Il titolo di questo progetto nasce da un episodio quasi leggendario, accaduto appunto nel 1518. Una donna, Frau Troffea, iniziò a ballare per una via di Strasburgo. Smise dopo alcuni giorni. In una settimana, altre 34 persone si unirono a lei e dopo un mese, erano diventate ben 400. Trance collettiva? Isteria di gruppo? Alcuni improvvisati ballerini morirono addirittura di infarto: ciò nonostante, le autorità fomentarono il gesto convocando musicisti e orchestre, convinte che la stanchezza sarebbe stata più efficace della repressione.
“Dancing Plague of 1518” della brasiliana Niege Borges, prende spunto dall’evento e rivisita in chiave ironica alcuni dei film e delle serie tv più famose che contengono scene di ballo. Dal celebre momento di “Pulp Fiction” a un classico come “Singin’ in the Rain” fino alle coreografie del “Rocky Horror Picture Show” o di “Chicago”. I poster sono in vendita a 17 dollari, intanto seguite il Tumblr, ne arriveranno di nuove.
Dancing Plague of 1518 è il progetto grafico di Niege Borges con le illustrazioni dei balli in film e serie tv





Se invece di scrivere Hulk, scrivessimo R:141 G: 155 B:60 ? E se invece di Capitan America scrivessimo R:37 G:102 B:151 ? Pensereste che siamo impazziti? O correreste a cercare il corrispettivo cromatico? Conoscendo il lettore medio di Designerblog, la seconda ipotesi è la più probabile. Il risultato è questa serie di poster chiamata “Pantone Superheroes”.
Ideata e realizzata dal graphic designer Gidi Vigo, associa i codici dei colori dominanti per ogni supereroe. Ultraminimali e divertenti, le illustrazioni sono in vendita in tre formati (cartolina, poster e poster con cornice) con prezzi che vanno dai 3 euro e 50 ai 48 euro. Cattivissimi e altrettanto riusciti i due “Spoiler Poster” con l’elemento fondamentale di ogni film, svelato in controluce.
Cosa accomuna il modernismo svizzero e il rock? Praticamente nulla, eccettuato forse la forza dirompente dei due fenomeni nelle rispettive aree culturali. Eppure il newyorkese Mike Joyce di Stereotype Design ha deciso di sviluppare un progetto che li unisce. Si chiama Swissted e si propone di rivisitare alcuni vecchi flyer dei live di band punk, hardcore e indie rock attraverso lo stile minimale della tradizione elvetica.
Risultato straniante ma assolutamente efficace, stampato in formato poster adeguato alle misure degli stand svizzeri (900 x 1270 mm), utilizzando un unico font (l’Akzidenz Grotesk della Berthold) e con i dati esatti di show realmente accaduti. Qui di seguito trovate una selezione di quelli presenti sul sito.
Swissted: punk rock e modernismo svizzero nel progetto di Mike Joyce








Dopo la serie di poster dedicati ai film, torna l’illustratore e graphic designer svedese Patrik Svensson con altri nuovi ‘giochi’ tipografici. ‘Stavolta la sua creatività con uno sguardo minimal è rivolta al mondo dei libri: il committente è la Jashanmal Books, libreria di Dubai negli Emirati Arabi Uniti.
Alterando alcune delle lettere dei titoli Svensson riesce a sottolineare un dettaglio caratterizzante dei protagonisti o della storia, con il risultato di incuriosire i potenziali lettori o stimolare chi già conosce i testi a risalire al nesso.
I poster tipografici di Patrik Svensson che raccontano i libri







Un’altra delle costanti di chi svolge lavori che hanno a che fare con la creatività è il consumo in dosi massicce di caffè. I tempi di consegna, i ritmi accelerati, lo stress da mancanza di idee portano spesso a fare un uso smodato della bevanda. Alla Column Five hanno deciso di aiutarci a tenere traccia delle dosi che assumiamo ogni mese.
Lo hanno fatto realizzando questo ironico “In Caffeine We Trust”: poster che raffigura un’infografica su cui possiamo tracciare (loro suggeriscono proprio il caffè) l’andamento del nostro consumo grazie alla carta Strathmore per acquarelli. Il poster misura 18×24 cm ed è in vendita sul sito a circa 30 dollari.
In Caffeine We Trust: il poster di Column Five per misurare il vostro consumo di caffè





Chi non ha mai sognato di aggirarsi per i luoghi - reali o immaginari - immortalati in alcune delle più celebri canzoni? Passeggiare per la “Penny Lane” dei Beatles, scoprire gli Stati Uniti sulla “Highway 61 Revisited” di Bob Dylan (magari costeggiando un fiume chiamato “Cry me a river”) fino ad arrivare al “Heartbreak Hotel” di Elvis Presley? Come sarebbe una città fatta di questi luoghi immaginati o reinventati attraverso la fantasia e l’arte?
Ce lo svelano (almeno sulla carta) quelli dello staff di Dorothy con un poster chiamato appunto “Song Map”: una piantina ideale, realizzata unendo tutti gli indirizzi impossibili contenuti in canzoni celebri e meno famose. Non c’è un ordine particolare in questo curioso esperimento che potremmo definire ‘urbanistica dell’immaginario’: un po’ come alcune città - spiegano proprio quelli di Dorothy - anche la loro è cresciuta sviluppandosi senza un vero piano regolatore. I poster sono disponibili in due edizioni (limitata con firma e normale), misurano entrambi 60 x 80 e costano rispettivamente 100 e 20 sterline. In vendita sullo shop.
Cosa usate per dare sfogo alla vostra creatività? Che siate ‘armati’ di strumento musicale, pennelli e matite o utensili da cucina, saprete benissimo quanto siano importanti i mezzi utilizzati per raggiungere un buon risultato. In caso contrario (o per celebrare l’abilità vostra e altrui) ve lo ricorda Justin Kamerer, più noto come Angryblue) che ripubblica due dei suoi lavori più riusciti.
La serie si intitola ironicamente “Weapons of Mass Creation”, storpiatura divertita delle ben più temibili “Armi di distruzione di massa” e include appunto gli oggetti per la cucina, quelli per le arti figurative e aggiunge gli strumenti musicali. Tre poster nei formati 12″ x 24″ e 15″ x 24″, in tiratura limitata a 150 esemplari e in vendita a 20 dollari ciascuno (o 50 dollari se li acquistate insieme).
Per promuovere l’adesione agli Art Directors Club Awards del 2011, l’agenzia di comunicazione DDB ha realizzato una serie di poster che prendono le mosse da un unico claim: “Keep fighting the good fight”. Una sorta di fa’ la cosa giusta che mette in guardia dagli errori che più spesso commettono i creativi.
Il tratto è molto minimale e divertente, unito a quello delle infografiche e con un lieve richiamo anche all’illustrazione d’altri tempi. La semplicità di questi poster di Rami Niemi coglie nel segno, denunciando la scarsa capacità di focalizzarsi su un argomento, l’eccessiva smania per il ‘nuovo’ e il digitale, i progetti assurdi e pretenziosi. Ce n’è per tutti e in tutti è facile rispecchiarsi almeno un po’. Con una sana e sorridente autocritica.

Ne aveva già realizzata una serie sempre in occasione dell’International Year of Chemistry ma nell’edizione del 2009. Visto il successo riscosso dall’idea, al graphic designer britannico Simon C. Page è stato chiesto di crearne di nuovi per promuovere la manifestazione votata alla diffusione e all’interesse nei confronti della Chimica.
Page non se l’è fatto ripetere e ne ha prodotti di nuovi: semplici, minimali ed eleganti, assolutamente efficaci nel comunicare con pochissimi tratti la passione e le informazioni utili sulla materia. Sul suo sito personale, trovate anche le didascalie che spiegano l’ispirazione e l’argomentoper ognuno. Qui di seguito invece, la gallery.

Ad essere onesti, la sua precedente serie “Phrenology Discography” non ci aveva impressionati un granché. Quattro ritratti di altrettanti miti della musica (Bowie, Dylan, Elvis e Lennon) realizzati con poca cura e a partire da un’idea abbastanza banale (le chiome formate dai titoli dei loro brani più famosi…). Invece ’stavolta il graphic designer Matt Needle ci stupisce con dei poster davvero ben fatti.
Rilettura in chiave vintage di alcune delle serie televisive più amate, questa serie di illustrazioni riesce nel non semplice doppio intento di farci dimenticare la delusione precedente e - contemporaneamente - nel rendere interessante una formula abbastanza abusata. Da “Breaking Bad” a “Mad Men“, continuando con “Boardwalk Empire” e “True Blood“, il lavoro di Needle funziona e vale le 25 sterline del prezzo di vendita.