
Interaction design che unisce musica, ritmo e tecnologia in modo assolutamente innovativo: “Inkquencer”, del designer danese Sebastian Ronde Thielke è un progetto di quelli che vorremmo vedere più spesso. Una di quelle idee che non solo riescono a farci vivere in modo creativo e attivo la tecnologia, ma producono qualcosa che va al di là del mero intrattenimento o della fascinazione per l’estetica.
Vediamo come funziona. Il nome spiega già molto: inchiostro e sequencer fusi in un’unica esperienza interattiva. Disegniamo un pattern su un foglio: una successione di blocchi scuri distribuiti come pixel. Portiamo il foglio all’altezza della web-cam del nostro computer. Un software provvede a catturare il nostro disegno e comprimerlo in un file immagine di 32×30. A quel punto, ogni spazio vuoto è un ’silenzio’, una pausa. Ogni spazio pieno è un suono (a seconda della posizione) che include un ritmo.
Il programma provvede a inserire in tempo reale il pattern creato in un sequencer che lo suona in loop. I risultati sono molteplici: tanti quante sono le variazioni disegnate e la posizione stessa che diamo al foglio davanti alla cam. Sembra complicato. Non lo è affatto. Guardatevi il video dopo il salto.

In un punto indefinito tra il reale e il virtuale, tra la seconda e la terza dimensione, esiste l’universo dei Gorillaz. Un mondo in cui non importa definire chi è in carne e ossa e chi o cosa è fatto di soli pixel, in cui tutto può succedere, e non c’è bisogno di distinguere tra umani, androidi o cartoon.
Nel nuovo video, Stylo, Murdoc, 2D Noodle, in una nuova incredibile veste 3D, e (ebbene sì) Bruce Willis si inseguono in quello che potrebbe essere il deserto del Mojave, mentre i riferimenti alle puntate precedenti della saga (vedi la presunta morte di Noodle e l’isola fluttuante che finisce sott’acqua sepolta da una bomba nel video di El Manana) fanno sembrare la band virtuale degna erede di Lost.
Il video, il cui incorporamento è stato disabilitato, potete vederlo, integrale e in Hd, su YouTube o sul sito ufficiale della band. Se invece volete approfondire l’intera storia di questa incredibile band vi consiglio uno speciale piuttosto sul sito del quotidiano inglese Guardian.
Continua a leggere: Stylo, il nuovo video dei Gorillaz: animazione 3D e Bruce Willis
Tre video di altrettanti artisti della motion graphic. Designer o ’semplici’ creativi che utilizzano le immagini in movimento per comunicare e tentare di definire il ruolo dell’animazione. Partiamo con il lavoro di Lucas Zanotto, animatore berlinese. Carta e fili per creare un set di marionette che cambia nel momento stesso in cui i personaggi interagiscono con il materiale che li compone.
“Paperkrieg” è una sorta di cortometraggio in cui Makaio Tisu racconta un gioco da bambini. Quello dello sfidarsi a colpi di parole e esagerazioni rilanciate di continuo. Poetico e realizzato ottimamente, è un connubio in equilibrio tra filmato, animazione e origami.
Olandese, regista per la compagnia di produzione 100% Halal di Amsterdam, Rogier van der Zwaag è giovanissimo e lavora principalmente in pubblicità. Come dichiara lo staff sul sito, però, “ci occupiamo anche di altri progetti”: da uno di questi arriva il video che vi presentiamo.
Realizzate semplicemente colorando una miriade di mattoncini e montandole con la tecnica della stop-motion, le immagini per “Grindin’”, brano dei Nobody Beats The Drum sono l’ennesimo esempio di come buone idee e passione riescano a compiere il piccolo miracolo di funzionare spesso meglio di tante grandi produzioni.
L’ispirazione evidente viene dalle forme grafiche degli equalizzatori: linee che lampeggiano sui display e che pulsano in sincrono con la musica. La rappresentazione ‘classica’ di ogni pezzo dance che si rispetti: il primo ’segnale’ visibile del beat. Qui riportato in tre dimensioni, all’interno di quattro pareti e ricostruito in maniera artigianale con una sequenza di 4085 foto. Dopo il salto, trovate anche il making-of.
Continua a leggere: Rogier van der Zwaag: il video per "Grindin'" dei Nobody Beats The Drum
59 Productions è uno studio specializzato in design per performance live, installazioni e visual. Utilizzano le tecnologie più avanzate con lo scopo di ottenere un coinvolgimento assoluto dello spettatore in ogni spettacolo e si sono occupati in più occasioni anche del mondo dei video musicali e dei cortometraggi.
Il lavoro svolto per il tour di Jonsi, leader dei Sigur Ros di cui sta per uscire un album dal titolo “Go”, è una sfida che procede a metà strada tra cinema, arte installazioni, performance teatrale e -ovviamente- la valorizzazione della musica sul palco.
Effetto ottenuto con eccezionale cura del dettaglio e attenzione alle atmosfere che caratterizzano tutta la componente visuale della musica di Jonsi Bergisson. Tra render delle scenografie, stage design attraverso lo studio dei giochi di luce e animazioni ricavate dalle -bellissime- illustrazioni e dall’artwork di Alex Somers, questo video backstage ci ricorda cosa può accadere quando artisti e designer di altissimo livello lavorano insieme.
Continua a leggere: Jonsi: lo stage design della 59 Productions

Mayor McCa (al secolo Christian Anderson Smith) è barbuto canadese abituato a far tutto da sé. Musica, illustrazione, video: tutto da solo. Quando non si basta, si fotocopia. Poi monta tutto con colla, forbici e stop-motion e crea i suoi mondi di carta con colori che hanno i toni dei pennarelli più economici.
Il Do It Yourself (DIY) all’ennesima potenza, esasperato, quello di Christian Anderson Smith: scrittore, animatore, cartoonist, attore e perfino (da qui il moniker) candidato a sindaco della cittadina di Hamilton, in Ontario, per la quale ha proposto in campagna elettorale il nuovo nome di “Donut Rock City”. Non ha vinto, ma volete mettere la soddisfazione?
Mayor McCa è uno di quei matti assolutamente geniali e provocatori, che si imbarcano in progetti spesso più grandi di loro e, nel frattempo, riescono a realizzare lavori in cui creatività e divertimento traspaiono e coinvolgono chi guarda. Il video per il suo nuovo brano “Drinkalottawater” è uno splendido esempio. Lo trovate dopo il salto.

Mi sono imbattuto in Jan Kruse, fondatore insieme a Malte Kaune di The Human Empire, grazie alla tripla cover dei nuovi album dei København Store, band piacentina dedita al post-rock in versione elettronica.
Il lavoro (ottimo) svolto per il gruppo mi ha ricordato qualcosa, sempre in ambito musicale e ho realizzato (dannate sinapsi) di aver già visto all’opera il duo su alcune uscite per la celeberrima Morr Music. Partiti dalla pubblicità e la moda, integrato e rafforzato il brand con l’apertura di due negozi ad Amburgo, quelli di The Human Empire sono arrivati a consolidare stile e qualità in pochissimo tempo.
Sito e visual agency, propongono da ormai sette anni una serie di prodotti (principalmente poster, t-shirt e abbigliamento in generale) in cui uniscono illustrazione e graphic design senza -apparente- soluzione di continuità. Con un’attitudine creativa piuttosto disinvolta e un uso del colore misurato e proprio di chi ha una grossa esperienza in ambito di stampa. Per curiosità e per conoscere magari qualche band nuova, andate a sbirciare l’impressionante lista di artisti del mondo dell’indie con cui hanno lavorato.

“Sbalorditivi”. Questo post potrebbe limitarsi a un simile, unico commento e lasciarvi subito a cliccare sui player che trovate dopo il salto. Stiamo parlando di visual, immagini che vengono proiettate durante live set e spettacoli vari e questo è -probabilmente- quanto di meglio potrete trovare in circolazione.
I graphic designer (ma il termine, lo capirete da voi, è riduttivo) in questione sono quelli di NAKeD Compagnie: un team francese (di Parigi, per la precisione) che da anni sforna delle opere di motion graphic che non è esagerato definire capolavori. Ovviamente, nel loro incredibile curriculum, non c’è solo la musica e tanto meno solo il video.
Quelli di NAKeD hanno realizzato packaging per Endemol e TF1, così come vario materiale promozionale in diversi formati. E’ sui palchi delle star più importanti e degli spettacoli più prestigiosi però che scatenano il loro talento e la loro fantasia. Dalle installazioni per la performance di Rihanna ai NRJ Music Awards di quest’anno, fino alle animazioni per uno show di Mika del 2008. Abbiamo già detto troppo, fidatevi. Lasciamo parlare le immagini.

Che vi piacciano così come sono, che amiate personalizzarle con cover apposite o addirittura modificandole radicalmente, le Moleskine sono diventate ormai molto più di un ’semplice’ sketchbook o un’agenda per prendere appunti. ‘Colpa’ della storica casa produttrice che, dalla rinascita del marchio, ha introdotto una serie di varianti sempre più ‘targettizzate’.
Guide delle città, formati non troppo convenzionali, persino sostituendo a righe e quadretti i fogli pentagrammati. Fino all’ ‘affronto’ definitivo: il nero della copertina in alcuni modelli non è neanche più disponibile. Scelta di marketing che non sta a noi giudicare. Oggi infatti vi proponiamo l’ennesima variante: le Moleskine Passion.
Come suggerisce il nome, sei agende diverse, ognuna dedicata a una passione. Libri, film, dischi, ricette, vino e benessere: ciascuna realizzata per annotare idee e appuntamenti riguardo lo specifico argomento. Sia l’impaginazione che le cover, sono altrettanto personalizzate. Saranno nei negozi a partire da marzo, intanto potete ordinarle per 19 euro su Unilibro.
Continua a leggere: Moleskine Passion: annotare secondo passione

L’avete riconosciuta? No? Un ultimo sforzo ancora. Niente? La risposta è dopo il salto. Intanto vi diciamo che questo inquietante, assoluto capolavoro dell’architettura moderna è la Ennis House e si trova nei paraggi di Los Angeles, in California. E’ stata progettata da Frank Lloyd Wright per Charles e Mabel Ennis nel 1923 e completata da Frank Lloyd Wright Jr. nel 1924 sotto la supervisione del padre.
Basata su un antico tempio Maya e su due lavori precedenti del geniale architetto (la A. D. German Warehouse in Wisconsin e la Hollyhock House di Hollywood), dopo una ristrutturazione imponente, viste anche le dimensioni, è stata messa all’asta per la -preparate le carte per il muto- modica cifra di 15 milioni di dollari.
Al di là della grandezza e dell’importanza per la storia delle abitazioni private, gli 850 metri quadri della Ennis House hanno fatto perdere la testa a più di un acquirente. 45.000 blocchi di calcestruzzo prefabbricati proteggono e dividono giardini, terrazze e ambienti di questa specie di roccaforte, che si sviluppa tutta attorno a una gigantesca sala da pranzo centrale.
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