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Tutti gli articoli con tag pixel

Interior design della Media Academy ispirato ai pixel

pubblicato da olivia

Media Academy: interior design ispirato ai pixel

La Media Academy è un importante istituto di formazione in ambito media situato all’interno del Media Park di Hilversum, Olanda.

La sua ristrutturazione ha visto la partecipazione dello studio di interior designer COEN!, che ha curato naturalmente la rivisitazione degli interni con l’intento di creare spazi funzionali ma anche fortemente caratterizzati.

Così è nata l’idea di ricoprire l’intera pavimentazione con un tema che simboleggiasse proprio l’ambito dei media contemporanei: i pixel.

Ogni piano e ogni ambiente di questo istituto è quindi dotato di un pavimento “pixelloso” e coloratissimo; non solo: anche alcune porzioni di parete, come quelle dei bagni, riprendono il tema, senza contare le stampe e i quadri che se guardati da vicino rivelano una sorta di “impressionismo” decisamente digitale e moderno. Appunto “pixelloso”.

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"Pixels" di Patrick Jean: una città distrutta dagli 8 bit

pubblicato da intweetion

Sbalorditivo lavoro di Patrick Jean in collaborazione con i francesi di One More Production che immagina un’invasione aliena a colpi di retrogaming.

Effetti visivi e un montaggio accuratissimo riescono a rendere il tutto talmente credibile da risultare quasi inquietante. New York assalita dai cattivi di Space Invaders, sbucati fuori da un vecchio televisore. Le stazioni della metropolitana inghiottite come pillole di Pac Man.

Palazzi che perdono piani ogni volta che i giganteschi blocchi di Tetris completano una linea, ma soprattutto l’effetto pixel -appunto- che accompagna ogni oggetto reale che viene distrutto. Divertitevi a scovare tutti i videogame citati. E non perdetevi assolutamente i titoli di coda.

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Piksol: i pannelli solari che disegnano con l'ombra

pubblicato da intweetion

PannelliPiksol

L’idea arriva dalla Svizzera. L’hanno concepita drzach & suchy: un duo formato da un architetto che lavora in Brasile e un software engineer che risiede a Zurigo. L’intuizione alla base di Piksol è sorprendentemente semplice. Eppure efficace. Vediamo come funziona.

Innanzi tutto i pannelli fotovoltaici. Sono molti, di ridotte dimensioni e posizionati in verticale. Dove c’è luce -ovviamente- c’è anche ombra. Ed è proprio l’ombra a creare l’integrazione dei pannelli con lo spazio che vanno ad occupare. Vengono posizionati in modo tale che il singolo rettangolo proietti un ‘pixel’ (da qui il nome) di oscurità. Nel corso della giornata, quando il sole compie il suo corso, le immagini formate dai “Piksol”, cambiano.

L’effetto è molto suggestivo e, nei giorni in cui le nuvole offuscano la luce, i pannelli si notano appena, visto che sono perpendicolari alla superficie. Una maniera intelligente e dalle molte potenzialità artistiche (e promozionali) per incentivare l’uso della fonte di energia più a buon mercato. Dopo il salto, un video dimostrativo.

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InkQuencer di Sebastian Ronde Thielke

pubblicato da intweetion

InkQuencer

Interaction design che unisce musica, ritmo e tecnologia in modo assolutamente innovativo: “Inkquencer”, del designer danese Sebastian Ronde Thielke è un progetto di quelli che vorremmo vedere più spesso. Una di quelle idee che non solo riescono a farci vivere in modo creativo e attivo la tecnologia, ma producono qualcosa che va al di là del mero intrattenimento o della fascinazione per l’estetica.

Vediamo come funziona. Il nome spiega già molto: inchiostro e sequencer fusi in un’unica esperienza interattiva. Disegniamo un pattern su un foglio: una successione di blocchi scuri distribuiti come pixel. Portiamo il foglio all’altezza della web-cam del nostro computer. Un software provvede a catturare il nostro disegno e comprimerlo in un file immagine di 32×30. A quel punto, ogni spazio vuoto è un ’silenzio’, una pausa. Ogni spazio pieno è un suono (a seconda della posizione) che include un ritmo.

Il programma provvede a inserire in tempo reale il pattern creato in un sequencer che lo suona in loop. I risultati sono molteplici: tanti quante sono le variazioni disegnate e la posizione stessa che diamo al foglio davanti alla cam. Sembra complicato. Non lo è affatto. Guardatevi il video dopo il salto.

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MahaNakhon: il grattacielo in rovina

pubblicato da intweetion

MahaNakhon

Il MahaNakhon non esiste ancora. L’ha ideato Ole Scheeren, un architetto un po’ matto che è socio dell’Office for Metropolitan Architecture. Scheeren non è poi esattamente matto: visionario è la parola giusta. Ha già realizzato il meraviglioso Beijing Television Cultural Center e il palazzo che ospita la sede della China Central Television (meno bella, ma comunque visionaria).

A Bangkok, in Thailandia, hanno deciso che gli serviva un grattacielo di lusso. Una cosa minima: 313 metri per 77 piani. Il più alto della città. Dentro, solo posti per gente con una cartucciera di carte di credito gold. Duecento alloggi della Ritz-Carlton, 150 stanze di albergo costosissime, ristoranti, terrazze e una piazza, davanti. Per non farsi mancare nulla.

Io me la immagino la faccia dei committenti quando Scheeren gli ha detto: “Lo faccio, però ve lo buco”. Con un sistema di vetri e la tecnica di rimuovere dei giganteschi voxel (come i pixel, ma in 3D), il MahaNakhon sembrerà ’scavato’ da un unico gesto, come i palazzi di Cloverfield. Il risultato, va da sé, è splendido. Un po’ costoso, quello sì. Di seguito, la gallery dei render del progetto.

MahaNakhon: il grattacielo di Ole Scheeren
MahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole Scheeren

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MyDotDrops, il trolley personalizzabile

pubblicato da Cut-tv

MyDotDrops

Uno dei momenti più ansiogeni di una vacanza è il recupero dei bagagli dopo un volo, quei minuti di trepidante attesa che si spendono davanti al nastro trasportatore, gli occhi fissi sull’apertura nella speranza di veder ricomparire la propria valigia sana e salva. Chi almeno una volta è stato vittima di un furto o solo della perdita di un bagaglio sa di cosa si sta parlando.

Molto spesso le valigie sul nastro sono tutte uguali, difficili da distinguere a una prima occhiata, impossibile se non vi siete ricordati l’indispensabile targhetta con il vostro nome. MyDotDrops è una serie di trolley ideata dal marchio francese Jump che si ripropone di mettere fine a tutti i problemi di riconoscibilità. I trolley infatti, disponibili in tre misure, possono essere personalizzati con un tocco di pixel art.

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Un muro di pixel

pubblicato da naomi

piixelnotes by duncan wilson

Da una idea creativa del designer inglese Duncan Wilson, con la collaborazione di Sirkka Hammer, è nato questo progetto. Si tratta di “Pixelnotes” un enorme foglio di carta che copre le pareti.

Questo piano è composto da 5 strati di “post-it” in gradazioni di grigio differenti, la base originale è in tinta unita di colore acceso.

Con questo metodo potremo sfruttare al meglio i muri, segnando i nostri impegni sui foglietti e, staccandoli uno ad uno, potremo creare disegni a effetto “pixel”.

Via | oh gizmo

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I pixel personalizzabili

pubblicato da naomi

pixel by 25togo design store

Sul sito “25togo Design Store”, potrete trovare in vendita questi curiosi oggetti.

Il progetto si chiama “Pixel” e consiste in una serie di sottobicchieri costituiti da tanti quadratini colorati, i quali imitano i pixel e possono essere rimovibili uno a uno.

In questo modo potremo personalizzare ogni sottobicchiere e sbizzarrirci creando nuove forme o addirittura composizioni creative.

Via | totonko

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Pixel design di Dan Plano

pubblicato da Cut-tv

pixel plano Un mix di forme classiche Rococò ed estetica digitale, hanno ispirato il design della Consolle e dello Specchio Pixel, progettati dal canadese Dan Plano.

Presentati al ICFF 08 di New York, lo specchio 28×42 cm e il tavolino 40×12x32 sono realizzati in Corian e legno Wengé rifiniti con getto d’acqua.

Un modo gradevole e divertente per guardare con occhi nuovi le forme classiche.

Via|Mocoloco.com

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Font gratuiti da Urbanfonts

pubblicato da Marco Sgrunt Mattioli

urbanfonts

Parole, parole, parole…no, non cito il ritornello di una celeberrima canzone di Mina ma una delle esigenze da sempre più pressanti per i web designers: scegliere un font adeguato a nostri contenuti di testo-immagine. Mentre per il contenuto testuale vero e proprio preferiamo ricorrere ai quei cinque o sei font “sicuri”, universalmente diffusi e leggibili, per quanto riguarda titoli, logo, banner, possiamo sbizzarrirci tra migliaia e migliaia di font disponibili.

Ci viene incontro in questo Urbanfonts, una collezione di oltre 8.000 font tutti gratuiti e suddivisi per stile di appartenenza. Ce ne sono di tutti i tipi: square, decorative, dirty, gothic, rounded e moltissimi altri ancora. E se siamo dei creatori di font, oltre che dei fruitori, possiamo proporre le nostre creazioni per regalarle al pubblico.

In piena ottica partecipativa è poi possibile commentare i singoli font, il blog apposito, o discuterne nel forum.

Via BlogPerfume

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