Il fotografo Kyle Berg presenta il nuovo web portfolio della sua attività, battezzata Ten18 come omaggio alla propria amata moglie. Realizzato da Maquina Studio, è un valido esempio di come un fotografo possa presentare i propri lavori e invogliare potenziali clienti con un web design ricco, chiaro e soprattutto senza l’ausilio di Flash.
La homepage fortunatamente non ci propina un loop house da ammutolire immediatamente bensì offre subito i quattro settori in cui Berg è specializzato con uno slideshow animato dal passaggio del mouse grazie a jQuery. Più in basso qualche estratto dal proprio blog.
Il fotografo Kyle Berg presenta il suo nuovo web portfolio




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Kevin Sweeney è un interaction designer che ha lavorato per brand importanti come Electronic Arts, Nintendo, National Geographic, BMW, Atari. La nuova versione del suo web portfolio può far storcere il naso a prima vista per via della sua impostazione un po’ “spartana” ma la sua efficacia toglie ogni dubbio riguardo il professionista che ci si ritrova davanti al monitor.
In homepage un piccolo antipasto del suo ricco portfolio (frutto del lavoro per Fantasy Interactive) e più in basso un chiaro elenco delle sue skills, illustrate con alcune iconfondibili icone. Lo sfondo giallo caratterizza maggiormente il sito che, ad esempio, con l’uso del bianco o di un banale gradiente sarebbe rimasto “uno dei tanti”.
Jacob O’Neal presenta la nuova versione del suo portfolio con un’interfaccia insolita, animata interamente con jQuery che si occupa delle varie sezioni a scomparsa. L’azione da parte del visitatore inizialmente non è molto chiara dato che ogni singolo elemento della pagina “reagisce” anche solo al passaggio del mouse ma in effetti diventa fluida e usabile in pochi secondi.
Giallo e bianco su sfondo nero dominano il sito con l’unica eccezione fatta dopo aver cliccato sul nome del webdesigner o sulle voci del menu in alto che improvvisamente fanno comparire le info, riferimento a Twitter e altri social, un piccolo form per i contatti, con testo nero su sfondo giallo. Per fortuna questa scelta estetica non disintegra la retina del visitatore grazie a un buon lavoro sulla dimensione del testo e sul contrasto complessivo.
Un one-page site del web designer californiano.
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Tre oggetti. Unici denominatori comuni: legno, ingegno e un po’ di manualità. Partiamo con la Wedge Bench di Richard Beumer, Jonny Wray e Daniel Rossi. Una panchina composta da quattordici pezzi. Si incastra tutto. Colori bellissimi. Tempo stimato: cinque minuti, ma anche meno. Bye-bye Ikea.
Questa invece è una lampada da tavolo. Si chiama Clamp Lamp, l’ha ideata Dana Cannam, una designer olandese. Filo a parte, i pezzi sono tre. Minimal, elegantissima. Provvede all’illuminazione una striscia di LED. Semplice e super pratica. Tempo stimato per il montaggio: due minuti (se la presa di corrente è nei paraggi).
Il terzo oggetto sono in realtà due, ma il concept è unico. Sono il Flat Pack Bike e il Flat Pack Scooter. Rimuovete i pezzi dalla base e lasciate che i bimbi scorrazzino per casa. Il designer è Nicolas Belly, che con l’idea ha vinto l’Argus Design Competition. Il tema, ‘manco a dirlo, era “Less is More: Traveling in the Era of Simplicity”. Tempo stimato per il montaggio: dieci, quindici minuti. Tempo stimato perché il pargolo scaraventi a terra qualcosa: zero.

Dicono di essere designer, scrittori, artigiani e pensatori. Sono di Austin, in Texas. Hanno un nome abbastanza ostico da pronunciare (Ptarmak) e sfornano lavori di una classe e una qualità sorprendenti.
Molto legati alla tradizione (c’è un visibile recupero di colori, proporzioni e atmosfere), i loro lavori hanno così tanti punti di forza che è praticamente impossibile elencarli tutti. Curatissimi nella scelta dei font, nei materiali (non a caso si definiscono -anche- artigiani), nell’approccio ironico e fuori dal tempo, nell’attenzione maniacale per i dettagli.
Non bastasse, sono eccellenti anche nel presentare tutto ciò che realizzano. Foto di grande impatto eppure mai sensazionalistiche, un portfolio che include tra i clienti grandi nomi, organizzato e capace di sottolineare tutta la loro competenza. Irriverenti senza sconvolgere, mescolano elementi apparentemente estranei al prodotto. Guardate voi stessi i risultati dopo il salto (e fatevi un giro anche sul loro blog)

Probabilmente -diciamo pure sicuramente- è un fatto anagrafico. Chi appartiene alla generazione che consumava la musica su nastro è rimasto legato a quell’estetica. Forse, più che a forme e colori del supporto (le -orrendo termine in voga all’epoca- musicassette), al piacere di personalizzarle: renderle qualcosa di proprio.
Scriverci, colorarle, infilare di tutto nei contenitori, fino a renderle quasi irriconoscibili. Sono alcuni anni ormai che la moda del riutilizzo creativo delle cassette affolla mostre e negozi. Dagli esempi più legati al mondo dell’arte come le illustrazioni di Samia Havia a quelli più modaioli come -fra gli altri- la borsa di TopShop. Per non parlare poi delle cassettine che nascondono invece le nuove tecnologie come le porte USB o le pendrive per realizzare mixtapes in puro stile anni ‘80.
C’è chi, come Kate Bingaman-Burt, vuole le vostre compilation su nastro, chi addirittura usa il nastro magnetico per tessere cravatte. Qualcuno ha pensato addirittura di customizzare agende e portfolio con le tipiche sleeve lato A e lato B e altri hanno invece deciso che sarebbero diventate ottimi notebook, con tanto di custodia. Premete il tasto rewind e godetevi questo momento di nostalgia.

Dopo aver lavorato alle dipendenze di nomi come Peter Saville e Vaughan Oliver, due dei più grandi designer grafici, responsabili di alcune delle più belle copertine di dischi mai realizzate, Tom Skipp ha deciso di mettersi in proprio, esordendo come freelance e mettendo a frutto tutta l’esperienza accumulata alla corte dei grandi.
Con alle spalle un portfolio davvero invidiabile, Skipp affronta i lavori che gli commissionano con attitudine prevalentemente dark, quasi gotica: inquietante uso delle figure animali, toni molto scuri, materiali assemblati come fossero abbandonati e una passione per gli elementi retroilluminati col neon.
Vista la carriera, non poteva non concentrarsi sul mondo della musica. Sua è la brochure del tour dei Kasabian e l’artwork del DVD del loro nuovo album. Così come una serie di cover e materiale promozionale per molte altre band. Sua è anche la pubblicità uscita in occasione del lancio di “Sound of Silver” degli LCD Soundsystem che potete ammirare dopo il salto. Un graphic designer a tutto campo e un talento innegabile.

Capita spesso di imbattersi in illustratori che trattano l’osservatore come fosse incapace di leggere i livelli più profondi di un lavoro, o in altri che invece puntano a sensazionali tavole, magari più ‘estreme’ nello stile, che colpiscono, ma annoiano presto.
Trovare un equilibrio non è cosa semplice, anche se di esempi in circolazione ce ne sono molti, fino ad arrivare al quanto accade nel mondo dell’animazione. C’è poi per fortuna, chi questo equilibrio lo trova con un gusto e una ricerca sul tratto che uniscono talento e voglia di raccontare.
E’ quello che ho pensato imbattendomi nel portfolio di Daniela Volpari, illustratrice romana che ha pubblicato due libri per bambini e ha vinto una serie di premi con i suoi lavori, perfettamente sospesi tra la nostalgia di certi autori del passato e una capacità comunicativa che sfiora la dimensione più onirica senza mai abbandonarcisi in modo sterile. Giudicate voi stessi dalla gallery.

Andreas Lutz è la mente dietro questo progetto che introduce una novità netta rispetto alla navigazione web tradizionale effettuata con l’ausilio di puntatore e tastiera: il suo portfolio è completamente navigabile grazie alla voce e ai gesti della mano.
Basta avere un microfono e una webcam per poter sfogliare le varie sezioni rapidamente e senza errori dell’applicazione, realizzata interamente in Flash. Invece della solita noiosa intro il visitatore si ritrova una specie di test audio/video per poter utilizzare al meglio l’interfaccia e a dire il vero, personalmente mi ha stupito già dalla home (se così si può definire).
Il sito web esemplifica il voler superare i limiti imposti dalla macchina, tuttavia non è il massimo dell’usabilità e accessibilità ma sicuramente aprirà qualche porta nel futuro dell’interface design. Non vi resta che visionare il video introduttivo dopo il salto e un esempio di come interagire con l’applicazione e non fate come il sottoscritto che si è messo a urlare «Design! About!» più volte facendomi scambiare per un pazzo da chi mi stava vicino.
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Dietro lo pseudonimo di kidd81 si nasconde il quasi-trentenne «creative designer» Paul Jamie Kidd, di Grimsby, Lincolnshire (UK). Il suo web portfolio rispecchia forse nel migliore dei modi la propria personalità e il suo estro, che ha saputo trasmettere sia dal punto di vista grafico che tecnico.
La principale caratteristica del sito è quella di avere numerosi elementi riposizionabili dall’utente con un semplice drag and drop (jQuery, of course). Mascotte, animaletti vari, testi (anche singole parole) sono pronti per essere spostati a piacimento anche se al refresh della pagina tutto tornerà come prima. I colori sono decisamente vivaci e tutte le sezioni hanno un paragrafo introduttivo che toglie ogni dubbio riguardo il designer che ha le idee ben chiare.