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The Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoli

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The Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoli

Immaginate uno dei peggiori incubi di qualsiasi genitore diventare realtà: i piccoli che, colori alla mano, inondano di disegni le pareti di casa. Ora immaginate che un’artista decida che è questo il tema della sua installazione. Il risultato è “The Obliteration Room“, l’opera di Yayoi Kusama che fa parte della sua mostra “Look Now, See Forever” alla Gallery of Modern Art di Brisbane, in Australia.

Una stanza interamente dipinta di bianco (c’è anche posto per un pianoforte), un gran numero di adesivi circolari di diverse dimensioni e colori, bambini lasciati in libertà. Il risultato è un’esplosione cromatica, creativa e potente: un bellissimo inno alla libertà di espressione.

The Obliteration Room è l’installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoli
The Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoliThe Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoliThe Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoliThe Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoliThe Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoliThe Obliteration Room è l'installazione ideata da Yayoi Kusama per i più piccoli

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"50 Years of Chair Design" al "Museum für Kunst und Gewerbe" (MKG) di Amburgo

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Classroom Chair di Stefan Wewerka

Inaugura domani 29 settembre la mostra “50 Years of Chair Design” al “Museum für Kunst und Gewerbe” (MKG) di Amburgo: uno sguardo completo alla evoluzione della sedia attraverso cinque decenni che hanno visto alcuni dei momenti più importanti della storia del design.

A partire dall’introduzione di nuovi metodi e materiali di costruzione durante i ‘60, quando la sedia venne reinventata fino a diventare non solo un oggetto legato alla sua funzione d’uso, ma si trasformò anche una sorta di scultura, in un’icona. L’esposizione arriva fino ai giorni nostri e include oltre cento tra sedie, chaise longue e sgabelli, che arrivano dalla collezione del museo con lavori di moltissimi designer.

In più le scelte di Ron Arad, Frank Gehry, Tom Dixon e Dieter Rams che raccontano come la sedia sia stata stata spesso il ‘biglietto da visita’ di molti designer: un oggetto capace di rappresentarne lo stile, il processo creativo. Dopo il salto, una gallery con alcuni dei modelli in mostra.

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"Clothes Peg Iconography": la collezione di mollette di Gad Charny e Yoav Ziv

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Clothes Peg Iconography

Quando nel 1853 il signor David M. Smith di Springfield (Vermont) ideò la prima molletta da bucato come la conosciamo oggi, probabilmente non immaginava di aver realizzato un piccolo miracolo di funzionalità e design che sarebbe rimasto sostanzialmente immutato fino ai giorni nostri.

Quello che sicuramente non immaginava era che Gad Charny e Yoav Ziv avrebbero collezionato più di 300 esemplari da tutto il mondo, per poi raccoglierli in una mostra che avrebbe fatto il giro dei maggiori musei e delle più grandi manifestazioni legate al design.

“Clothes Peg Iconography” arriva in Italia in occasione della prima edizione di Compasso di Latta, all’interno della settimana del design alla Triennale Bovisa (ovviamente a Milano). La mostra è curata da Alessandro Guerriero e Riccardo Dalisi e promossa dalla NABA (la Nuova Accademia di Belle Arti). Dopo il salto, una gallery con una serie di immagini degli oggetti in mostra.

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Montare la "Sedia 1" con Enzo Mari

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EnzoMariSedia1

Enzo Mari non ha sicuramente bisogno di presentazioni. Il suo geniale approccio al design è entrato nella Storia e così come la capacità di creare oggetti funzionali che celebrano la sua visione etica di un mondo in cui la dignità del lavoro venga rispettata.

Dalla serie “Autoprogettazione”, nata dalla creatività di Mari nel lontano 1974, arriva questa “Sedia 1″, realizzata in collaborazione con la società finlandese Artek che si occupa -ovviamente- di arredamento. Un’idea rivoluzionaria per l’epoca: mettere in commercio dei prodotti che valorizzassero il gesto di assemblarli da soli.

L’ennesimo esempio di come il design italiano abbia avuto davvero un peso importantissimo in tutto il mondo. Grazie a menti geniali come quella di Enzo Mari di cui proprio Artek celebra i 75 anni di attività con una mostra allo Spazio Rossana Orlandi. Mentre il grande designer presenterà un breve documentario al Museo della Triennale per spiegare il concept di “Autoprogettazione” e mostrerà come costruire “Sedia 1″

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Let's Stick Together: il paradiso del Dottor House

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Let'sStickTogether

Il personaggio del Dottor Gregory House sarebbe stato un testimonial perfetto per questa folle ma affascinante mostra presentata in questi giorni a Bruxelles dal titolo “Let’s stick together” (intraducibile gioco di parole in cui la frase significa “Restiamo uniti”, ma ’stick’ è anche il bastone). L’intento è di restituire al bastone da passeggio il suo antico immaginario di status symbol, tradito nel tempo da il suo utilizzo più essenziale.

Come invece il celeberrimo dottore della serie televisiva, i designer di Het Labo insieme a quelli di Design Vlaaderen, vogliono proporre l’eleganza e la distinzione connaturate all’oggetto. Hanno invitato così 80 tra artisti e designer da tutto il mondo, per realizzare più di cento diverse versioni del bastone: da quelle tradizionali a quelle funzionali fino a quelle più concettuali.

Il risultato è un’esposizione affascinante e divertente. Quasi dadaista, nel suo stravolgere le convenzioni estetiche e d’uso. Il Dottor House probabilmente già si aggira per i corridoi della mostra. Dopo il salto, una gallery (via) con i modelli più particolari.

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Il Rolex Learning Center di SANAA

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Rolex Learning Center

Già responsabili del nuovo spazio del New Museum Of Contemporary Art di New York (quello con la gigantesca scritta arcobaleno “Hell Yes!” sulla facciata), Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, gli architetti giapponesi dello studio SANAA mettono a segno un altro capolavoro di urbanistica e design con il Rolex Learning Center.

Meno di una settimana all’inaugurazione di questa spettacolare struttura situata nel campus dell’EPFL: l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna. Un progetto ambiziosissimo che ospiterà laboratori per l’insegnamento e una libreria con 500.000 volumi aperta a studenti e visitatori.

Votato alle scienze e all’abbattimento dei confini tra le discipline, l’EPFL richiama nella progettazione lo spirito che lo anima. Una struttura innovativa, coperta da un tetto curvo che nasconde gradinate, pendenze e patii, con poche, enormi aperture circolari e lunghi corridoi di vetrate. Seguendo questo link, un filmato che vi mostra tutte le caratteristiche. Dopo il salto, la nostra gallery.

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A Collection A Day: conservare per raccontare

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LisaCongdon-AcollectionAday

Lisa Congdon è una -notevole- illustratrice che utilizza media differenti per le sue creazioni. Deve aver raccolto un bel po’ di materiale, visto che dall’inizio di quest’anno si è lanciata in un progetto ambizioso e molto, molto interessante.

A Collection A Day, è un blog in cui la Congdon ha deciso di mostrare quotidianamente l’immagine di una delle sue collezioni. Gomme per cancellare, pastelli, pennelli, tutti radunati in uno spazio minimo, sistemati con cura geometrica (e cromatica) e fotografati come testimonianza della storia che raccontano gli oggetti.

Le raccolte provengono dal suo archivio, ma si è riservata la possibilità di prenderne altrove o di disegnarne una quando gli elementi chiamati in causa sono più che altro una collezione della memoria. Il blog diventa una galleria affascinante, uno strano tipo di catalogo del tempo che scorre e di come un unico denominatore sia spesso il pretesto per un viaggio attraverso i diversi design dei modelli. Di seguito, la gallery delle collezioni pubblicate finora.

Lisa Congdon - A Collection A Day
Lisa Congdon - A Collection A DayLisa Congdon - A Collection A DayLisa Congdon - A Collection A DayLisa Congdon - A Collection A DayLisa Congdon - A Collection A DayLisa Congdon - A Collection A Day

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Shared House: la casa condivisa di KUU

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SharedHousingKUU

Ancora dalla Shenzhen Biennale di Hong Kong, un’altra installazione per riflettere sulla natura degli spazi abitativi e su come design e architettura possano arrivare a influenzarli radicalmente per rispondere alle varie esigenze della contemporaneità.

Lo studio KUU di Shanghai, specializzato in design di interni e nuove soluzioni architettoniche, propone Shared Housing, un nuovo modello di residenze per i popolosi centri urbani della Cina. Le case sono composte da stanze di tre metri per tre, interconnesse tra loro, in modo tale da costringere i tre abitanti previsti a interagire.

L’interazione non avviene solo sul piano umano, ma è stimolata anche da come sono costruiti e affiancati gli spazi. Cortili e cucina in comune, oltre a fori quadrati nelle pareti che permettono di non dover utilizzare porte per rivolgersi a chi sta fisicamente occupando gli altri vani. Un’idea estrema e provocatoria che mostra abilmente un limite e una risorsa delle nuove forme di sovrappopolamento. Di seguito, una gallery dell’installazione.

Foto | via

Shared Housing di KUU
Shared Housing di KUUShared Housing di KUUShared Housing di KUUShared Housing di KUUShared Housing di KUU

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Le sculture di Michael Johansson

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MichaelJohansson-ToysRus

Michael Johansson è nato nel 1975 a Trollhättan in Svezia. E’ uno scultore nelle cui opere trovano spazio moltissimi riferimenti al mondo del design. A partire dagli splendidi lavori come “Engine Bought Separately” e “Some Assembly Required” che prendono spunto dalle scatole dei modellini per isolare gli oggetti di uso comune e “mostrarne la funzione privandoli della funzionalità”, come lui stesso spiega.

Discorso spinto all’estremo in “TOYS’R'US” (nella foto prima del post): sorta di scultura-installazione in cui una barca, sempre inserita in un kit di assemblaggio, viene lasciata alla deriva nelle acque di un lago, con i remi e il motore ancora da rimuovere per essere utilizzati.

Le opere che forse più catturano l’attenzione, però, sono quelle in cui Johansson costruisce una serie di blocchi, unendo molti oggetti diversi, accatastati tra loro con ordine e gusto per il colore, forzandoli a una convivenza quasi geometrica. Un ‘Tetris’ che mostra l’anonimato dei beni di consumo, combatte contro lo spazio e l’ingombro dell’abbandono, toglie ogni velleità di buon design o funzionalità a tutto. Di seguito, ne potete ammirare alcuni in una gallery.

Le sculture di Michael Johansson
Le sculture di Michael JohanssonLe sculture di Michael JohanssonLe sculture di Michael JohanssonLe sculture di Michael JohanssonLe sculture di Michael JohanssonLe sculture di Michael JohanssonLe sculture di Michael Johansson

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Built To Wear: l'installazione di Ball Nogues con American Apparel

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AmericanApparel-BallNogues

Campi di panni stesi infiniti. Questo potrebbe essere il sottotitolo dell’installazione del Ball Nogues Studio, realizzata in occasione della Shenzhen Biennale di Hong Kong.

Trenta volontari della mostra insieme agli organizzatori, hanno appeso ben 10000 capi di abbigliamento di American Apparel, creando una lunghissima successione di colori e forme. T-shirt e biancheria intima che verranno poi smantellati e regalati ai visitatori, sottolineando l’immaterialità dell’operazione e l’idea di una ridistribuzione senza sprechi degli elementi utilizzati.

Il colpo d’occhio è impressionante, così come l’evidente pazienza richiesta da un simile allestimento. Il consumismo e alcune delle sue icone, contemporaneamente sovrastano l’osservatore e vengono ‘distrutti’ proprio nel momento dell’esperienza artistica che li mette in mostra. Di seguito, una gallery dell’installazione.

Foto | via (courtesy of)

Built To Wear Ball - Nogues Studio e American Apparel
Built To Wear Ball - Nogues Studio e American ApparelBuilt To Wear Ball - Nogues Studio e American ApparelBuilt To Wear Ball - Nogues Studio e American ApparelBuilt To Wear Ball - Nogues Studio e American ApparelBuilt To Wear Ball - Nogues Studio e American Apparel

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