto il retrogaming: una combinazione micidiale di nostalgia, recente modernariato e nuovi utilizzi grazie alle innovazioni. Superbrothers, pixel artist di Toronto ha fatto centro proprio sfruttando queste intelligenti ’scorciatoie’.
Realizzando un gioco per iPhone/iPod Touch modellato sullo stile dei vecchi arcade a otto bit. Sword and Sworcery racchiude tutti gli stilemi di quegli anni, pieni di maghi e castelli (Dungeons & Dragons era ancora in voga) e sprite colorati. Atmosfera perfettamente ricreata grazie al lavoro con il musicista Jim Guthrie.
Continua a leggere: Dal retrogaming all'iPhone: “Sword and Sworcery”

Casa Lever è una struttura nata nei primi anni ‘50 per ospitare gli uffici della Lever Brothers: un’azienda inglese che produceva saponi. Oltre mezzo secolo dopo, in seguito a un periodo di chiusura è stata riportata in vita dal genio di Marc Newson, l’arcinoto designer australiano, che ha lavorato accanto a quella che ora è la sede della “Lever House Art Collection”.
Il risultato è uno dei più prestigiosi ristoranti di New York: cucina italiana (milanese, nello specifico) e un ambiente che è praticamente l’essenza dello stile retro. Osservando le foto sembra di essere sul set di Mad Men: parati, mobili e dettagli completamente recuperati e imitati dagli anni gloriosi in cui il locale è nato.
Gli arredi sono opera dell’interior decorator americano William Georgis. Il concept è dei fondatori Gherardo Guarducci e Dimitri Pauli, proprietari della catena statunitense dei ristoranti “Sant Ambroeus”. I quadri che vedete alle pareti sono invece di ‘un certo’ Andy Warhol. Sono diciannove, per l’esattezza. Originali. Dopo il salto, l’immancabile gallery (via).

Occhei, confesso: ho usato un altro dei moniker del nostro amato Stéphane Massa-Bidal nel titolo per non ripetermi. Detto questo, siamo davanti alla nuova, ennesima ideona di uno dei nostri graphic designer preferiti. Il talentaccio francese anche conosciuto come Hulk4598 non sbaglia nel mettere a segno neanche un colpo.
Dopo aver preso in giro i social network con la serie Web Services Covers Therapy e aver analizzato i limiti dell’attaccamento alle innovazioni tecnologiche con la sua Sociology of Objects, indirizza la sua dissacrante creatività verso i manuali dei software più noti di casa Adobe.
L’approccio è il solito: eleganza retro, caratteri da tipografia vecchio stampo e poche, incisive frasi ben piazzate nel montaggio della pagina a farci riflettere su quanti troppo spesso si credono partecipi del processo creativo solo perché padroneggiano i mezzi per realizzare le proprie idee. Fare qualcosa di buono va ben oltre un’immagine da decine di mega o la maestria con le curve di Bezier. D’altronde, come stigmatizza lui stesso: “To draw you must close your eyes and sing“. Impagabile.
Dopo il salto, la gallery dei poster. Potete informarvi per l’acquisto a questo indirizzo.

Sì, lo sappiamo: siete tutti rapiti dalle immagini del iPad. Tutti lì a sognare di acquistarlo e girare per casa con libri, musica, web a portata di mano. Magari davanti al vostro televisore ultrapiatto. Davanti al vostro Mac ultraslim. Seduti su un divano che più minimal non si può.
Irrompiamo nel vostro sogno ultrasottile con questo nuovo apparecchio televisivo di LG. Si chiama LG Serie 1 Television ed è un CRT. Avete letto bene. Ha il tubo catodico. Però, diciamocelo: è bellissimo. Puro vintage che richiama agli anni in cui la Motorola non produceva ancora cellulari ma futuristici televisori, il design del Serie 1 è davvero impeccabile nell’evocare quelle linee.
Ci sono addirittura due antenne che lo fanno somigliare a un mostriciattolo alieno di quelli che in quegli anni sbucavano improvvisamente nei cartoni animati di fantascienza. La tecnologia è -ovviamente- recente. Con tanto di telecomando, uscita composita, sintonizzazione digitale. Ma volete mettere la soddisfazione di cambiare canale e regolare il volume con due manopole così? Dopo il salto, una gallery che ve lo mostra in tutto il suo splendore. (ah, dimenticavo: potete scegliere se visualizzare le trasmissioni a colori, in bianco e nero o con l’effetto ’seppiato’. Più retrofuturista di così..).
Continua a leggere: Back From The Future: il televisore retro di LG

Ormai ci siamo. L’attesa sta per finire. Il prossimo 2 febbraio inizia la sesta e ultima stagione di Lost. Quella in cui gli enigmi -si spera- saranno svelati, quella che in fondo aspettiamo dalla prima serie. Cresce l’ansia e crescono esponenzialmente anche i contributi degli appassionati.
Uno dei più validi e meglio realizzati nell’ambito dell’illustrazione è quello di Ty Mattson, capo e fondatore della Mattson Creative, un’agenzia specializzata in brand identity. Dopo aver lavorato con marchi come Coca-Cola, Pepsi e Hasbro, Mattson si è preso una pausa per celebrare la sua dipendenza da Lost.
Il risultato è questa serie di illustrazioni di cui solo i fan apprezzeranno i riferimenti più sottili. Gli altri, in compenso, potranno godersi la qualità dell’operazione, il suo gusto retro e l’ottima capacità di sintesi nello stile del graphic design. La gallery è dopo il salto.
Continua a leggere: Mattson Creative: i nuovi poster di Lost

Igor “Rogix” Udushlivy è un graphic designer e illustratore moldavo, che utilizza diversi media per dare vita alle sue idee ipercolorate. Se in ambito web i suoi lavori non sono poi troppo entusiasmanti, su carta è riuscito, con una brillante intuizione, a realizzare qualcosa di semplice e -allo stesso tempo-sorprendente.
Jacket + Bookmark, come suggerisce il nome stesso, sono una serie di copertine per alcuni dei più famosi romanzi, che includono anche il relativo segnalibro. La peculiarità è nelle illustrazioni minimali e vagamente retro elaborate da Rogix, ma soprattutto nel modo in cui il segnalibro è integrato all’immagine disegnata.
Come in un libro pop-up, un dettaglio della cover sbuca fuori dalle pagine con il duplice risultato di ricordare a che punto si è arrivati nella lettura e di aggiungere all’illustrazione che descrive il romanzo, un particolare da toccare, spostare e con cui giocare. Di seguito, una gallery del progetto.

Di Stéphane Massa-Bidal, graphic designer francese (conosciuto come Hulk4598 o Rétrofuturs) abbiamo già parlato in occasione delle sue rivisitazioni ironiche dei principali social network con la serie Web services covers therapy che ironizzava sulla febbre da onnipresenza in rete.
‘Stavolta, il brillante designer ci riprova con gli oggetti a cui siamo quotidianamente assuefatti, quasi in modo feticistico. Con il suo solito stile retro legato al mondo dell’illustrazione classica e della pubblicità d’impronta vintage, analizza i limiti dell’attaccamento alle innovazioni tecnologiche.
“Sociology of objects” è un set che gioca con accostamenti tra passato e presente, sottolineando il cambiamento quasi antropologico che le apparecchiature informatiche hanno apportato. Anche nel modo di rendere in qualche modo ’schiavo’ chi le utilizza. Dopo il salto, la gallery dei nuovi lavori.
Continua a leggere: Stéphane Massa-Bidal colpisce ancora: la sociologia degli oggetti

A noi rimane tutt’al più una firma in calce, un indirizzo prima dell’ ‘@’, qualche fantasiosa immagine in allegato o un codice html. Eppure -lo so: non mi crederete mai- c’erano tempi in cui non solo le lettere si scrivevano a mano (una buffa abitudine fatta di inchiostro e risme di carta), ma si utilizzavano anche dei fogli prestampati con intestazioni e decorazioni che annunciavano il mittente.
Pazzesco, no? Quei fissati di Letterheady hanno deciso di coniare un termine -letterheady, appunto- che stando al loro personalissimo dizionario indica l’essere sopraffatto da una grande emozione dovuta al design di un’intestazione (è un aggettivo, nel caso foste grammaticalmente in dubbio).
Hanno anche messo su un sito, sfruttando la piattaforma di microblogging Tumblr, dove postano le più belle carte da lettera di cui vengono in possesso. Una gioia per gli occhi, nel caso di molti dei lavori proposti. Un archivio fenomenale in cui perdersi (e al quale contribuire). La funzionalità piegata ai voleri dell’eleganza. Anche perché, ci dicono nelle note informative, non gli interessa il contenuto di ciò che c’è scritto. Solo il design. Di seguito, una gallery con alcune delle scansioni.

Il ‘gioiellino’ che vedete in foto, costava ’solo’ 1000$ nel lontanissimo 1983. E’ stato il primo lettore di compact disc messo in commercio (quello dell’anno precedente aveva avuto vita brevissima e principalmente nelle fiere per addetti ai lavori) e uscì con il marchio Sony (anche se l’invenzione è un brevetto Sony/Philips).
Non certo un miracolo di design, squadrato e voluminoso, il CDP-101 era uno status-symbol da audiofili. Per via del prezzo, certo, ma anche perché la musica disponibile sul nuovo supporto era davvero poca. La stampa di album in formato CD era iniziata appena due anni prima e includeva solo artisti dalle cifre di vendita astronomiche come Abba e Billy Joel e molta musica classica per esaltare la qualità dell’ascolto.
Fa sorridere guardare oggetti così distanti dalla nostra idea di futuro e -soprattutto- di estetica legata alla tecnologia. Fa ancora più sorridere l’autorevole recensione (a questo link), scritta dallo staff di Sterophile all’inizio del 1983. Toni entusiasti ma diffidenti: come mai avrebbe potuto diffondersi un oggetto simile su larga scala? Sarebbe divertente provarci ora.

Da Penny Design, studio di base a Perth, in Australia, arriva l’ennesimo tentativo di coniugare fascino retro, modernità e lo stile grafico dei videogiochi degli anni ottanta. ‘Stavolta la commistione è con i film: da pellicole storiche come “Prison Break”, a successi annunciati recentemente nelle sale come Avatar di James Cameron mixato con “Pitfall”.
Il risultato è divertente, con un buon uso del design grafico per rivelare analogie e il film riassunto in quattro step corrispondenti a quattro ‘giochi’ diversi. Le cover reinterpretate sono quelle delle storiche cartucce per l’altrettanto famigerato Atari VCS 2600. Di seguito, una gallery dei lavori.