Una favola, può portare sollievo lì dove la medicina non può arrivare? Molti pediatri ne sono convinti. È per questo che molte associazioni volontarie entrano negli ospedali per offrire ai bambini ricoverati uno squarcio di colore e fantasia nel grigiore delle corsie.
Come l’associazione non governativa brasiliana Viva e Deixe Viver che addestra storytellers volontari da integrare con il personale ospedaliero: la sua campagna di raccolta fondi, progettata dall’agenzia di San Paolo Z+ Comunicação, rende concreta l’idea che se sono le medicine a curare, una buona favola sicuramente aiuta.
E così fiabe famose sono state confezionate in scatole di medicinali, scritte su strisce di carta inseriti poi dentro singole pillole, un capitoletto alla volta. Il foglietto delle indicazioni spiega non solo come leggere le storie ma dà anche naturalmente informazioni sull’intera operazione.
Le scatole sono state inviate a dirigenti d’impresa e personaggi influenti a cui è stato ovviamente chiesto di contribuire, non solo con denaro, ma anche stock di libri usati e cancelleria, con un ottimo risultato: le donazioni sono infatti aumentate del 140%.
Da ricerche recenti è emerso che gli Emirati Arabi hanno la più alta impronta di carbonio pro capite, detto in altre parole sono il paese in cui le abitudini dei singoli cittadini producono più emissioni di anidride carbonica, con un impatto pericolosissimo sulle già scarse risorse naturali della nazione.
È per questo che il WWF, nella speranza di sensibilizzare le persone verso comportamenti più responsabili, ha commissionato questo splendido spot all’agenzia creativa AYA Collective che lo ha realizzato in collaborazione con la Asylum Films, che aveva già firmato l’ormai famoso spot in stop-motion 25th Estate: this is where we live.
Come nel suo predecessore, anche in questo caso è stato replicato un mondo fatto interamente di pagine di libri e giornali, una complessa struttura tridimensionale di carta che, nell’ultimo piano sequenza dello spot, viene significativamente smantellato e smaltito in un contenitore per la raccolta differenziata.
Forse a qualcuno il paragone sembrerà blasfemo, ma questa campagna di Publicis Conseil per Samusocial che denuncia la difficoltà di chi vive in strada di tornare a una vita integrata, ricorda alcune scene ad alto impatto visivo di un grande kolossal dei nostri tempi, I Pirati dei Caraibi, con i marinai che hanno venduto l’anima all’Olandese Volante, vascello fantasma che li ingloba letteralmente, ricoprendoli di organismi marini e incrostazioni calcaree.
Eppure la metafora è quella: l’ambiente circostante risucchia le energie, facendo perdere drammaticamente le speranze a chi non crede più d’essere capace di tirarsi fuori da un ambiente e cambiare radicalmente la propria vita. L’asfalto trattiene in maniera vischiosa, le persone si confondono con lo sfondo, e non solo ai propri occhi, ma purtroppo anche a quelli, distratti, dei passanti.
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L’angolo nascosto di un vicolo, una panchina nel parco, la cabina di un bancomat: per molte, troppe persone a Barcellona è questa la loro casa. La Fondazione Arrels cerca di dare loro un tetto e per farlo tenta con questa campagna sociale di focalizzare l’attenzione sul problema e raccogliere fondi.
Ideata dall’agenzia Altraforma di Barcellona, questa azione di ambient marketing attira lo sguardo dei passanti proprio su quei punti da cui di solito lo si distoglie, i rifugi allestiti dai senzatetto. Lo fa attraverso dei semplici disegni a terra che simulano le planimetrie di un architetto, con sottile e amara ironia.
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Un gesto semplice, come aprire una bustina di ketchup in un fast-food, strappandone un angolo. Ma sulla bustina sono raffigurate le gambe di un ragazzo, o il suo volto. Strappando la bustina salta via una gamba, una tempia. Cola liquido rosso. Sembra vero. Al cinema non ci dicono sempre: non è sangue, è solo ketchup?
È la campagna contro le mine antiuomo dell’Organizzazione Non Governativa neozelandese Calm realizzata da Publicis Mojo: la pubblicità sociale si insinua nei gesti quotidiani, in quegli automatismi che abbassano le difese della nostra attenzione selettiva. È solo ketchup, ma questa volta, almeno, fa riflettere.
Via | TheDieline.com
Una campagna contro le mine antiuomo sulle bustine di ketchup


Il traffico di esseri umani, che sia tratta di schiave per il mercato della prostituzione o di bambini per la vendita degli organi, è qualcosa di talmente terribile, che ci fa sentire talmente impotenti, che a volte preferiamo semplicemente distogliere lo sguardo.
Lo IOM, l’International Organization for Migration, ha commissionato a McCann Kenya questa efficace campagna di ambient marketing che punta a cogliere di sorpresa lo sguardo del passante con un gioco di tromp l’oeil. Un finto bagagliaio si apre infatti sulla fiancata di un bus a rivelare una clandestina che fa capolino.
Via | Ibelieveinadv.com

La pubblicità sociale cerca sempre nuovi modi per superare le nostre diffidenze nei confronti di argomenti scomodi, cogliendoci di sorpresa, nei momenti o nei luoghi in cui siamo distratti, sovrappensiero, guidati da qualche automatismo nei gesti quotidiani.
In questo caso l’agenzia tedesca Serviceplan per la campagna SOS Kinderdörfer contro l’abbandono infantile, ha installato su dei tappeti mobili silhouette di bambini che guardano all’insù verso gli adulti e gli tendono speranzosi le mani, in un gioco prospettico che inganna la vista.
Il trompe l’oeil è accompagnato da un effetto sonoro interattivo: ogni volta che il passante appoggia la mano sul corrimano, una voce ripete la frase “taking a child by the hand”. Prendere un bambino per la mano è proprio quel che si propone di fare l’organizzazione internazionale.
Via | Ibelieveinadv.com
The crown jewel from Challenge Your World on Vimeo.
WeAreGreen.tv è una web tv nata con lo scopo di sostenere e promuovere attività ecologiche e iniziative biocompatibili. È stata fondata dal regista d’animazione Babe Elliott Baker e dalla fotografa e designer Kiesha Jean, che per il suo lancio hanno prodotto questo spot.
Si intitola The Crown Jewel ed è una sorta di finta pubblicità per un’ideale fabbrica di cibo organico, una macchina utopica e perfetta che funziona in totale armonia con l’ambiente circostante perché “il cibo è la chiave per la nostra sopravvivenza”.
Il corto, diretto da Babe Elliott Baker e Greg Herman a partire dai disegni di Lauren Indovina, ha partecipato al concorso di cui vi avevamo già parlato, Challenge Your World, in cui veniva chiesto agli artisti di condividere le loro, macchine speciali, le loro folli idee per salvare il mondo.
Una bellissima animazione per la nuova campagna WWF che incita ognuno di noi a farsi carico delle questioni più urgenti e a dire la propria, perché le parole e le opinioni dei singoli, se messe tutte insieme possono scatenare un effetto domino dagli esiti sorprendenti.
Proprio su questa idea visiva, il domino, si basa lo spot Knock-on effects, diretto da Yann Benedi e Celine Desrumaux per lo studio londinese Wyld Stallyons, ingaggiato a sua volta dall’agenzia Bostock and Pollitt. Un nuovo invito dal WWF a diventare attivamente sensibili ai temi ambientali. Perché insieme si può fare la differenza.
Via | Gugazine.com
Non serve essere degli animalisti oltranzisti per ammettere che testare prodotti cosmetici sugli animali è una pratica barbara e ormai ampiamente superflua. Questo spot, Bright Eyes, fa parte di una campagna di sensibilizzazione che mira proprio a evidenziare della crudeltà di queste procedure.
Non è possibile non provare empatia per la triste storia di Warren, un coniglio dall’aria simpatica che viene sacrificato alle ragioni superiori dell’industria cosmetica. Lo spot, completamente in 3D è stato realizzato in maniera magistrale dal regista Robert Lorrigan con il suo studio Lost Puppet Project per l’organizzazione no-profit australiana Choose Cruelty Free.