Quattro mesi di lavoro: tanto hanno impiegato Lorenzo Papace e Vincent Pianina per realizzare il video del brano “Østersøen” contenuto nell’album “Sankta Lucia” degli Ödland. Un’animazione splendida, tutta in stop motion e con elementi e personaggi realizzati a mano, atmosfera sognante e brillanti soluzioni nella regia.
Un lavoro incredibile e accurato, di grande pazienza (specialmente la parte di papercraft). Curiosità: nel gruppo milita lo stesso Papace. Di seguito, una gallery con le foto del making of.
L’animazione di Lorenzo Papace e Vincent Pianina per il brano











Paragard from Hayley Morris on Vimeo.
L’animatrice inglese Hayley Morris utilizza davvero qualsiasi materiale per costruire i set delle sue stop motion. Per questo spot di un contraccettivo ha realizzato per esempio un lavoro certosino di cut-out con tipi di carta differenti non solo per colore ma anche per texture e consistenza.
Il risultato è un mondo leggiadro, che a tratti contrasta vivacemente con le informazioni mediche, anche molto specialistiche, fornite dalla voce fuori campo: signorine dai capelli al vento, foglie che cadono e giardini in fiore sono la metafora, forse un po’ abusata ma resa sul piano visivo in modo molto accattivante, del senso di libertà declinato al femminile che lo spot promuove.
Il papercraft è ormai una vera e propria tendenza, sculture tridimensionali realizzate con carta e cartoncino spiccano ormai spesso sulle copertine di libri e riviste. Poteva sottrarsi dall’ospitare un lavoro in papercraft sulla propria cover l’influente Icon Magazine?
Naturalmente no, e per farlo ha scelto l’eccellenza in questo campo, ovvero la coppia di designer francesi Zim & Zou che hanno realizzato, per il numero di Febbraio intitolato The Future of Food, un hamburger ostentatamente sintetico, dai colori neon e le forme poligonali, alimentato da una miriade di cavi colorati, come un novello Frankenstein.
Uno di quei video che non avrebbe bisogno di presentazioni, visto il risultato finale del lavoro. Vi basti sapere che questi mirabili esempi di papercraft sono opera del Lobulo Design, studio diviso a metà tra Londra e Barcellona. Che il misterioso Javier, l’artefice nascosto dietro al moniker, sostiene di aver capito quale sarebbe stato il suo lavoro futuro accompagnando la madre al supermercato e rimanendo affascinato dalle scatole dei cereali.
Che “Mr. Darth Vader”, il pezzo principale della serie, è stato commissionato dal magazine Göoo per una copertina. Il resto è creatività, precisione e - molta - pazienza. Il video del making-of è dopo il salto. Di seguito nella gallery invece, trovate una selezione degli altri.
Gli incredibili lavori in papercraft di Lobulo Design




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Del matrimonio più indie degli ultimi anni, quello che ormai due anni fa ha visto sposi Ben Gibbard, il cantante dei Death Cab For Cutie e l’attrice Zooey Deschanel, si è già parlato abbondantemente all’epoca. Quelle che vi mostriamo oggi sono le partecipazioni di nozze, ideate dalla graphic designer Kate Harmer e realizzate dalla Real Card Company. Ecco come la Harmer spiega il suo lavoro per la coppia:
Ben e Zooey volevano degli inviti per le nozze che riflettessero la personalità dolce del loro romantico matrimonio nello stile rustico del nord-est. […] L’obiettivo era quello di creare un invito illustrato spiritoso, pulito, semplice e senza tempo. La suite include un cartoncino ripiegato, un cartoncino di invito rosa, una scheda RSVP e una mappa illustrata. Tutti gli elementi sono tenuti insieme con una fascetta di carta con l’illustrazione di due ‘piccioncini’ e contenuti in una busta esterna.
Di Lucie Thomas e Thibault Zimmermann dinamico duo che si cela dietro alla sigla “Zim and Zou” vi abbiamo già raccontato in un’altra occasione. I designer francesi di base a Nancy, sono celebri per l’abitudine ad esplorare le possibilità una miriade di mezzi tra cui la scultura di carta, l’installazione, la grafica, l’illustrazione e il web design: tutte sperimentazioni che confluiscono nei lavori per i loro clienti.
L’ultima collezione si intitola “Back to Basics” è frutto di quasi un anno di fatica (e apparentemente ancora in corso) e rappresenta una serie di oggetti che hanno fatto la storia della tecnologia, riprodotti in carta con una interessante varietà cromatica, diversa dall’originale. Ogni dispositivo è tagliato meticolosamente a mano utilizzando carta sostenibile e anche il più piccolo scarto viene riutilizzato per formare alcune delle componenti e dei dettagli più piccoli. Il video a inizio post è quello del making-of, di seguito nella gallery le immagini degli oggetti.
Realizzatao dallo studio This Is It di Londra (un collettivo di designer, illustratori, artisti e animatori) questo “Bad Things That Could Happen” è un video che gravita in maniera surreale tra diverse forme espressive. C’è la recitazione, l’illustrazione e il papercraft con le versioni enormi degli oggetti quotidiani riprodotti utilizzando il cartone, c’è anche - nascosta qua e là nel dettaglio - un po’ di animazione.
Piccoli incidenti resi in maniera ironica, contrattempi su cui scherzare e un mondo esagerato e ‘pop’ che strappa più di un sorriso. La fotografia è di Thomas Bolwell, il sound design di Andrew Kinnear, la musica di Andrew Kinnear e Joseph Pelling, mentre il make-up è opera di Elizabeth Barlow. Dopo il salto, un altro video realizzato per comunicare il cambio di indirizzo dello studio The Future Laboratory.
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Costruire, assemblare, riciclare: inventare nuovi oggetti o reinterpretare quelli conosciuti con un semplice kit che racchiude una piccola, ottima idea. Il principio base è un po’ quello dei fermacampione: un ‘chiodo’, una clip. Un cardine che funge anche da cerniera. Materiali morbidi e flessibili. Un seghetto per cartone e la carta più spessa.
Makedo è disponibile in tre formati e permette di ‘giocare’ con i materiali più diversi. C’è una vasta community che mette in mostra le sue creazioni online, c’è la voglia di insegnare ai più piccoli (ma non solo) un approccio ludico diverso. Prezzi dai 25 ai 70 dollari, tutorial e suggerimenti. Makedo arriva dall’Australia e si è - meritatamente - guadagnato la “Honourable mention” ai Red Dot Design Award di quest’anno.

Il primo è ispirato ai capolavori di Dieter Rams e viene proposto per ‘integrarsi’ più facilmente con utensili ed elettrodomestici. Ha una forma curiosa a metà tra un tagliere e una grattugia e un design decisamente accattivante, anche nella sua stranezza. Lo ha ideato David Woon, studente al secondo anno di design industriale.
Il secondo somiglia invece a uno di quei compiti che vengono assegnati proprio negli istituti come che frequenta Woon: cartoncino e molta voglia di impressionare gli insegnanti. Il risultato ad opera di Julien Madérou è un dock che sta in tasca, pronto per essere montato quando ce n’è bisogno. Dopo il salto, trovate il link al template in .pdf e il video tutorial per realizzarlo da voi.
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The Making of The GOOD Magazine Cover from PUBLIC SCHOOL on Vimeo.
Il collettivo texano Public School, ha schierato ben quattro dei suoi componenti, i designer Cody Haltom, e Will Bryant e i fotografi Casey Dunn e Jay B Sauceda, per realizzare questa copertina del magazine americano Good.
Il tema a cui è dedicato il numero della rivista è il vicinato e l’allestimento, tra oggetti dal vero e sagome in cartone, non solo raduna elementi relativi alla vita di quartiere, dalla bicicletta al barbecue, dalla cassetta per la posta ai panni stesi, ma lo fa con uno stile volutamente casalingo e artigianale che ben restituisce la sensazione di familiarità necessaria a completare la suggestione.
La copertina del magazine Good realizzata dal collettivo Public School
