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Le illustrazioni ossessive di Joakim Dahlqvist

pubblicato da intweetion in: Interior design Designer Concept store Comunicazione Installazioni Motion graphics Video Arredamento Illustrazione Graphic Design

Joakim Dahlqvist

Joakim Dahlqvist è compulsivo. Innanzi tutto come designer. A leggere il suo curriculum, ci si chiede se abbia mai avuto una vita privata. Nato in Svezia, è vissuto tredici anni a Singapore. Poi, al ritorno, ha studiato architettura e si è preso un Masters degree with honors dal Design Research Laboratory della Architectural Association School di Londra.

Ha lavorato per l’Office for Metropolitan Architecture di Rotterdam, per Prada come consulente sulla ricerca e le tecnologie (incredibili i suoi allestimenti), in Italia con April per realizzare il National Geographic Store. Insieme a Jens Hommert e Hieu Dam ha persino trovato il tempo di aprire un bar e un ristorante i cui interni, ovviamente, sono curati da lui stesso.

L’elenco potrebbe continuare con lavori di architettura, animazione, programming, e video. Noi ci limitiamo a segnalarvi la parte più folle della sua produzione. Le sue dettagliate e compulsive illustrazioni. Dalla città immaginaria (forse legata alla mitica Frisland) che potete ammirare in tutti gli splendidi dettagli a questo link, a quest’altra, altrettanto intricata. Oppure a questo delirante prospetto architettonico.

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MahaNakhon: il grattacielo in rovina

pubblicato da intweetion in: Hi-tech Illuminazione Designer

MahaNakhon

Il MahaNakhon non esiste ancora. L’ha ideato Ole Scheeren, un architetto un po’ matto che è socio dell’Office for Metropolitan Architecture. Scheeren non è poi esattamente matto: visionario è la parola giusta. Ha già realizzato il meraviglioso Beijing Television Cultural Center e il palazzo che ospita la sede della China Central Television (meno bella, ma comunque visionaria).

A Bangkok, in Thailandia, hanno deciso che gli serviva un grattacielo di lusso. Una cosa minima: 313 metri per 77 piani. Il più alto della città. Dentro, solo posti per gente con una cartucciera di carte di credito gold. Duecento alloggi della Ritz-Carlton, 150 stanze di albergo costosissime, ristoranti, terrazze e una piazza, davanti. Per non farsi mancare nulla.

Io me la immagino la faccia dei committenti quando Scheeren gli ha detto: “Lo faccio, però ve lo buco”. Con un sistema di vetri e la tecnica di rimuovere dei giganteschi voxel (come i pixel, ma in 3D), il MahaNakhon sembrerà ’scavato’ da un unico gesto, come i palazzi di Cloverfield. Il risultato, va da sé, è splendido. Un po’ costoso, quello sì. Di seguito, la gallery dei render del progetto.

MahaNakhon: il grattacielo di Ole Scheeren
MahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole ScheerenMahaNakhon: il grattacielo di Ole Scheeren

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Italia: Design_kit di Francesco Moncada

pubblicato da Cut-tv in: Eventi Interior design Designer Young designer Aziende Interviste Professione

squpizza perez francesco

Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.

L’ospite di oggi è l’eclettico Architetto, Urban, Interior e Furniture Designer Francesco Moncada, italiano di Siracusa in giro per il mondo.

Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Sono un architetto con una formazione europea, da studente ho avuto la possibilità di studiare in Spagna e nel Regno Unito oltre che in Italia ed ho lavorato a Londra, Barcellona e Rotterdam. Sono più legato al concetto anglosassone di “design” che spazia dalla piccola alla grande scala. Considero i progetti un’occasione unica per sperimentare materiali, organizzazione, metodi di costruzione e fabbricazione.
Gli errori influenzano molto il mio lavoro: non si finisce mai di imparare e ricominciare.

Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.

Lavorare all’estero ha influenzato tantissimo il mio lavoro, stimolando continuamente la mia curiosità. Nel 2002 ho lavorato per Alejandro Zaera e Farshid Moussavi di Foreign Office Architects a Londra. In quel periodo il terminal marittimo di Yokohama non era ancora finito, e in studio eravamo appena 6 persone. L’esperienza con loro mi ha catapultato nel mondo dell’architettura e del design internazionale e con loro ho collaborato all’allestimento del padiglione britannico alla Biennale di Venezia del 2002. In seguito nel 2004 sono andato a vivere a Barcellona, dove ho imparato il mestiere e mi sono avvicinato alla realtà dei progetti di piccola e media scala. Alla fine del 2006 mi sono trasferito a Rotterdam dove ho lavorato per Office for Metropolitan Architecture fino alla fine del 2007. Questa è stata sicuramente l’esperienza lavorativa più intensa e formativa. Entrare in contatto con Rem Koolhaas ha cambiato il mio modo di vedere le cose e lo considero il più influente e rivoluzionario architetto vivente. Ho conosciuto delle persone straordinarie provenienti da tutte le parti del mondo e con diverse formazioni. Ho lavorato a progetti molto grandi, tra cui un masterplan per una città di più’ di un milione di abitanti in Medio Oriente ed ho maturato l’idea che il design non ha scala.

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