Having great ideas is the easy part. Making them great is what’s hard.
Sull’abilità dello studio d’animazione brasiliano Lobo ormai ci rimangono pochi dubbi. Questa volta sono alle prese con una pietra miliare della comunicazione pubblicitaria e della creatività di tutti i tempi: il discorso sull’ispirazione che Leo Burnett pronunciò nel 1967. “When to take my name off the door” è una serie di consigli ‘al contrario’: i momenti in cui si vorrebbe che il proprio nome non venisse associato a un lavoro.
Il risultato di questo brillante video e dello stile vintage delle illustrazioni che sottolineano abilmente la voce stentorea di Burnett, è tutto nel titolo: nei suggerimenti di una grandissima mente e dell’impronta che ha saputo dare alla comunicazione moderna. Applausi allo staff di Lobo.

Agustìn Esteso work
Esteso è lo studio indipendente di Agustìn Esteso, classe 1984, di Valencia, un graphic designer illustratore autodidatta, specializzato nella pubblicità, con un “Bachelor of Creativity”. Detto tra noi, Laurea in Creatività, che bello! Ma abbiamo qualcosa del genere in Italia?
Agustìn da buon designer e artista moderno, mischia ogni strumento e tecnica per estendere il più possibile il suo linguaggio, che pur nella sua poliedricità, lascia riconoscibile il suo stile.
Si avvale di tutto: fotografia, tipografia, pubblicità, computer, colori, figure umane, animali, musica, città e natura. Ogni cosa per Agustìn è ispirazione e -dichiara lui- è aperto a nuovi progetti e sfide. Sul suo sito potete trovare i sui lavori, per lo più stampe, nonché interessanti foto della preparazione della mostra “Uncertain Future”.

E se la pubblicità dicesse la verità? Non dico che lo faccia e non ce ne siamo accorti -figuriamoci- intendo: se lo facesse, un domani? Se l’è chiesto Victor Hertz, ed essendo un graphic designer si è anche risposto da sé, ovviamente in maniera ironica.
Già vi abbiamo parlato di lui, grafico freelance dalle molte capacità, e questa volta vi proponiamo una carrellata di improbabili logomarchi che a prima vista sembrano quelli di sempre, ma un attimo dopo fanno nascere quel sorriso complice di chi ha capito dove si voglia andare a parare.
Si intitola Honest Logos la sua collezione di sincerità commerciali, e i design per forza di cose non sono totalmente stravolti, pena l’irriconoscibilità, ma rimangono confondibili, ammiccando all’idea che tutto sommato l’ambiguità della verità è sotto gli occhi di tutti.
Chissà, potremmo immaginarci che un domani i loghi potrebbero anche cambiare come li ha immaginati Victor, consapevoli che la forma cambierà, ma la sostanza a maggior ragione rimarrà sempre la stessa.
Via | Daily Wired
C’è modo e modo di farsi pubblicità: c’è chi realizza sconcezze spesso involontariamente comiche e chi conosce così bene quello che sta promuovendo da realizzare del materiale che incrementa la clientela e rafforza un marchio con intelligenza. Il caso che vi proponiamo è uno di quei -rari- esempi in cui il messaggio pubblicitario diventa oggetto di valore anche ‘in sé’.
Il Bellavista Social Pub è un locale di Siena. Per attirare nuovi avventori ha deciso di puntare su questo -splendido- video realizzato dalla Filmatindustriali che riprende l’estetica tradizionale delle cover dell’etichetta jazz Blue Note Records. Lo stile è quello di un periodo specifico che va dagli anni ‘50 ai ‘60, decennio in cui le copertine furono realizzate dal designer Reid Miles, amante della Bauhaus che esaltò le già bellissime foto di Francis Wolff.
Il montaggio è praticamente perfetto e l’effetto finale è un compendio di come video, graphic design e advertising dovrebbero sempre riuscire a interagire tra loro. Imperdibile.

Quelli di Mother, l’agenzia newyorkese che ha realizzato la nuova campagna per New Balance, storico marchio sportivo, si presenta così: “We do all kinds of stuff here: Advertising, Puppetry, Film, Experience, Strategy, Photography, Books, Sausage-making, Design and Rock n’ Roll”. L’attitudine che potete riscontrare in 365: your daily dose of Balance è perfettamente riassunta.
365 mini filmati, uno per ogni giorno dell’anno, ciascuno per ‘raccontare’ una diversa forma di ‘equilibrio’ (balance, appunto) abbinata a un modello di uno dei modelli di sneakers più famose al mondo. Niente soluzione di continuità, nessun tipo di pubblicità in senso stretto.
Tante idee, invece, spesso surreali, che giocano con il termine in questione, con oggetti costruiti ad hoc, sintetizzate in piccoli spot dalla creatività e dagli effetti fulminanti. Impossibile sceglierne uno. Guardateveli tutti e condivideteli con gli amici.
Olandese, regista per la compagnia di produzione 100% Halal di Amsterdam, Rogier van der Zwaag è giovanissimo e lavora principalmente in pubblicità. Come dichiara lo staff sul sito, però, “ci occupiamo anche di altri progetti”: da uno di questi arriva il video che vi presentiamo.
Realizzate semplicemente colorando una miriade di mattoncini e montandole con la tecnica della stop-motion, le immagini per “Grindin’”, brano dei Nobody Beats The Drum sono l’ennesimo esempio di come buone idee e passione riescano a compiere il piccolo miracolo di funzionare spesso meglio di tante grandi produzioni.
L’ispirazione evidente viene dalle forme grafiche degli equalizzatori: linee che lampeggiano sui display e che pulsano in sincrono con la musica. La rappresentazione ‘classica’ di ogni pezzo dance che si rispetti: il primo ’segnale’ visibile del beat. Qui riportato in tre dimensioni, all’interno di quattro pareti e ricostruito in maniera artigianale con una sequenza di 4085 foto. Dopo il salto, trovate anche il making-of.
Continua a leggere: Rogier van der Zwaag: il video per "Grindin'" dei Nobody Beats The Drum

Mi sono imbattuto in Jan Kruse, fondatore insieme a Malte Kaune di The Human Empire, grazie alla tripla cover dei nuovi album dei København Store, band piacentina dedita al post-rock in versione elettronica.
Il lavoro (ottimo) svolto per il gruppo mi ha ricordato qualcosa, sempre in ambito musicale e ho realizzato (dannate sinapsi) di aver già visto all’opera il duo su alcune uscite per la celeberrima Morr Music. Partiti dalla pubblicità e la moda, integrato e rafforzato il brand con l’apertura di due negozi ad Amburgo, quelli di The Human Empire sono arrivati a consolidare stile e qualità in pochissimo tempo.
Sito e visual agency, propongono da ormai sette anni una serie di prodotti (principalmente poster, t-shirt e abbigliamento in generale) in cui uniscono illustrazione e graphic design senza -apparente- soluzione di continuità. Con un’attitudine creativa piuttosto disinvolta e un uso del colore misurato e proprio di chi ha una grossa esperienza in ambito di stampa. Per curiosità e per conoscere magari qualche band nuova, andate a sbirciare l’impressionante lista di artisti del mondo dell’indie con cui hanno lavorato.

L’avete riconosciuta? No? Un ultimo sforzo ancora. Niente? La risposta è dopo il salto. Intanto vi diciamo che questo inquietante, assoluto capolavoro dell’architettura moderna è la Ennis House e si trova nei paraggi di Los Angeles, in California. E’ stata progettata da Frank Lloyd Wright per Charles e Mabel Ennis nel 1923 e completata da Frank Lloyd Wright Jr. nel 1924 sotto la supervisione del padre.
Basata su un antico tempio Maya e su due lavori precedenti del geniale architetto (la A. D. German Warehouse in Wisconsin e la Hollyhock House di Hollywood), dopo una ristrutturazione imponente, viste anche le dimensioni, è stata messa all’asta per la -preparate le carte per il muto- modica cifra di 15 milioni di dollari.
Al di là della grandezza e dell’importanza per la storia delle abitazioni private, gli 850 metri quadri della Ennis House hanno fatto perdere la testa a più di un acquirente. 45.000 blocchi di calcestruzzo prefabbricati proteggono e dividono giardini, terrazze e ambienti di questa specie di roccaforte, che si sviluppa tutta attorno a una gigantesca sala da pranzo centrale.
Continua a leggere: Ennis House: una fortezza in vendita all'asta

Una risorsa incredibile questo Display: Graphic Design Collection. Una raccolta accurata e selezionatissima dei più importanti libri, riviste, pubblicità e materiale riguardante il design. Dallo scorso anno, lo staff di Display propone il meglio per chi vuole interessarsi al graphic design del 20esimo secolo, con tanto di storia e testimonianze dei suoi ‘pionieri’.
Display è gestito e organizzato dallo staff della Kind Company, un ufficio di design indipendente di Brooklyn che si occupa di web e stampa. Già responsabile, tra l’altro, dell’Alvin Lustig Archive: un progetto-fondazione che diffonde l’opera del grande art director degli anni ‘30 e ‘40.
Tutto il materiale viene da collezioni originali: scansionato e fotografato con la massima attenzione. I contribuiti arrivano da privati, semplici entusiasti del progetto e dalla stessa Kind Company che mette a disposizione il tutto per scopi educativi, personali e -ovviamente- non commerciali. Un’iniziativa splendida, un lavoro di catalogazione impeccabile che si traduce in un luogo virtuale dove studiare, appassionarsi, scoprire nuovi nomi o approfondire quelli già noti. Non perdetevelo.

Mathieu Vinciguerra è un direttore artistico che ha acquistato un appartamento a Parigi. La cosa non vi interessa immagino, non fosse che Vinciguerra lavora per la Publicis, una delle più importanti agenzie di pubblicità in Europa. Come dite? Non vi interessa neanche questo? Non avete tutti i torti, però è bravo.
Il motivo per cui parliamo della nuova abitazione di Vinciguerra è come ha arredato gli spazi. Il buon Mathieu è un collezionista incallito di fumetti, fin da bambino. La mamma lo rimproverava di tenerli ovunque e lui si è preso la sua rivincita.
Ha chiamato un amico del fratello, Antoine Santiard e gli ha chiesto di trovare una soluzione. Santiard, insieme ai suoi colleghi Jean-Jacques e Charlotte Hubert dello studio H2OArchitectes, si è messo al lavoro. L’appartamento di Vinciguerra ora ha una quantità di scansie praticate in mobili e muratura dove riporre ed esporre i suoi preziosi volumi.
Quelli dello studio H2O, visto che sono del mestiere, hanno anche pensato a una scrivania che può occupare diverse porzioni di spazio in base alle necessità. La mamma di Mathieu ha ringraziato commossa.
Foto | Via