Disegnare le pareti con i pennarelli, contrariamente a quanto vi dicevano da bambini, è cool, è hip, fa tendenza. La fotografa e illustratrice newyorkese Kate Neckel, presenza stabile sulla scena boho-chic della Grande Mela, lo fa spesso.
Nelle ultime settimane lo ha fatto in una delle stanze dell’Ace Hotel, l’albergo arredato dallo studio Roman & Williams e definito dal New York Times come “il più originale nuovo hotel del paese”. La stanza 1208 per la precisione, è stata completamente ricoperta di disegni fatti con un pennarello nero: personale, clienti e amici dell’illustratrice, ognuno con la propria storia e le proprie preferenze, immortalati a beneficio dei viaggiatori che verranno.
Via | Poppytalk
Non sarà forse un’idea particolarmente originale, quella di realizzare interi panorami con parole e pagine scritte, ma questo video realizzato dall’agenzia di Istanbul Imago New Media per il lancio dell’edizione turca del New York Times è sicuramente ben fatto.
I grattacieli di New York, così come le cupole delle moschee di Istanbul sono completamente ricoperti da parole, titoli e immagini, interi paesaggi di carta di giornale. Particolarmente ben riusciti sono certi passaggi, come l’arrivo al ponte di Brooklyn. Piccolo dettaglio: i fogli di giornale usati sono realmente quelli del primo numero del NYT in turco.
Via | Typeforyou.org
Kate Bingaman-Burt è una seria graphic designer di Mississipi, è Assistant Professor in Graphic Design alla Portland State University e le sue illustrazioni vengono pubblicate anche da testate internazionalmente riconosciute e autorevoli come il New York Times.
La sua ossessione però, il consumo compulsivo, la voglia sfrenata di comprare e consumare, viene fissata e trasformata in un progetto creativo nel suo blog, What Did You Buy Today? dove con illustrazioni semplici e immediate Kate racconta i suoi acquisti, riportando e ridisegnando addirittura i resoconti della sua carta di credito. Guardate anche su Flickr: il colpo d’occhio è impressionante!
Via | Yummyink.com
L’immaginario di Mark Bodnar è attraversato da immagini ricorrenti: fantasmi vestiti di solo lenzuolo, piccoli avventurieri alla Davy Crockett, spiagge deserte, boschi abitati da orsi, e poi i capelli. Tutti questi simbolismi si intrecciano in un’ambientazione che sembra mixare Hanna & Barbera e Magritte, Woody Woodpecker e il Surrealismo.
Mark Bodnar di Lorain, Ohio, è un illustratore, pittore, animatore, e ultimamente, in collaborazione con Trevor Zammit, anche realizzatore di art-toys, gli Sheetghosts. Ha disegnato per il New York Times e per il National Geographic, le sue opere sono state esposte dalla galleria californiana La Luz de Jesus, famosa per aver lanciato e consacrato nomi come Mark Ryden e Gary Baseman, e per aver contribuito a creare il fenomeno del pop-surrealism.
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Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.
Gli ospiti di oggi sono Chiara Di Pinto a Arianna Lelli Mami, le industrial designer che hanno fondato lo Studio Pepe di Milano.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Siamo Chiara Di Pinto a Arianna Lelli Mami, ci siamo conosciute al Politecnico di Milano dove ci siamo laureate entrambe in disegno industriale. Due anni fa abbiamo fondato lo Studiopepe che si occupa di progettazione e styling per l’editoria e per le aziende. Progettiamo e realizziamo servizi fotografici che vengono pubblicati su riviste che si occupano di Interni e Design come New York Times Style Magazine, Case da Abitare, Velvet, D la Repubblica, Elle Decor Italia e UK . Il nostro approccio è interdisciplinare, le ispirazioni e le suggestioni di stile dalle quali realizziamo i nostri servizi possono venire da qualsiasi cosa: dal lavoro di un artista ad una piccola installazione spontanea per strada. Il nostro approccio è libero dalle convezioni. Ci piace progettare in maniera maniacale il nostro lavoro, ma anche essere aperte a cambiare direzione in corso d’opera.