
Il sito di Nike Snowboarding destinato al pubblico statunitense abbandona definitamente Adobe Flash e abbraccia le possibilità offerte da un buon uso dei fogli di stile unito alla ormai consueta libreria javascript jQuery. Un sito animato in ogni sua parte e dall’interfaccia quasi impeccabile, iniziando dalla homepage costituita da una splash con un pulsante che se cliccato porta a una sequenza animata e al sito vero e proprio.
Una vera illusione ottica data al visitatore, dato che si è trattato di uno scrolling fluido della (lunghissima) pagina, strutturata ad arte con livelli sovrapposti. Sinceramente, è più complicato spiegarlo che provare e testare con mano.
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La Spagna è di diritto in semifinale e giocherà la sua partita contro la Germania dopodomani. Nike intanto continua la sua fortunata campagna Write The Future declinandola localmente nei diversi paesi, con iniziative e performance ricreate all’interno degli store monomarca.
Così nei Nike Store di Madrid e Barcellona è stata installata questa consolle interattiva digitale, creata dall’agenzia di comunicazione DoubleYou per Nike Spain, che replica le funzioni di un vecchio flipper analogico. L’interfaccia è ovviamente tutta ispirata al calcio, con tanto di scarpini al posto dei respingenti.
Si gioca con i vari modelli di scarpe, testandone le peculiarità, velocità, precisione, accuratezza, controllo, salendo di livello in livello come in un videogame. Il fischio dell’arbitro segna la fine della partita. Un unico dettaglio non ci viene raccontato: cosa si vince?
Via | Adverblog.com
Esiste la par condicio dei brand? No? Comunque, dopo aver parlato delle iniziative di Adidas in vista dei Mondiali di Calcio in Sudafrica, ecco a voi la mossa dell’altro super-brand di sportswear, Nike. Write the Future è uno spot, anzi di un vero e proprio film della durata di 3 minuti.
Il cast è davvero stellare: Cristiano Ronaldo, Ronaldinho, Wayne Rooney, Fabio Cannavaro, Didier Drogba, Franck Ribery, Andres Iniesta, Theo Walcott, Patrice Evra, Thiago Silva, Gerard Pique, Cesc Fabregas, Landon Donovan, Tim Howard, ma anche Homer Simpson, l’attore Gael Garcia Bernal, la star dei Lakers Kobe Bryant e perfino il nostro Bobby Solo, il tutto per la regia Alejandro González Iñárritu (Babel, 21 Grams).
Lo spot, veloce, denso, visivamente ricchissimo, è tutto un flash forward e flashback, dentro e fuori la partita: cosa succederebbe se? Se il giocatore segnasse? E se non ci riuscisse? Cosa succederebbe agli spettatori, ai tifosi di tutto il mondo, ai titoli dei giornali, a intere nazioni, alla loro economia? Il corso della storia può cambiare per un solo tiro al pallone?
Subway from Robin of Shoreditch on Vimeo.
L’idea di per sé è semplice: un gruppo anonimo di creativi, sotto lo pseudonimo collettivo di Robin of Shoreditch, propone alle aziende più ricche e influenti del mondo (i cui nomi sono stati tratti dalla BrandZ Top 100, la lista dei cento brand che valgono di più al mondo) un’idea che potrebbe fare la differenza e far aumentare considerevolmente il loro fatturato.
Quel che chiede in cambio è 1/10,000,000, un decimilionesimo del valore di quel marchio. Il totale ricavato andrebbe tutto per la ricostruzione di Haiti. Neanche un soldo rimarrebbe nelle mani degli anonimi creativi, moderni Robin Hood, che propongono ad ogni azienda una soluzione su misura per risolvere ingegnosamente un problema o una sfida di mercato che potrebbe trovarsi a fronteggiare.
Lo fanno attraverso proposte che vengono poi rese pubbliche attraverso brevi video di sintesi, dei pitch messi online affinché l’opinione pubblica possa mobilitarsi e seguire la loro causa. Qui potete vederne un esempio, la proposta inviata alla multinazionale dei panini Subway. Su Vimeo invece trovate tutti gli aggiornamenti. Come sta andando?
Wonderwall è lo studio di design che ha recentemente progettato il nuovo flagship store Nike a Tokyo. Caratteristica principale dello spazio, la sua ampiezza, addirittura nel genere la più grande del Giappone con una metratura di di 946 mq, destinata senz’altro a catalizzare l’attenzione di tutti i clienti più fidelizzati e non solo.
Il concept? Trasformare il negozio in un terreno da gioco, un richiamo vero e proprio alle specifiche dei campi delle diverse discipline sportive, ma anche un riferimento libero e gioioso all’esperienza dello sport.
Belli alcuni dettagli che rendono lo spazio particolarmente espressivo, come la teca con i calchi dei piedi o le stampe per le suole usate come rivestimento murario.
Via | Me Design Mag
Foto | Kozo Takayama
Il nuovo flagshipstore Nike a Tokyo
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Cosa non è diventato il lancio di un nuovo sneaker. In questo caso possiamo dire due cose: un’operazione mastodontica, e un calcolatissimo esercizio di brand design, che non sembra lasciare niente al caso.
Per l’anteprima mondiale di Mercurial Vapor Superfly II, Nike ha trasformato la Battersea Power Station, una vecchia centrale a carbone in disuso sulle rive del Tamigi, nel nuovo tempio della scarpa da football, con tanto di proiezioni sulla facciata, visual spettacolari e allestimenti ad hoc della grandezza di una fiera di medie dimensioni.
Lanciata in contemporanea - visto che ormai non può proprio mancare- anche un’applicazione dedicata per IPhone. Last but not least, per la cronaca, segnaliamo anche la presenza all’esclusiva serata di Cristiano Ronaldo.
Via | Not Cot
Il lancio di Nike Mercurial Superfly
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Il graphic designer russo Maxim Nilov si è divertito a fare uno scherzetto a Nike, rivedendo un classico paio di sneakers attraverso l’uso di nuove e improbabili grafiche. Tra le texture scelte (trovate qui l’intera gallery), grande predilezione per il filone alimentare, a cui si affianca anche una sottoserie dedicata al mondo dei motori. Fuori dal coro, ma immancabile, il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama.
Via | Design you trust

Ancora un lavoro di branding per una competizione sportiva, ’stavolta dallo studio creativo Arcade di Toronto, in occasione delle prossime Olimpiadi invernali che si svolgeranno nel 2010 in Canada. Dopo essersi fatti conoscere lo scorso anno, sempre in ambito sportivo, con una campagna impeccabile per promuovere una linea della Nike, hanno messo a frutto esperienza e creatività nel realizzare una serie di prodotti legati all’abbigliamento.
L’Arcade ha prodotto sciarpe, t-shirt, berretti e felpe, che riprendono colori e declinano il logo valorizzandolo, in modo perfettamente rispondente allo spirito della manifestazione. In più ha curato l’allestimento dello shop e un elegante catalogo che illustra i prodotti dedicati.
Pochissimi elementi e nessuna concessione a certi nuovi trend esagerati che il disegno grafico impone. Il risultato rafforza e al tempo stesso rinnova l’immagine di una competizione antichissima. Di seguito, una gallery dei prodotti.
Pur non sapendo nulla del mondo della pallacanestro, pur non avendo idea di cosa sia l’NBA non si può evitare di conoscere Michael Jordan, “il più grande cestista della storia del basketball”, se non altro per aver visto Space Jam, il film in cui si confronta con l’intera squadra del Looney Tunes…
A qualche anno dal suo ritiro oggi il Jordan entra di diritto nella Basketball Hall of Fame. Nike, da sempre il suo sponsor (Air Jordan, è il modello di scarpe che a partire dal 1985 porta il suo nome), lo celebra con questo magnifico sito in flash, History of Flight, organizzato come un libro pop-up, in cui, quadro dopo quadro, i modelli di scarpe indossate dal campione segnano il passare del tempo e le fasi della sua carriera.
Via | Nicekicks.com

Nike USA si rivolge allo studio di graphic and interactive art Ordinary Kids, con sede a San Francisco, per il sito che presenta la nuova collezione autunno/inverno NSW. Il sito è, come si potrebbe aspettare, interamente in Flash e cerca di trasmettere l’energia e il dinamismo che contraddistinguono da sempre il brand.
Grazie anche al supporto di Dual Forces, il team di OK ha saputo unire video ben realizzati ad animazioni semplici ma di sicuro impatto. Grande e ben curata la scelta del carattere, maiuscolo in tutto il sito, a cui è applicato un effetto motion blur che lo sfuma e lo rende poco leggibile “quel tanto che basta” per non far addormentare il visitatore.
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