Che ormai il fotoritocco sia una costante nel mondo patinatissimo della moda e dei magazine che se ne occupano non è affatto una novità. Le critiche arrivano da più parti e molte riguardano ovviamente la percezione alterata del corpo (soprattutto femminile) e le implicazioni che può avere l’ossessione di un’immagine lontana dalla realtà e artefatta digitalmente.
Ad occuparsene ’stavolta è Jesse Rosten con un video intitolato “Fotoshop by Adobé” (superfluo spiegare il riferimento). Con la giusta dose di ironia e una serie di giochi di parole, Rosten sottolinea molti degli effetti collaterali di un uso smodato del ritocco digitale. Come spiega lui stesso:
Una notte guardavo la televisione insonne. Mi sono imbattuto in uno spot su alcuni prodotti di bellezza. Le immagini mostravano una serie di ritratti ‘prima e dopo’, che mi sono sembrati la stessa immagine modificata con Photoshop. Mi sono fatto una risata e ho realizzato questo video.
Dopo il salto, trovate le immagini del making-of.

Il design su porcellana di Todd Borka
Quando si ha fame dev’essere strano venir voglia di avere un mouse in mano anziché forchetta e coltello. Tutto sommato però è questo l’istinto che si ha nel vedere il cibo incorniciato in questi piatti di Todd Borka, designer francese creatore di iPlate.
iPlate è una collezione di piatti in porcellana, bianchi, smaltati, lucidi, con la peculiarità del design di Todd, che vi ha posto quattro illustrazioni tratte dalle caratteristiche funzioni di Photoshop, quindi palette, menù normali, a tendina, cartelle, strumenti, e tutto ciò che un designer ha bene in mente esservi nel famosissimo programma Adobe.
La stampa dei design è ottenuta con la serigrafia, che permette a questa di rimanere inalterata al calore e ai lavaggi. Ovviamente è possibile acquistare questi oggetti di design: si possono trovare su Ulele a 25€. Un unico piccolo appunto: la connessione tra iPlate (mondo Apple) e Photoshop (mondo Adobe) non è delle più dirette e coerenti, ma vallo a dire al commercio.
Via | Ninjamarketing
I Have PSD from Hyperakt on Vimeo.
Chiariamo eventuali equivoci: questo post non ha alcun intento pubblicitario, ma solo quello di constatare una realtà: il web ama il software più diffuso al mondo per l’elaborazione delle immagini. Grafici professionisti e creativi amatoriali, a 20 anni dalla prima release, sono ormai del tutto condizionati dalla sua interfaccia e dalle sue potenzialità.
Il sogno estremo di una realtà modificabile con tool e livelli si espande e i tributi a lui dedicati (spontaneamente o in vista della particolare ricorrenza) proliferano: non solo gadget come la Wall Bar da appendere al muro o i magneti da frigo per incorniciare le foto, ma anche video che funzionano meglio di una campagna pubblicitaria originale per promuovere il photoshop-pensiero.
Non solo c’è chi immagina di cucinare con Photoshop, come avevamo già raccontato, ma chi sogna occhiali che possano modificare la realtà come si fa con una fotografia (Freya Estreller e Natasha Case su Good Magazine), chi dichiara con malcelato orgoglio che la sua percezione della realtà e la sua interazione con essa è ormai irreparabilmente condizionata.

Meglio di una cassetta degli attrezzi o di una panoplia per i coltelli. C’è tutto l’occorrente per ogni faccenda domestica, per qualsiasi emergenza. Doveste mai dimenticare dove avete lasciato gli occhiali poi, non preoccupatevi: basterà selezionare lo zoom ed il problema è risolto.
Stiamo scherzando, ovviamente. Questo è un…quadro? Un pannello? A voi la scelta della definizione. Wall Bar, in sostanza altro non è che la barra dei tools del nostro amato Adobe Photoshop, riprodotta in grandi dimensioni, per arredare la vostra casa. In particolare, è quella che risale al ‘lontano’ 1990: l’anno in cui la versione 1.0 uscì sul mercato.
Quasi un pezzo vintage, insomma. Creato dai designer di Meninos, misura 17 x 80 x 1,2 centimetri ed è in vendita a poco meno di 70 dollari.
Non è una nuova versione virtuale di qualche trasmissione di cucina, ma un esempio praticamente perfetto di come si possa realizzare un brillante lavoro con una buona idea, molta pazienza e la giusta dose di ironia (sembra una ricetta).
Il lavoro di Stefania Rota (aka Maya Rota Klein) che vi presentiamo, è uno di quelli in concorso per Adobe YouGC, il contest riservato a tutti i creativi che vuole premiare le migliori produzioni Adobe User Generated. Un video che in poco meno di tre minuti, mostra con la tecnica della stop-motion, come sarebbe la preparazione dei biscotti al burro se si potesse usare Photoshop.
Bellissimo e divertente l’uso dei livelli, la selezione degli ingredienti, gli strumenti. Il tutto è stato prodotto con Photoshop -appunto- e Premiere. Lo stile artigianale e crafty (biscotti) compresi, sono tutta opera dell’art director.

Chi lavora con i software di grafica e fotoritocco sa bene quanto sia importante personalizzare l’area di lavoro. Per assecondare tutti quei piccoli gesti rapidi e automatici che velocizzano le operazioni standard o per trovare con pochi movimenti del mouse le finestre a cui ricorriamo più spesso.
Sul ’solito’ Think Geek (e dove, sennò?) un gadget che non solo materializza l’ossessione per il drag-and-drop, ma personalizza anche la nostra abitazione da ‘creativi DOC’. Per 24 dollari e 99 cent potete divertirvi a disporre l’interfaccia di Photoshop sul vostro frigorifero, staccando le varie sezioni magnetizzate e riordinandole a vostro piacimento.
Provate a cambiare il font alla lista della spesa. Potrebbe funzionare.
Questo prodotto è ancora un concept, ma l’idea sembra molto carina e simpatica, soprattutto per chi è un grafico e ama scarabocchiare ovunque le proprie idee. Sto parlando del progetto Photoshop Notebook del designer German Kapitonov, una serie di blocchi per gli appunti molto particolari.
Abbiamo tre versioni, una con la copertina con la grafica del logo di Photoshop, una di Dreamweaver, ed infine una di Illustrator.
Ma non è finita qui, all’interno i fogli simulano sulla carta una vera e propria interfaccia di questi tre tipi di programmi, con tanto di finestrelle con i vari comandi per lavorarci sopra, dove il foglio elettronico bianco diventa in questo caso il nostro foglietto di appunti in carta.
Via | design you trust

Photoshop è per la stragrande maggioranza dei designer come una seconda casa, la stanza de fai-da-te, il surrogato moderno del vecchio tavolo degli attrezzi che i nostri padri hanno in cantina. Per il lancio della nuova versione CS4 sul mercato indonesiano, l’agenzia Bates141, con un’immagine che sta facendo il giro del mondo, ha dato forma a questa suggestione trasformando l’interfaccia del software in un banco da lavoro, con scaffali, cassetti, tavolozze, tutto realizzato con scatole di cartone.
“Real as it gets” (tradicibile all’incirca “reale come tutto ciò che realizza”) è l’efficace pay-off: la tridimensionalità dona un che di poetico alla quotidianità della routine lavorativa. Su flickr poi, trovate un’interessante gallery con immagini del making of. La campagna è stata commissionata da: Software-asli.com software reseller, agenzia: Bates141 di Jakarta, direttore creativo: Hendra Lesmono, art director: Andreas Junus, Irawandhani Kamarga, copywriter: Darrick Subrata, fotografo: Anton Ismael.
Via | Ibelieveinadv.com
Lo studente dell’Università del Northern Iowa Nicolas Schrunk ha progettato e realizzato un video per rappresentare il suo inconscio durante il sogno. La semplice e geniale intuizione che caratterizza il video Consciousness risiede nell’aver utilizzato esclusivamente caratteri tipografici di programmi di grafica come After Effects, Illustrator, Photoshop, Logic Pro, per visualizzare il magma caotico di segni e simboli che ci portiamo dentro.
Via | Vimeo.com

Michel Tcherevkoff, fotografo appassionato di rielaborazione digitale, ispirato da alcune fotografie che avevano per soggetto fiori e foglie, ha immaginato una serie di scatti che avessero per soggetti borse e scarpe completamente realizzate con elementi vegetali. Ha realizzato prototipi, fotografato boccioli e steli, manipolato tutto con Photoshop.
Il risultato sono accessori disegnati esclusivamente per “compiacere l’occhio di un artista e l’anima di una fashionista”. Le immagini sono raccolte in un libro, Shoe Fleur edito da Welcome Books e distribuito da Random House. Stampe numerate sono in vendita al prezzo di 900 dollari. Poichè Tcherevkoff ha dichiarato la sua devozione al mondo Mac, sul sito Apple è possibile leggere una sua interessante intervista.