
L’eccesso di vanità forse è un peccato. Certo che è che se stimola la realizzazione di oggetti simili, magari può diventare anche un pregio. Il designer Geoffroy Gillant ha avuto un’idea semplice ma di grande effetto: piazzare un ‘buco’ al centro di uno specchio rotondo.
Banale? Neanche un po’. Siamo così abituati ad avere la nostra immagine riflessa al centro di una cornice, che questo “Holle Mirror” può risultare davvero destabilizzante. Gillant ha conquistato il secondo posto alla CINNA Design Competition nella categoria degli elementi d’arredo, anche in virtù di un ‘trucco’.
Non ci è dato di sapere come, ma appendendo qualcosa sul cilindro che sostiene la struttura, possiamo recuperarla semplicemente infilando la mano nel buco. Avrà chiesto la consulenza di David Copperfield? Perfetto da abbinare, il “Jump Out Mirror”: utile ‘due in uno’ di cui trovate l’immagine dopo il salto.
Continua a leggere: Geoffroy Gillant: "Specchio, specchio delle mie brame..", ma col buco
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Quando nel 1853 il signor David M. Smith di Springfield (Vermont) ideò la prima molletta da bucato come la conosciamo oggi, probabilmente non immaginava di aver realizzato un piccolo miracolo di funzionalità e design che sarebbe rimasto sostanzialmente immutato fino ai giorni nostri.
Quello che sicuramente non immaginava era che Gad Charny e Yoav Ziv avrebbero collezionato più di 300 esemplari da tutto il mondo, per poi raccoglierli in una mostra che avrebbe fatto il giro dei maggiori musei e delle più grandi manifestazioni legate al design.
“Clothes Peg Iconography” arriva in Italia in occasione della prima edizione di Compasso di Latta, all’interno della settimana del design alla Triennale Bovisa (ovviamente a Milano). La mostra è curata da Alessandro Guerriero e Riccardo Dalisi e promossa dalla NABA (la Nuova Accademia di Belle Arti). Dopo il salto, una gallery con una serie di immagini degli oggetti in mostra.
Continua a leggere: "Clothes Peg Iconography": la collezione di mollette di Gad Charny e Yoav Ziv

Enzo Mari non ha sicuramente bisogno di presentazioni. Il suo geniale approccio al design è entrato nella Storia e così come la capacità di creare oggetti funzionali che celebrano la sua visione etica di un mondo in cui la dignità del lavoro venga rispettata.
Dalla serie “Autoprogettazione”, nata dalla creatività di Mari nel lontano 1974, arriva questa “Sedia 1″, realizzata in collaborazione con la società finlandese Artek che si occupa -ovviamente- di arredamento. Un’idea rivoluzionaria per l’epoca: mettere in commercio dei prodotti che valorizzassero il gesto di assemblarli da soli.
L’ennesimo esempio di come il design italiano abbia avuto davvero un peso importantissimo in tutto il mondo. Grazie a menti geniali come quella di Enzo Mari di cui proprio Artek celebra i 75 anni di attività con una mostra allo Spazio Rossana Orlandi. Mentre il grande designer presenterà un breve documentario al Museo della Triennale per spiegare il concept di “Autoprogettazione” e mostrerà come costruire “Sedia 1″

Spesso è utile lasciar parlare chi realizza i lavori. L’entusiasmo, la passione e il talento (quando c’è…) possono essere raccontati meglio da chi ha investito tempo ed energie su un’idea. Anche -soprattutto- di questo è fatto il design. Nel caso dei ragazzi di Rocket, che uniscono musica e complementi di arredo, la regola è ulteriormente valida.
Crediamo nel design originale, divertente e non convenzionale, un design che ti ricordi che la vita è tutto tranne che noiosa. I nostri prodotti presentano oggetti comuni in una nuova luce, puntando all’interazione fra forma e contenuto. Combiniamo elementi 2D e 3D, e creiamo oggetti per la tua casa diversi da quello che puoi trovare in giro, mantenendo la qualità e lo stile tipici del “Made in Italy”, ad un prezzo accessibile a tutti.
La loro collezione 2010 è nata fra Milano e l’East-end londinese e unisce il gusto per il rock indipendente con una validissima vena ‘pop’. Chitarre, piatti da dj, vinili, cuffie, speaker: tutta l’iconografia classica di chi vive la musica viene utilizzata in maniera funzionale e creativa per arredare e colorare gli interni. Dopo il salto, una gallery con i loro prodotti.
Continua a leggere: Rocket: i complementi di arredo a tempo di musica

Elevenfeet è uno studio belga che lavora da sempre per offrire prodotti attenti all’ecologia e alla sostenibilità. Materiali semplici ed eco-compatibili che non disturbano affatto l’eleganza e la qualità del design, applicato sempre agli oggetti in modo efficace e convincente.
E’ il caso di Recycleerhanger: una stampella, pensata per sostituire quelle più dispendiose (e con un alto impatto in termini ecologici) di plastica e metallo. Si monta piegando un unico foglio di cartone riciclato che poi è possibile riciclare di nuovo al 100%. La sfida alle grucce tradizionali è stata vinta anche sul piano economico.
Recycleerhanger infatti, è stata studiata perché i costi di produzione, trasporto e lavorazione fossero molto contenuti. L’utilizzo è semplicissimo e il solo spessore del gancio fa in modo che non si formino pieghe negli abiti. Un’idea semplice, molto pratica che dimostra ancora una volta come il design possa ripensare oggetti anche in un’ottica eco-friendly.

Quella di reinventare o tentare di dare una nuova interpretazione agli oggetti per misurare il tempo è una sfida che in molti raccolgono. Il più delle volte complicando la lettura dell’orario, altre volte progettando nuove forme e nuovi spazi per accogliere tutto ciò che scandisce le giornate.
Il designer israeliano Oren Hetzroni ha puntato sull’aspetto più ‘poetico’ e casalingo della misurazione delle ore e dei minuti, inserendo un orologio all’interno di un barattolo di vetro, come quelli che possiamo abitualmente trovare sulle mensole della cucina.
Le lancette sono posizionate in verticale e in numeri sono impressi sulla superficie in vetro del contenitore, che ci permette di osservare il movimento e lo scorrere del tempo come in una curiosa variante di una clessidra. L’unico elemento che cambia è la stoffa che ricopre il tappo. Un modo ideale per conservare i momenti e -insieme- un oggetto molto familiare da tenere in casa. Potete acquistarlo per soli 15 dollari sullo spazio Etsy di Hetzroni. Dopo il salto, una gallery di “clock in a jar”.
Continua a leggere: Oren Hetzroni e il tempo in un barattolo

Come ha dimostrato con la discussa campagna di guerrilla marketing in Austria, Ikea non si è mai tirata indietro quanto a voglia di stupire e ‘invadere’ gli spazi pubblici con la forza del suo brand (e dei suoi prodotti ormai presenti ovunque).
‘Stavolta ci riprova in Francia, sfruttando uno dei luoghi-simbolo della quotidianità transalpina: la metropolitana di Parigi. Dal 10 al 24 marzo infatti, quattro stazioni della metro sono state ‘arredate’ con i famosi mobili della ditta svedese. Rispettivamente alla stazione “Champs Elysées Clémenceau” della linea 13, a “St Lazare” sulla linea 12, a “Concorde” sulla linea 8 e alla fermata “Opéra” della linea 8. L’azienda aveva già tentato qualcosa di molto simile su un treno della linea urbana di Kobe, in Giappone.
Lo scopo dichiarato è quello di lasciare che i potenziali acquirenti sperimentino in prima persona la qualità e la comodità dei mobili, soprattutto in un momento in cui magari, presi dalla stanchezza di una giornata lavorativa che inizia o finisce, possono ricavarne maggiore beneficio. I grandi poster alle pareti, completano l’arredo con il resto degli ambienti suggeriti dal design degli oggetti. A questo indirizzo, una gallery degli allestimenti.

Itay Laniado è un designer israeliano che studia tutt’ora all’Accademia di Arte e Design di Gerusalemme. Un giovane designer fissato con le strutture in tensione, con l’utilizzo di pochi, funzionali materiali e con l’ansia del minimo ingombro possibile. Un ‘purista’, a suo modo.
Laniado ci propone tre nuovi oggetti nati dalla sua creatività e dalla ricerca intrapresa. Una stampella, una scala e un portafoglio. Tre oggetti apparentemente distanti, quanto a utilizzo, ma resi vicini dall’approccio nel realizzarli.
Legno, innanzi tutto. Poi corda e spessi elastici di gomma. Infine cinghie e cremagliere. Sembra una puntata di MacGyver, ma non lo è. Piuttosto la dimostrazione di come si possa approntare la progettazione di oggetti in modo intelligente e con il minimo dispendio di materiali.
Continua a leggere: Gli oggetti in 'tensione' di Itay Laniado

Le sue posate mangiucchiate “Bite”, hanno fatto il giro del web la scorsa settimana, complice anche il tema denunciato della fame nel mondo. L’interesse per Mark A. Reigelman II è comunque del tutto giustificato, visto che realizza da tempo prodotti di design e installazioni davvero valide, con un approccio obliquo e innovativo.
In collaborazione con lo studio che porta il suo nome, sfida continuamente i luoghi comuni con oggetti molto semplici e funzionali (molto belli i suoi “Stair Squares” e la sua sedia “Duct Tape”) oppure divertendosi a modificare con degli interventi spiazzanti i luoghi della nostra quotidianità.
E’ il caso di questa installazione denominata “Home Sweet (Bus Stop) Home” in cui modifica le pensiline utilizzate per attendere gli autobus in vere e proprie stanze. Piccoli ambienti eleganti, ricchissimi di dettagli, dove (nel caso specifico) prendere un tè alla luce di una lampada da tavolo. La provocazione è evidente e riguarda -con intelligente ironia- tutte le persone meno fortunate per cui certi spazi urbani diventano una risorsa. Un ottimo modo per ricordarcene.

Quelli di Mother, l’agenzia newyorkese che ha realizzato la nuova campagna per New Balance, storico marchio sportivo, si presenta così: “We do all kinds of stuff here: Advertising, Puppetry, Film, Experience, Strategy, Photography, Books, Sausage-making, Design and Rock n’ Roll”. L’attitudine che potete riscontrare in 365: your daily dose of Balance è perfettamente riassunta.
365 mini filmati, uno per ogni giorno dell’anno, ciascuno per ‘raccontare’ una diversa forma di ‘equilibrio’ (balance, appunto) abbinata a un modello di uno dei modelli di sneakers più famose al mondo. Niente soluzione di continuità, nessun tipo di pubblicità in senso stretto.
Tante idee, invece, spesso surreali, che giocano con il termine in questione, con oggetti costruiti ad hoc, sintetizzate in piccoli spot dalla creatività e dagli effetti fulminanti. Impossibile sceglierne uno. Guardateveli tutti e condivideteli con gli amici.