History of Graphic Design Avant Garde from Minji Aye Hong on Vimeo.
Costruttivismo russo, De Stijl, Bauhaus, il tutto concentrato in un’animazione di 30 secondi che utilizza ritmo, colore, geometria e movimento per ripercorrere la nascita del Modernismo, le avanguardie da cui tutta la cultura visiva del ‘900 (e oltre) ha avuto origine.
Si tratta di un piccolo esperimento scolastico progettato e disegnato dalla studentessa coreana Minji Aye Hongplus alla School of Visual Arts di New York, un breve esercizio in 2D che pur senza distaccarsi dai canoni grafici in uso, risulta un lavoro piacevole ed efficace.
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Le silhouette del dondolino Eames e del tavolino da caffè Noguchi, del Ball Clock di Nelson o del Marshmallow Sofa: in tutto ventiquattro icone mid-century modern da scaricare gratuitamente in versione pdf o in un file vettoriale per essere impiegate in ogni contesto che la vostra fantasia vi suggerisca.
Ventiquattro capolavori del design internazionale progettati dai più grandi maestri tra il 1929 e il 1962 sono riprodotti in questa piccola collezione di immagini assemblata dal sito americano dedicato al fai-da-te Curbly che festeggia in questi giorni il mese dedicato al modernismo. Per avere il set Icons of Modern Design seguite le istruzioni che trovate in questo articolo.
Spettacolare video che unisce architettura e stop-motion ad opera di Rob Carter. Abile a distorcere la realtà con manipolazioni che mettono in contrasto e contraddizione modelli apparentemente distanti, Carter si è concentrato ’stavolta su gli elementi del Gotico e del Modernismo.
Il risultato è un video di oltre sette minuti in cui, montando in successione una serie di foto e interagendo con più dettagli di immagini diverse, forza le due fogge architettoniche a convivere e suggerire possibili (anche se talvolta azzardati) punti di contatto.
E’ così che la Cathedral Church of Saint John the Divine di New York, già famosa per essere stata più volte sottoposta a numerosi cambi di stile (dal Bizantino-Romanico al Gotico, appunto), viene integrata con il monastero “La Tourette” ideato da Le Corbusier e terminato nel 1960. Il risultato è una cattedrale immaginaria che, nelle intenzioni di Carter, propone anche una nuova forma di religiosità.

Dopo Memory di Tokujin Yoshioka, ecco una nuova anteprima che Moroso presenterà al prossimo Salone del Mobile. La firma, stavolta, è quella di Patricia Urquiola, già protagonista delle produzioni del marchio friulano dello scorso anno con il sistema di sedute Fergana e Rift.
Il pezzo che vedete sopra, invece, si chiama Silver Lake: impossibile non coglierne lo spirito retro, un gioco di riferimenti al modernismo americano (siamo sempre dalle parti del mid-century modern, insomma). Nella collezione, anche una poltrona e una sedia.
Via | Wallpaper

Non è neanche lontanamente immaginabile l’idea di riassumere in poche righe l’impatto e la portata che i film di Jacques Tati hanno avuto nella storia del Cinema e del costume francesi (e, in seguito, di tutto il mondo). “Giorno di festa”, “Le vacanze di Monsieur Hulot”, “Mio zio” e “Playtime” sono dei classici inarrivabili del divertimento intelligente che hanno ispirato moltissimi successori.
Qui su Designerblog invece vogliamo accennare alla presenza di Jacques Lagrange, come scenografo e collaboratore di Tati nelle sue pellicole. L’uomo che disegnò tutti gli interni e i bozzetti delle scene dei film del suo connazionale e che riuscì a infondere in quelle immagini un’aria di modernità esasperata, esprimendo visivamente tutte le contraddizioni del design minimale e ultra-funzionale che affascinava la borghesia dell’epoca.
Il culmine del suo lavoro fu l’ideazione di “Villa Arpel”, realizzata per il set di “Mon Oncle” (”Mio zio”): una feroce e ironica invettiva contro l’architettura (il padre e il fratello erano entrambi architetti) votata al modernismo più ’spinto’. Mobili, spazi e interni poco accoglienti, che sono diventati il protagonista aggiunto del film. Al di là della sua critica -che rimane discutibile- i suoi lavori sono ancora una delle opere migliori mai viste al cinema (e non solo). Dopo il salto, alcune immagini e un frammento di “Mon Oncle”.

In una ipotetica, paranoica e alienante versione de “Il cielo in una stanza”, il classico di Gino Paoli, Ji Lee saprebbe dire la sua. Dopo averci spiegato come perdere la cognizione del tempo, come stampare biglietti comodi per tutte le occasioni o come sfruttare i caratteri tipografici per raccontare un evento utilizzando solo le lettere, il mattacchione coreano si supera e immagina dei micro-mondi paralleli all’interno degli ambienti.
Con lo sguardo fisso al soffitto non saremo in grado di vederlo viola o con “alberi infiniti”, ma potremo scovare delle ricostruzioni in miniatura di altrettante stanze in cui abitare. Per di più, sotto sopra. Ecco come la pensa Ji Lee:
La gente riempie i pavimenti delle case con i mobili, le pareti con quadri e immagini. Perché lasciano il soffitto vuoto? Decorare i soffitti era una forma d’arte nei secoli passati che in qualche modo si è persa attraverso la riduzione del modernismo. La gente non guarda più ai soffitti. Sono spazi morti. Volevo che si tornasse ad ammiccare a questa porzione di spazio. Mi piaceva anche l’idea che in qualche modo ci fosse un mondo parallelo che coesiste con noi.
Che dire? Guardate la gallery dopo il salto. Secondo noi c’è riuscito eccome.
Continua a leggere: Parallel World: i micromondi paralleli di Ji Lee
Lo stile è eccentrico ma non fa paura: nonostante la presenza di teschi, animali impagliati e insetti sotto vetro, questo imponente loft di Amsterdam dà vita ad un ambiente invitante e e soprattutto molto curato in tutti i suoi dettagli.
Tutto merito di Uxus Design, lo studio di progettazione che si è fatto carico di rispondere ai gusti certamente eccentrici del padrone di casa. Non un tassidermista, come si direbbe a prima vista, ma uno spirito libero amante del gotico quanto del buon design.
Continua a leggere: Ad Amsterdam il loft gotico di UXUS design

È impressionante pensare che questi due sofà dalle linee sorprendentemente moderne siano stati ideati circa sessanta anni fa dal famoso designer di Copenaghen Finn Juhl, scomparso nel 1989, che negli anni cinquanta contribuì a rendere il design danese un marchio riconoscibile in tutto il mondo.
Ora l’azienda OneCollection ha deciso di riproporre sul mercato Baker Sofa e Wall Sofa, i due modelli che da parecchi anni non erano più in produzione. Il primo, zampe in legno e schienale diviso orizzontalmente in due parti, è un classico a firma Juhl.
Il secondo, zampe in acciaio e schienale fissato a muro, era stato progettato espressamente per il Museo di Arti decorative Nordenfjeldske di Trondheim e fino ad oggi prodotto in un numero piuttosto ristretto di esemplari.
Via | Sharesomecandy.com

Se da una parte il (più) grande architetto francese è certamente uno degli emblemi più significativi del modernismo, non è detto dall’altra che questo tavolo, realizzato in suo onore dallo studio isreaeliano Dag-Designlab, si ispiri ugualmente al movimento moderno e ne eguagli la grandezza. La questione, tutto sommato, può considerarsi veramente rilevante?
Probabilmente no. Ad ogni modo, Savoy table rappresenta un tributo all’omonima villa di “Le Corbu”, realizzata a Poissy verso la fine degli anni ‘20. Il piano del tavolo, infatti, è ricoperto da un’illustrazione che ritrae la residenza, mentre le gambe insieme alla struttura di appoggio sono realizzate in ferro. Curiosa la tasca a inserto, pensata per inserire dossier e riviste. Progetto a cura di Tal Mor and Liran Elbaz.
Via | Designboom
Cosa ci fa un tipi - o teepee che dir si voglia- nel cortile della Cranbrook Academy, prestigioso istituto di belle arti con sede in Mitchigan? L’idea è venuta a John Paananen, che ha deciso di sperimentare una fusione tra le tipologie abitative di tipi, yurt e igloo, coniugandone i presupposti di nomadicità con le potenzialità offerte da materiali per l’edilizia residenziale, come pannelli in truciolato, pavimento in laminato plastico, cemento per il focolare e, all’esterno, svariati materiali isolanti tra cui pannelli in polipropilene, policarbonato e legno trattato.
Curioso l’accostamento con le sedie degli Eames prodotte da Herman Miller, pezzi di stampo modernista certamente inconsueti ma non per questo inappropriati all’interno di questa anomala struttura.
Via | Apartment Therapy