Immaginatevi un ristorante a due piani che presenta uno strano elemento di continuità tra un livello e l’altro. Al piano di sotto, la parte bassa di un corpo di donna che prende le forme di una maxi scultura in giallo shocking, di sopra, il busto della stessa figura, sempre in dimensioni oversize.
E’ questo l’elemento più divertente che caratterizza l’arredamento di Germain, il nuovo bistrot parigino della Rive Gauche subito trasformatosi nel nuovo ristorante cult della capitale francese. Ma, a dispetto dello stupore di questo intervento, sono molti gli elementi di continuità con l’arredamento tradizionale dei bistrot parigini. I pavimenti, infatti, sono rivestitti con piastrelle bianche e nere, mentre l’illuminazione non rinnega le lampade rotonde con diffusore in vetro opalino.
Non mancano altri classici, come poltrone anni ‘50 e Thonet nere, che crano un bel contrasto con mobili più recenti, come i contenitori in rosso laccato. Gli interiors sono firmati da India Mahdavi, architetto di origine iraniana da tempo di stanza in Francia.
Via | Yatzer
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Il Via, l’istituto francese votato alla valorizzazione delle migliori creazioni dei giovani designer d’oltralpe, organizza una mostra al Centre Pompidou per celebrare i suoi 30 anni di attività attraverso i primi lavori di designer poi divenuti celebri. Dei piccoli Davide che si sono trasformati in Golia. Ma anche un modo di dire: “in fondo non abbiamo avuto ragione?”
Nelle immagini, Costes Chair (1982) di Philippe Starck, Lit Clos (200) di Erwan Bouloullec, Bois-Mousse di François Azambourg (1999), Hiro-Hito chair di Elisabeth Garouste & Mattia Bonetti (1988), Bibliothèque modulable et tabouret di Radi Designers (2001), Profil di Jean Nouvel (1989).
Via | Contemporist
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Costruita nella città di Saint-Eienne, in Francia, la Cité du Design (o “Centre International du Design”) è una enorme struttura nata con l’idea di ospitare creativi, designer e architetti da tutto il mondo per far confluire quanti più studi sulla comunicazione, la ricerca e l’istruzione a livello internazionale.
L’edificio è costato 41,5 milioni di euro, una cifra tutto sommato contenuta viste le grandi dimensioni e la completa autosufficienza in termini energetici. I pannelli solari, perfettamente integrati nel design del progetto, oltre a un sistema di riscaldamento ideato appositamente, consentiranno l’ammortizzare ulteriore delle spese.
Il rivestimento del Centro, infatti, è composto da 14000 triangoli equilateri di diversi materiali che aiutano a controllare luce, temperatura e flussi dell’aria, in base alle condizioni ambientali. Alcuni dei triangoli sono celle fotovoltaiche che servono appunto per generare l’energia necessaria.
Il colpo d’occhio, poi, è assolutamente incredibile. Situato nel sito storico del National Arms Manufacture, il Centro Internazionale di Design è perfettamente integrato nell’area grazie alle sue linee geometriche e restituisce luminosità senza togliere ‘respiro’ allo spazio che invade. Di seguito, una gallery del progetto, realizzato dallo studio LIN, con sede a Berlino e Parigi.

Brevissima nota di colore. Mi sono imbattuto in Beatrice Alemagna molti anni fa, quando un comune conoscente realizzò un cortometraggio sui suoi lavori e sul suo -allora- recente trasferimento in Francia. A colpirmi fu non solo l’evidente bravura, ma la sincera passione e volontà di “disegnare racconti” -per usare le sue parole- senza lasciarsi scoraggiare dai limiti di un mercato difficile come quello italiano.
Cresciuta con l’ammirazione per i libri di Rodari e le illustrazioni di Luzzati e Munari, Beatrice Alemagna ha raggiunto traguardi importantissimi nell’ambiente della narrativa illustrata per bambini. Selezionata per ben due volte in occasione del prestigioso Prix Baobab e vincitrice di un Premio Andersen (e di molti altri concorsi), le sue storie sono state tradotte in varie lingue e il suo talento è ormai da più di 10 anni al servizio di una struttura importante come il Centre Pompidou di Parigi.
Capace di un approccio delicato e intelligente anche ad emozioni difficili da tradurre per i più piccoli, utilizzando tecniche diverse in modo ’semplice’ e perfettamente adeguato alle storie, il suo tratto e la sua abilità nel raccontare sono cresciuti proporzionalmente ai risultati ottenuti. Uno dei nomi di cui andare orgogliosi fuori dai nostri -spesso- miopi confini nazionali. Di seguito, una gallery con alcune sue tavole.

Nato in Grecia e ora direttore creativo dell’agenzia di design La Surprise di Parigi, Théo Gènnitsakis è un designer e illustratore che vive e lavora al motti di “Audacity is the safest path” (”L’audacia è il sentiero più sicuro”).
Sfacciato ed eccessivo, Gènnitsakis riesce a coniugare un minimalismo molto rigoroso con una sensualità applicata anche ai soggetti più improbabili. L’ironia, i colori e lo stile ricordano vagamente le animazioni realizzate da Terry Gilliam per i film dei Monty Python, l’uso dei caratteri tipografici è altrettanto sopra le righe, pur mantenendosi sempre nell’ambito del minimal.
Da leggere anche il divertente blog dell’agenzia, pieno di link e citazioni pop-trash. Di seguito, invece una gallery dei suoi lavori più provocanti.

Collezionismo da sottobosco. Over Grown, l’ultimo lavoro del designer olandese Jo Meesters, è una poltroncina dalle linee squadrate realizzata in legno di quercia che si distingue per la proliferazione di muschio, alias una morbida lana verde, sulla seduta e lungo la spalliera.
Over Grown è in mostra alla ToolsGalerie di Parigi, indirizzo molto attento al design di ricerca e alle più recenti serie limited edition. Minima, in questo caso, la tiratura dei pezzi, pari a soli 3 esemplari.
Via | Mocoloco
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Passarelle parigine in gran tiro. Nel corso dell’ultima settimana della moda, il duo olandese Viktor&Rolf ha ingaggiato il duo del design (anch’esso olandese) Studio Job per dare vita ad una scenografia vistosamente incline al glitter e al glamour.
Il risultato della collaborazione? Un mappamondo macro che troneggia sul palco inondando di riflessi luminosi modelle e pubblico. Il tutto grazie alla pioggia di Swaroski che ricopre, come tessere di un mosaico, la superficie della terra. Un effetto senz’altro d’impatto, vicino a quanto già fatto per il Salone del Mobile 2007 con Bisazza, e lontano mille miglia da un gusto understatement o da un’estetica di crisi.
Via | Design Klub
Foto | P. Stigter

“Non è un negozio, è un’esperienza. Non è un decoro e non è un artwork, ma è senz’altro una forma di espressione. Spetterà alle persone farsela propria. La mia gioia più grande sarebbe se intraprendessero un viaggio immaginario nelle loro teste”.
Una sorta di trip? Così il designer e artista multidisciplinare Arne Quinze parla del suo ultimo lavoro-creatura, gli interni appena inaugurati del mitico concept store l’Eclaireur a Parigi. Un punto di riferimento imprescindibile per lo shopping parigino già dagli anni ‘90, quando il negozio fu tra i primi a lanciare marchi poi divenuti celebri come Dries van Noten, Dubreuil, Girbaud, Hussein Chalayan, Martin Margiela, Prada.
Per ricreare un mondo onirico, centrato non tanto sulla merce quanto sull’emotività dell’esperienza offerta dalla visita alla location, Quinze ha ricreato una sorta di mondo fantastico, quasi uterino, rivestendo i locali con scarti assemblati di assi di legno frammiste ad altri materiali di scarto. Inseriti nell’anomala boiserie, 147 monitor mostrano gli occhi un po’ languidi della moglie di Quinze. Nel negozio anche l’anteprima francese dell’attesissimo Microsoft Surface.
Via | Dezeen
Foto | Dave Bruel
Lo Showroom Eclaireur progettato da Arne Quinze
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A Show Off, fiera internazionale del tessile di Parigi, ritroviamo le novità più sperimentali nel campo del textile design. La selezione dei curatori infatti, ha privilegiato anche quest’anno una partecipazione molto ristretta, limitata a soli 21 designer o studi di progettazione. L’idea, infatti, è quella di dare vita ad una vetrina delle ultime tendenze, favorendo anche un approccio meno alienante rispetto ad una fiera di tipo tradizionale.
Nella galleria che vi proponiamo, troviamo nell’ordine i lavori di KPDP, Alexandra Jean, Mass Confusion, Hélène Barrier, Marion Bardavid, Elsako. I quali sembrano prediligere un’espressività di tipo figurativo.
Via | Yatzer
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Come vi avevamo anticipato, l’opera del designer israeliano Ron Arad sarà in mostra al MoMA di New York dal prossimo 2 agosto fino al 19 ottobre. L’esibizione dal titolo Ron Arad: No Discipline, che sta letteralmente girando il mondo, è stata organizzata dall’istituzione americana in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, che la ospiterà in autunno, e con lo Stedelijk Museum di Amsterdam.
La mostra ripercorre i 30 anni di attività di Arad e comprende circa 140 tra oggetti di design e modelli architettonici e 60 video che raccontano la sua visione ad alto tasso d’inventività e densa di sperimentazione tecnologica. Le opere sono esposte all’interno di una struttura, in acciaio COR-TEN, che lui stesso ha progettato e chiamato Cage sans Frontières.
Via | Otto-otto.com