Ancora graphic designer che si cimentano con la rivisitazione di manifesti cinematografici, ancora scelte minimali e ancora una volta la decisione di dedicarsi alla filmografia di un unico maestro del cinema. Questa volta vi presentiamo il lavoro del madrileno Hexagonall che rende omaggio a Tim Burton.
Monocromatiche e disegnate con tratto poligonale, l’immancabile cifra stilistica di Hexagonall, si tratta di diciotto locandine in tutto, che coprono l’intera produzione del regista californiano, realizzate con uno stile colorato eppure dark, scegliendo un unico oggetto come simbolo dell’intero film, cogliendo brillantemente il senso dell’opera in alcuni casi meglio che in altri.
Via | Fubiz.net
Shin Azumi, il designer giapponese dietro ad Ap Stool, non aveva una sedia prima di trasferirsi in Gran Bretagna, dove attualmente vive. Un dato non da poco, quasi incredibile per uno che di professione fa il designer, e che certamente avrà inciso sulla sua maniera di concepire e progettare le sedute del suo portfolio.
Nel caso di Ap Stool, il gusto è senz’altro vicino alla cultura giapponese, e lo è anche l’attitudine a ricavare una forma tridimensionale dalla flessione di un piano. Lo sgabello, infatti, è realizzato con un unico foglio di multistrato, piegato ad arte per coniugare alla funzionalità eleganza e understatement.
Il prodotto è stato presentato all’ultimo Salone del Mobile dal marchio Lapalma.
Via | Minimalissimo
Continua a leggere: AP Stool, la sedia del designer che non aveva una sedia
Scultrice, designer industriale e talentuosa ideatrice di spazi abitativi e giardini, la francese Cecile Planchais ha realizzato questa sedia in metallo dall’aspetto minimale che sfrutta le nuove tecnologie per assicurare una pausa ancora più confortevole a chiunque la utilizzi.
“Icila chair” è disponibile in bianco, grigio, nero e arancione ed è stata creata per essere riprodotta col minimo intervento meccanico. Tagliata e piegata da un singolo foglio di acciaio, non presenta quindi in fase di lavorazione nessun materiale di spreco. Con le recenti tecniche ecologiche, inoltre, le verniciature sono prodotte con una base vegetale che garantisce durata e un esiguo impatto ambientale.
La caratteristica principale di “Icilia” è però la presenza di un Qr code sulla seduta che, letto da un telefono cellulare abilitato, consente di riprodurre audio e testi. Non solo comfort: l’idea può essere sfruttata anche per fornire informazioni o incrementare l’esperienza interattiva di una mostra. Dopo il salto, una gallery della Icila.
Continua a leggere: "Icila Chair": la sedia che suona di Cecile Planchais

La moda viene dal Giappone, dove il bento è da sempre una vera e propria istituzione. Portarsi il pranzo da casa per mangiare durante la pausa è un’abitudine che si sta diffondendo un po’ ovunque visti i tempi di crisi e la mania per l’alimentazione sana.
Per chi non riesce a rinunciare allo stile più minimal e colorato neanche quando si tratta di prepararsi la ’sportina’ con il cibo cucinato la sera prima, arriva in aiuto la nipponica Metaphys con questo “Ojue”: un lunchbox davvero elegantissimo, che favorisce però il cibi più orientaleggianti (un risotto lo possiamo preparare anche se non siamo bravi col sushi, in ogni caso).
Tre scatole all’interno (ma c’è spazio per altro) e un paio di bacchette con tanto di supporto, in coordinato col resto che possono essere smontate e riposte in uno dei tre contenitori. A vederlo da fuori sembra un laptop, il che non guasta visto che può essere riposto in borsa con facilità. Lo trovate in vendita a 48$ su Japan Trendshop

Spettacolare azienda che si occupa di rappresentare e promuovere molti dei migliori designer che realizzano mobili per bambini, Clever Tomato ha come mission principale quella di ‘allontanare’ i genitori dalle scelte troppo spesso banali che offre il mercato ‘di massa’.
Altro intento -riuscitissimo- è di ispirare e stimolare la creatività e l’occhio dei più piccoli (e diventare magari anche una fonte di ispirazione per i genitori stessi). La gamma di prodotti proposta è davvero di altissima qualità. Sia per quanto riguarda i materiali (atossici e ecocompatibili: prevalentemente legno verniciato con colori molto accesi), sia per il design dei mobili.
Si va dalle sedie “adirondack” ai tavoli su cui disegnare con i gessetti. E ancora culle, letti, cuscini e decorazioni per le pareti. Tutto in uno stile minimale ma niente affatto noioso, curatissimo nei particolari e attento alla sicurezza dei dettagli. Trovate una gallery dopo il salto.
Continua a leggere: Clever Tomato: l'arredamento che ispira i più piccoli (ma anche i genitori)

Per ora questi complementi d’arredo del designer tedesco Samuel Treindl sono solo dei concept, ma non sfigurerebbero affatto nel catalogo di qualche azienda coraggiosa. La linea si chiama “Tickreich” ed è un modo per Treindl di gestire e allo stesso tempo coltivare, le stranezze di cui facciamo esperienza nella vita di tutti i giorni.
Riavvolgiamo un cavo tra mano e gomito. Sincronizziamo gli orologi con qualche minuto di ritardo. Manchiamo il cestino quando gettiamo la carta appallottolata… tutti conosco queste situazioni. Ho analizzato questo tipo di comportamenti e ne ho ricavato una collezione.
Ecco allora “Stecktick”: una lampada minimale con le prese di corrente al posto dei supporti e il cavo da avvolgere allo stelo. “Luftick”, un lampadario che funge da stendino. E ancora “Tacktick”: l’orologio la cui lancetta più lunga copre uno ’spicchio’ di tre minuti. Un lasso di tempo fin troppo lungo per capire quanto queste piccole creazioni di Treindl siano intelligenti. Le trovate dopo il salto (via).
Continua a leggere: "Tickreich": i complementi d'arredo concettuali di Samuel Treindl

Non sarà certo il rinnovamento che fedeli -e non- attendono, ma quello che gli architetti dello studio BRB (Butler Rogers Baskett) hanno realizzato, può essere comunque considerato un primo passo affascinante per tutti quelli convinti che la forma sia il primo dei contenuti.
Commissionata dalla Trinity School di New York, la “Johnson Chapel” reinterpretata dal trio BRB, si è anche accaparrata l’AIA New York 2010 Design Award e, guardandola, non è difficile capire il perché. Mix calibrato e funzionale di tradizione e linee minimali che giocano in sottrazione.
Una parete in legno che integra porte e sedute, un’apertura nel soffitto che la luce attraversa con diverse inclinazioni in diversi momenti della giornata, arredi essenziali e, su un lato, un greto di pietre su cui scorre l’acqua che arriva da una fontanella impiantata all’interno di una roccia. Che crediate o meno nel potere della preghiera, il luogo rimane davvero suggestivo. Dopo il salto, la gallery (via).
Continua a leggere: BRB: la "Johnson Chapel" della Trinity School di New York

Non è neanche lontanamente immaginabile l’idea di riassumere in poche righe l’impatto e la portata che i film di Jacques Tati hanno avuto nella storia del Cinema e del costume francesi (e, in seguito, di tutto il mondo). “Giorno di festa”, “Le vacanze di Monsieur Hulot”, “Mio zio” e “Playtime” sono dei classici inarrivabili del divertimento intelligente che hanno ispirato moltissimi successori.
Qui su Designerblog invece vogliamo accennare alla presenza di Jacques Lagrange, come scenografo e collaboratore di Tati nelle sue pellicole. L’uomo che disegnò tutti gli interni e i bozzetti delle scene dei film del suo connazionale e che riuscì a infondere in quelle immagini un’aria di modernità esasperata, esprimendo visivamente tutte le contraddizioni del design minimale e ultra-funzionale che affascinava la borghesia dell’epoca.
Il culmine del suo lavoro fu l’ideazione di “Villa Arpel”, realizzata per il set di “Mon Oncle” (”Mio zio”): una feroce e ironica invettiva contro l’architettura (il padre e il fratello erano entrambi architetti) votata al modernismo più ’spinto’. Mobili, spazi e interni poco accoglienti, che sono diventati il protagonista aggiunto del film. Al di là della sua critica -che rimane discutibile- i suoi lavori sono ancora una delle opere migliori mai viste al cinema (e non solo). Dopo il salto, alcune immagini e un frammento di “Mon Oncle”.
Oggi vi presentiamo tre segnalazioni al prezzo (?) di una per fontmaniaci (e non). La prima è questo Dogs as Typefaces dello studio Grafisches Buro di Vienna. Se i cani fossero font, a quali somiglierebbero (e viceversa)? Il dalmata-Curier è un abbinamento perfetto.
Continuiamo con un poster semplice, minimale che riesce ad essere evocativo con il minor numero di elementi possibile. London Bus Print non è altro che la scritta “London” -appunto- ripetuta due volte. Bicromia attenta e un diverso allineamento della lettera ‘O’. Eccovi il vostro double-decker in formato A2 per sole 25 sterline.
Il terzo inno alla tipografia intelligente non poteva non essere l’ennesimo attacco ad “Arial”. La lotta dei fan di Helvetica è senza quartiere, ma uno arrabbiato come Marc Fennell per HungryBeast ancora non l’avevamo visto. Trovate il video dopo il salto.
Continua a leggere: Fontmania: cani, autobus a due piani e l'ennesimo spot anti-Arial

Ricordate l’orgoglio con cui da piccoli siete riusciti a rispondere per la prima volta alla domanda: “Che ore sono?”. Un rapido sguardo fiero al polso, qualche secondo per la lettura e poi, sicuri a snocciolare numeri e minuti. Con le lancette la questione era complicata: le cifre al quarzo invece furono una benedizione per tutti quelli che faticavano con i calcoli.
Niente in confronto a questo “Maze Of Time” del designer Andy Kurovets: un rompicapo cromatico come non se ne vedevano da tempo. Oltre l’apparente linearità del meccanismo (un colore per ogni dato: ore e minuti, decine e unità), si nasconde -è il caso di dirlo- il delirio organizzato. I numeri, infatti, compaiono contemporaneamente sul display. Bello l’effetto finale, un po’ meno decifrarlo.
All’opposto, la filosofia che caratterizza lo “Zero Watch” del designer e illustratore Robert Dabi. Via numeri, lancette, bottoni, elementi superflui. Due ‘dischi’ per segnare il tempo e una struttura di gomma e acciaio. Vari colori disponibili, design minimale: il grado zero -appunto- dell’orologio. Dopo il salto, un video di presentazione del render.
Continua a leggere: Zero Watch e Maze Of Time: due orologi agli antipodi