Playing the Sustainability è la collezione di accessori trasformabili realizzata da di Irene Capra (studentessa del claTEM - IUAV). In natura, i rifiuti derivanti da sistemi biologici diventano utili per la crescita di altri sistemi biologici; in Playing the Sustainability il design e le proprietà specifiche dei quattro accessori di partenza forniscono gli elementi necessari per generare ulteriori accessori.
La borsa in mostra si trasforma in scarpa. Le altre due borse della collezione diventano rispettivamente abito, pochette e scarpa oppure cappello con frontino, cappello a zuccotto e cintura, mentre la cintura diventa sandalo.
Borsa/scarpe: seguendo le istruzioni dalla borsa si ottiene un paio di scarpe. Il passaggio al secondo accessorio è irreversibile: la morte del primo oggetto consente la vita di un nuovo e diverso oggetto.
1_ Trattare i due pezzi separatamente per creare un paio di scarpe. La parte più chiara è quella a contatto con il piede, che verrà infilato nella fessura che è il manico della borsa.
2_ Sfilare il laccio nero dalla forma rettangolare, avendo cura di non tagliare il filo, che servirà per realizzare le scarpe.
3_ Unire le estremità della parte con i fori in linea retta.
4_ Cucire le due parti assieme inserendo i fili negli appositi fori.
5_ Infilare il laccio nei buchi e arricciare dove necessario.
6_ Ripetere le operazioni da 2 a 5 per la seconda scarpa.
Upptagen Vinter è la collezione di accessori in pelle e fili colorati progettata da Denise Petenò (studente del claTEM - IUAV). Le borse, le cinture, e i cappelli di questa liena sono caratterizzati dai fili che alludono al tema del recupero di materiali elettronici, estremamente difficili da smaltire.
Upptagen Vinter si promone di sensibilizzare gli utenti sul tema del e-waste che è oggi al centro dell’interesse di aziende e ricercatori. Lavorando sull’idea di riciclo, il materiale di scarto diventa in questi prodotti elemento decorativo e strutturale di questi accessori.
Winding Volutes è la collezione di accessori ispirata alle forme organiche di un’idea stilizzata di natura, intesa come codice visivo e costruttivo per progettare forme belle e funzionali.
L’intera collezione, progettata da Susanna Battistutto (studentessa del claTEM - IUAV), si basa sull’utilizzo di materiali come la pelle naturale, caratterizzate da un trattamento chimico estremamente ridotto e dall’utilizzo di un metodo di tintura manuale basato su colori ad acqua rendono minimo l’impatto ambientale e permettono il totale riciclo dei materiali componenti.

Nel primo incontro di Sustain/ability si è trattato il tema della moda e della sostenibilità. I due termini che, a detta degli stessi relatori, presentano apparentemente delle grosse contraddizioni sono invece sempre più accostati al panorama internazionale della modae del fashion.
Favorita anche la recente crisi economica il binomio sostenibilità/moda sta permettendo uno sviluppo che, oltre all’aspetto etico della produzione, ha permesso anche delle nuove e interessanti riflessioni sulle modalità di utilizzo dei materiali e della stessa produzione dei capi.
Seguendo questa linea guida sono state esposte delle riflessioni sul fatto che la sostenibilità dell’uomo dipende dalla sostenibilità del pianeta e quindi risulta fondamentale per la Moda avviare un processo di “Redefinition of Luxury”, vale a dire di un lusso che diventi il “Bello ed Etico”. Si è inoltre ribadita l’importanza degli standard di Responsabilità Sociale d’Impresa per i marchi della moda, cosa che sino ad ora non si è ancora fatto a livello universale, ma che ha visto solo l’impegno di alcune aziende che in modo autonomo hanno fondato delle certificazioni che attestano le loro responsabilità sociali.
Infine sono stati presentati alcuni dei più interessanti casi italiani in cui i rapporti tra moda, designer, materiali e sostenibilità si sono rivelati come soluzioni vincenti. Tra questi Ethical Fashion, un progetto che mira a sviluppare creatività di giovani designer europei e la forza della grande distribuzione per aiutare le comunità svantaggiate dei paesi dell’ Africa; Cittadellarte Fashion B.E.S.T., un laboratorio di ricerca, distribuzione e comunicazione in cui interagiscono la creatività dei designer di moda con la responsabilità eco, etica e sostenibile della produzione tessile e dell’abbigliamento dalle materie prime al prodotto finito; e Sustainability-lab, un portale dei professionisti della moda ecosostenibile.
Treviso, 2 dicembre ore 11.00/13.00, interventi di:
Maria Luisa Frisa, Università Iuav di Venezia (moderatrice)
Anna Zegna, Camera Nazionale della Moda
Adriano Franchi, Alta Roma
Federica Ricci, Fondazione Pistoletto
Marco Ricchetti, Centro di Firenze per la Moda Italiana
Foto | Silvia Boschiero

La moda viene dal Giappone, dove il bento è da sempre una vera e propria istituzione. Portarsi il pranzo da casa per mangiare durante la pausa è un’abitudine che si sta diffondendo un po’ ovunque visti i tempi di crisi e la mania per l’alimentazione sana.
Per chi non riesce a rinunciare allo stile più minimal e colorato neanche quando si tratta di prepararsi la ’sportina’ con il cibo cucinato la sera prima, arriva in aiuto la nipponica Metaphys con questo “Ojue”: un lunchbox davvero elegantissimo, che favorisce però il cibi più orientaleggianti (un risotto lo possiamo preparare anche se non siamo bravi col sushi, in ogni caso).
Tre scatole all’interno (ma c’è spazio per altro) e un paio di bacchette con tanto di supporto, in coordinato col resto che possono essere smontate e riposte in uno dei tre contenitori. A vederlo da fuori sembra un laptop, il che non guasta visto che può essere riposto in borsa con facilità. Lo trovate in vendita a 48$ su Japan Trendshop

Per tutte (e tutti) quelle che non si sono mai riprese dai tempi di Gira la Moda, per chi lavora nel settore o cerca di lavorarci. Per chi si occupa di moda e di fashion design. Per chi vuole fare un regalo a quell’amica che non la smette di disegnare l’abito dei sogni… insomma il graphic designer Penter Yip ha creato Fashionary.
In breve, Fashionary è una sorta di moleskine per la moda. Nato dalla frustrazione dello stesso Yip durante i suoi recenti studi a Honk Kong e Manchester, quando doveva disegnare delle figure umane proporzionate e adatte a prendere nota degli abiti in poco tempo.
Ogni pagina è perfetta per gli appunti ‘fashonisti’. Oltre alle silhouettes, ci sono gli schemi con le misure del corpo, esempi di pattern e tabelle dove segnare gli appuntamenti in passerella. Più molti altre utilissime liste di riferimento. Potete acquistarlo da Books Import a Milano oppure on-line su Etsy per soli 16 dollari.
Tre siti (due blog e un tumblr) da consultare ogni giorno per approcciare in modo diverso la passione per il design declinata secondo i vostri gusti. Il primo che vi proponiamo è Unhappy Hipsters. Un tumblr in cui a foto di abitazioni dall’architettura a-la page vengono abbinate frasi che, in modo ironico, sottolineano la solitudine dei soggetti ritratti. Tutta questa perfezione ed eleganza dei dettagli finiranno per renderci infelici? Forse. L’antidoto è riderne prima che accada (e che iniziamo a prenderci troppo sul serio).
Il secondo è Minimalissimo, blog che con stile spartano e gran passione, cerca di tenerci aggiornati su tutto ciò che è (ma dai?) minimal. Arte, archittura, graphic design e design industriale, passati al setaccio. Sfondo bianco ‘che più bianco non si può’ e un manipolo di volenterosi. Potete aggiungervi alla lista inviando una mail (concisa, ovvio).
Il terzo è un sito che fa dello stile la misura di tutte le proposte. In The Portastylistic non c’è un unico tema comune: si spazia dalla musica alla fotografia, dalla moda al design. Ogni tanto trovate anche dei dischi da -ehm- scaricare non proprio secondo le regole del mercato. Il risultato finale è un’immersione nel gusto e nella ricercatezza: non quella affettata e snob, ma quella che nasce da un’attitudine vera nel cercare tutte le connessioni di stile possibili tra i vari ambiti di interesse.

Oggi vi portiamo a conoscere meglio Miss Gummo, alias Valentina Di Fronzo, una giovane ed eclettica hat designer che ha fondato il marchio Miss Gummo Hats & Bonnets.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Miss Gummo: mi sono diplomata a milano in fashion design, ho lavorato per alcune case di moda e realizzato abiti per il teatro.
Ma la mia vera passione è per i cappelli, passione che mi è stata tramandata da mia nonna,affermata modista fin dagli anni ‘30.
Nel 2006 nasce la mia linea di cappelli, toques, headpieces MISS GUMMO HATS &
BONNETS.
I miei copricapo sono realizzati interamente a mano secondo le antiche tecniche di modisteria, con l’utilizzo di preziosi e ricercati materiali d’epoca.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Miss Gummo: il mio punto di riferimento nel mondo del design è sicuramente Elsa
Schiapparelli, apprezzo molto i suoi progetti nati dalle collaborazioni con Dali’e
Cocteau.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Miss Gummo: i miei cappelli nascono dalla ricerca e accostamento di materiali d’epoca
seguiti dalla lavorazione istintiva di moulage. Direi che l’ispirazione e’
l’istinto: vedo le mie creazioni come delle cornici per il viso, cosiderato vera opera
da valorizzare.

Continuiamo le nostre interviste ai giovani designer che parteciperanno a Young Designer Home presentandovi oggi CAIRA Design, giovane brand di moda dall’elevato contenuto creativo e nato dalla passione di Francesca Caira per la moda.
CAIRA Design propone, ad un pubblico di persone attente ai cambiamenti ed alla propria immagine, un prodotto elaborato nella ricerca, nei dettagli, nelle qualità dei tessuti e nella realizzazione.
Ma conosciamo un po’ meglio questa eclettica designer:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
CAIRA Design: Dopo un diploma di Industrial Design allo IED ho avuto alcune esperienze come stylist per pubblicità e videoclip, ho lavorato in un laboratorio di vetrate policrome, nell’atelier di una ceramista e in uno studio di grafica. Finchè ho scoperto il piacere di costruire il vestito sul corpo umano e nel 2004 è nato il marchio CAIRA design.
L’obiettivo futuro è di rimanere coerente con la filosofia che ha ispirato la mia scelta di fare moda.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
CAIRA Design: Antorio Marras e Vivienne Westwood
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
CAIRA Design: Nascono da un veloce bozzetto, per poi passare immediatamente alla realizzazione di un prototipo costruito su manichino.
La fonte di ispirazione sono le persone che vedo quotidianamente in vari ambiti e contesti, osservando con attenzione appariamo così diversi e variopinti!
Viaggi e film poi ampliano la visuale di osservazione nel tempo e nello spazio.

Nati dalla collaborazione tra il MoMA di New York ed il designer Goran Lelas, gli animaletti di Somewhere City sono una piacevole e intelligente idea da regalare per natale ai più piccoli -e non solo.
Lelas è praticamente un mito vivente dell’industrial design e delle arti visive in genere. Dopo aver lavorato per molte case di moda e aver collaborato con le riviste più prestigiose (Vogue, Glamour) ha iniziato a interessarsi all’illustrazione per bambini ed è stato art director per numerose agenzie anche qui in Italia.
I toys di Somewhere City sono dei buffi ibridi con elementi presi in prestito da vari animali. E’ possibile mescolare sia i pezzi dello stesso personaggio che scambiarli tra di loro. Sono consigliati per i piccoli dai tre anni in su, ma sono disponibili anche le versioni in pelouche per i piccolissimi di due diverse dimensioni. Prezzi sullo shop dai 9 euro e 90 ai 19 euro e 90.