
Brevissima nota di colore. Mi sono imbattuto in Beatrice Alemagna molti anni fa, quando un comune conoscente realizzò un cortometraggio sui suoi lavori e sul suo -allora- recente trasferimento in Francia. A colpirmi fu non solo l’evidente bravura, ma la sincera passione e volontà di “disegnare racconti” -per usare le sue parole- senza lasciarsi scoraggiare dai limiti di un mercato difficile come quello italiano.
Cresciuta con l’ammirazione per i libri di Rodari e le illustrazioni di Luzzati e Munari, Beatrice Alemagna ha raggiunto traguardi importantissimi nell’ambiente della narrativa illustrata per bambini. Selezionata per ben due volte in occasione del prestigioso Prix Baobab e vincitrice di un Premio Andersen (e di molti altri concorsi), le sue storie sono state tradotte in varie lingue e il suo talento è ormai da più di 10 anni al servizio di una struttura importante come il Centre Pompidou di Parigi.
Capace di un approccio delicato e intelligente anche ad emozioni difficili da tradurre per i più piccoli, utilizzando tecniche diverse in modo ’semplice’ e perfettamente adeguato alle storie, il suo tratto e la sua abilità nel raccontare sono cresciuti proporzionalmente ai risultati ottenuti. Uno dei nomi di cui andare orgogliosi fuori dai nostri -spesso- miopi confini nazionali. Di seguito, una gallery con alcune sue tavole.
Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è l’Industrial, Interior e Graphic designer Monica Graffeo di Cordenons in provincia di Pordenone, invitata da Luca Nichetto.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Sono appassionata del mio lavoro, anche se fino ad ora non sono riuscita a fare quello che veramente avrei voluto, ma prima o poi ci riuscirò! Uscita di scuola, ormai 12 anni fa!, vedevo il design come una missione, un modo per migliorare il mondo, ripensare agli oggetti, soprattutto quelli legati alla disabilità, alla sanità, alla povertà nel mondo. Poi l’impatto con il mondo reale mi ha reso consapevole che l’utopia era fuori moda anche tra gli addetti ai lavori di questi settori, quindi ho deciso che per arrivare a dare un buon contributo, avrei dovuto diventare una progettista professionista e solo allora ( forse ) ce l’avrei fatta. In realtà oggi, grazie a designer più coraggiosi di me, questi settori sono già stati toccati dal design con esiti splendidi, anche se solo in parte. Insomma, prima o poi, spero di riuscire a lavorare in uno di questi settori legati al sociale, con un occhio più consapevole, speranzoso ma meno utopico. Nel frattempo mi occupo d’arredamento un po’ per caso, anche se ormai mi diverte. Quando sviluppo un progetto, mi piace individuarne quella che potremmo definire la forte anima concettuale, che può essere l’uso di un materiale, nuovo o antico, il senso d’uso di un oggetto, la sua immagine iconografica… L’idea che mi piace inseguire è quella di oggetti che abbiano una loro identità, personaggi attivi nel creare il carattere dell’ambiente in cui viviamo.
Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è la Product e Interior Designer Cristina De Agostini, del team di Studio Playdesign a Milano, invitata da Tommaso Ceschi.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Howard Gardner ci insegna che nel nostro cervello trovano sede 8 diverse intelligenze (Teoria delle Intelligenze Multiple), le quali si combinano in proporzioni differenti, dando vita alle diversità intellettive e cognitive del genere umano. Credo che queste otto intelligenze, di cui tutti noi siamo dotati, nel mio cervello si equivalgano, nel senso che non ce n’è una che prevarica sulle altre, ma vivono tutte in una specie di simbiotico equilibrio. Questo fa di me, da un punto di vista professionale, una figura che non eccelle per particolari doti e caratteristiche, ma che grazie al suo eclettismo sa adattarsi camaleonticamente alle infinite sfumature che il mondo del design offre e richiede. Nel mio percorso accademico, presso il Politecnico di Milano Facoltà del Design, ho frequentato 3 anni di Product design e 2 di allestimento di ambienti. Dopo la laurea mi dedico completamente al mondo del prodotto, con particolare interesse al settore di articoli per l’infanzia, poi scopro che la ricerca e la definizione di nuovi concept, dagli elettrodomestici ai gadget, dalle lampade ai complementi d’arredo, mi gratifica particolarmente. Sviluppo in seguito una propensione all’aspetto comunicativo della presentazione del prodotto, che mi ha portato poi ad affacciarmi al mondo della grafica. Sono una discreta osservatrice e credo di essere una figura in equilibrio tra teoria e pratica, poiché analizzo, ricerco e rielaboro a livello teorico, ma sono anche una designer a cui piace “sporcarsi le mani” manipolando gli oggetti, la materia per dare vita a modelli di studio e prototipi quanto più vicini alle possibili soluzioni di industrializzazione. Mi piace lavorare in team e organizzare gruppi di progetto, amo lavorare in un ambiente stimolante e divertente e reputo che i rapporti umani siano la base migliore per la nascita e la riuscita di ogni nuovo progetto. Ciò che non tollero è la non trasparenza nello scambio di informazioni e la gelosia che alcuni colleghi hanno nel difendere possessivamente il proprio know-how.
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Non si fermano le iniziative dell’Università di San Marino per celebrare il centesimo anniversario della nascita di Bruno Munari.
Dopo il dvd, di cui vi parlavo qualche tempo fa, ecco i quattro nuovi francobolli dedicati al maestro, che non rappresentano il suo lavoro progettuale, ma quattro prodotti di uso comune creati da autori sconosciuti e citati da Munari come esempi di buon design nel celebre libro “Da cosa nasce cosa”.
Se vi capita di passare per il piccolo stato sono gradite lettere e cartoline…
(via lospremiagrumi)