Il vaso Materialized è il primo esemplare di una collezione di oggetti progettati dal designer americano Erich Ginder con l’aiuto di uno scanner laser, che gli ha permesso di elaborare una serie di decorazioni poligonali, che si allontanano dalle forme tradizionali per virare verso l’astrattismo geometrico.
Abbandonate le punte ironiche della sua precedente produzione, Ginder si dedica però ancora, coerentemente, alla rielaborazione di forme tradizionali: trofei di caccia prima, vasi da fiori in porcellana bianca ora. Materialized è in vendita su Design Public.
Via | Livingwithwhite.com
La designer francese Ariane Prin nel progettare il suo servizio di piatti, chiamato semplicemente Functional Ornamental Dishes, ha cominciato ripensando la funzione della decorazione. È partita dalla forma più minimale, piatti e tazze di porcellana bianca, per poi cominciare ad aggiungere.
Le sue decorazioni però non hanno più solo una funzione ornamentale, anzi, non più figure bidimensionali, ma disegni con uno spessore concavo, acquistano una nuova funzione contenitiva: salse e condimenti infatti confluiscono in queste aree delineate, contenitori (decorativi?) all’interno dei contenitori.
Via | Larevuedudesign.com
La designer udinese Nadia Pignatone ha sviluppato a New York il suo amore per la duttilità della porcellana e per le mille opportunità offerte da un materiale così versatile. In partnership con il suo compagno Fausto Pellegrini produce oggetti in edizione limitata, influenzati fortemente dalla sua formazione originaria come graphic designer.
In particolare gli elementi che colpiscono l’attenzione sono i vasi della Blossom Collection: porcellana satinata su cui forme geometriche sono disegnate con ritagli di kimono giapponesi sagomati al laser. Forme geometriche nette e pulite contengono così al proprio interno i disegni sfumati dai mille colori di stoffe orientali, creando magnifici contrasti sul fondo bianco.
Mara Skujeniece è una designer di origini lettoni il cui studio ad Amsterdam disegna ceramiche commissionate da grandi brand. La sua ultima produzione è una serie di vasi dal titolo Spools che farà la felicità di sarti, textile designer e amanti dei tessuti in genere.
Queste ceramiche infatti sono state modellate a completa somiglianza di bobine di filo, rocchetti di ogni dimensione e forma, ma tutti rigorosamente realizzati in porcellana bianca, riuscendo a rendere la qualità tattile del cotone, dei fili, in modo tanto perfetto da ingannare la vista.
Tra i tanti servizi da tè che ci vengono presentati, molti sono quelli che sperimentano con la materia e con la sua consistenza: porcellane che sembrano sul punto di prendere vita, diventare corpi vivi e pulsanti, morbidi al tatto, con un voluto gioco di tromp l’oeil.
Tazzine sul punto di sciogliersi, come se la dura ceramica diventasse d’un tratto glassa cedevole, teiere a cui spuntano zampine che le trasformano in esseri ibridi, divertenti oppure inquietanti a seconda dei punti di vista. Il servizio Ambula dello studio di Taiwan Finding Cheska non sfugge a questa classificazione.
Rigorosamente in porcellana bianca, il set si compone di cinque elementi, due tazze, una teiera/caffettiera, una lattiera e una zuccheriera che sembra siano state fermate e congelate mentre loro stesse stavano partecipando a un party.
Via | Design-milk.com
Chiunque abbia mai mai avuto la fortuna, facendo snorkeling o un’immersione, di imbattersi in acqua in un banco di pesci sa di cosa sto parlando: della sensazione di essere al centro di un caleidoscopio, la luce riflessa dalle squame lucenti nel blu.
La lampada Shoal del duo inglese Scabetti, formato da Dominic e Frances Bromley, riproduce questa esperienza attraverso piccoli pesci stampati nella porcellana bianca, lucida o satinata, che riflette e al tempo stesso lascia trasparire la luce centrale.
Shoal può essere più o meno alta, a seconda del numero dei pesci, da un minimo di 64, fino a 1672. Ne è stata realizzata un’edizione limitata con 386 pesci di vetro trasparente e una limitatissima in solo 10 esemplari in ceramica ricoperta di oro 24 carati.
Via | MadameHervè
Shoal: la luce filtrata da un banco di pesci

Continua a leggere: Shoal: la luce filtrata da un banco di pesci

Solamente una volta accesi, nella penombra di una tavola apparecchiata questi portacandele rivelano il loro carattere. La porcellana infatti è lavorata con disegni e decorazioni differenti per ogni esemplare che si rivela solo in trasparenza, alla luce della candela.
Si chiamano Igloo de Nuit e sono realizzati a mano dallo studio francese Tsé & Tsé Associées. Perfetti per illuminare e creare atmosfera durante le lunghe notti d’inverno, si possono acquistare sullo Tsé Tsé Bazar.
Via | Livingwithwhite.com
È sempre più alto il numero di designer che si cimentano con la porcellana, rivisitando le forme classiche del vasellame, scegliendo di eliminare il colore, optando per il bianco più neutrale e concentrandosi sullo stravolgimento delle linee.
È il caso della designer olandese Aniek Meeldijk che presenta un servizio da tè degno di Alice nel Paese delle Meraviglie, in cui ogni elemento sembra sul punto di sciogliersi, in un equilibrio destinato a rimanere precario nella sua fissità.
Ma è anche il caso della sudafricana Wendy McLachlan che, per continuare la citazione di Alice, riempe di Bianconigli le sue creazioni da tavola, candelabri, alzatine, vasi da fiore, imitando la sofficità dei roditori e utilizzandoli come elementi funzionali al posto di steli o supporti.
Porcellana bianca a tavola: materiali classici per forme nuove.


Il servizio da tè Musical Chairs nasce dalla collaborazione della famosa interior designer americana Barbara Barry con lo storico marchio inglese Wedgwood. Il decoro rappresenta una serie di profili di sedute in stile georgiano scelti dalla stessa Barry tra le sue creazioni.
Il disegno è minimale, il bianco satinato della porcellana bone china sottolineato da un bordo in nero che richiama la precedente collezione della designer per Wedgwood, Top Note, un servizio completo con cui è possibile creare abbinamenti per cene (o pomeriggi) dall’eleganza impeccabile d’altri tempi.
Via | Designyearbook