Ethav: Sleep from Domestic Infelicity on Vimeo.
Sarolta Szabo e Tibor Banoczki sono una coppia di creativi ungheresi trapiantati a Londra, dove hanno fondato lo studio multidisciplinare Domestic Infelicity. In questi giorni stanno presentando Sleep, lo splendido videoclip che potete vedere qui sopra, realizzato per la cantautrice londinese Ethav.
Utilizzando diverse tecniche, dal disegno su pellicola all’animazione stop-motion realizzata con fotografie ritagliate, Sarolta Szabo e Tibor Banoczki ricreano un’atmosfera onirica, un mondo che mantiene la pulizia delle due dimensioni anche in uno spazio tridimensionale, in un bianco e nero surreale che fa tesoro della tradizione dei grandi animatori dell’Europa dell’est.
Come probabilmente molti di quelli che leggono, faccio parte della generazione del “Come funziona”. Ci contraddistingue una specie di ‘tara’: la fissazione di andare a scoprire il meccanismo che si cela dietro al funzionamento delle cose. Questa ossessiva abitudine diventa poi la mania di svelare le tecniche che hanno permesso la realizzazione dei lavori che ci appassionano.
Tutto il preambolo per dire che è difficile carpire i segreti di Stefan Nadelman, regista e animatore responsabile delle spettacolari immagini per “I Say Fever”, brano dei Ramona Falls. Nadelman è un talentuosissimo videomaker che nel 2003 ha vinto il Premio della Giuria al Sundance Film Festival con il suo corto “Terminal Bar” e ha già stupito il mondo della musica con l’inquietante video per “Evil Bee” dei Menomena.
Figlio d’artigianato più che d’arte (suo padre faceva foto e video ai matrimoni), ha iniziato a lavorare come graphic designer per la stampa, poi si è avvicinato all’animazione e ha sviluppato un linguaggio fatto di tecniche miste come quello utilizzato per questo “I Say Fever”. Illustrato, montato a mano su più livelli e poi animato digitalmente? Forse, chissà. Di sicuro, uno splendido lavoro: un incubo gotico ipnotico e affascinante.
Nell’epoca della realtà aumentata, succede che anche gli effetti nei videoclip subiscono qualche piccola trasformazione e anche in un caso a (relativamente) basso budget come la (censuratissima) Fuck You di Lily Allen si possono osservare evoluzioni divertenti.
Nel video infatti la cantante è in soggettiva e cammina per le strade di Parigi modificando con intento dispettoso, quel che vede intorno a sé come fosse su un touchscreen, allungando, allargando e distorcendo persone, palazzi e perfino cani, in un gioco di rimandi tra realtà e realtà virtuale.